venerdì,Gennaio 28 2022

Il Corsivo | Vibo in agonia, il senatore Mangialavori esce dal silenzio ma convince poco

Il parlamentare di Forza Italia sorvola sui fallimenti dell’amministrazione Limardo, si congratula con persone che devono ancora iniziare a governare la Regione e attacca il capogruppo del Pd Luciano senza però nominarlo. Ecco tutti gli errori l’uno dietro l’altro

Il Corsivo | Vibo in agonia, il senatore Mangialavori esce dal silenzio ma convince poco
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Giuseppe Mangialavori, senatore e coordinatore regionale di F.I.

Alla fine il senatore, come Salomone, parlò ma – contrariamente all’antico re d’Israele – dal discorso di Mangialavori non traspare nessuna saggezza. Solo scomposti improperi e fuorvianti attacchi personali rivolti al capogruppo del PD Stefano Luciano, che nei giorni scorsi lo aveva, attraverso forbite argomentazioni, accusato di mancanza di coraggio e di essere il primo responsabile, insieme al sindaco Limardo, delle attuali condizioni di difficoltà che sta attraversando la città. Prima di entrare nel merito, occorre rilevare come l’evidente intento di demolire il suo antagonista politico abbia sortito l’effetto opposto ingigantendone l’immagine in quanto, contrariamente a ciò che pensa il parlamentare, i cittadini sono perfettamente in grado di discernere tra chi si occupa di temi concreti e drammaticamente attuali e chi invece – a corto di idee ed argomenti – non è nelle condizioni di fornire risposte adeguate. [Continua in basso]

Roberto Occhiuto e Giuseppe Mangialavori

In sostanza Mangialavori ha commesso lo stesso errore dei suoi cicisbei, infatti nel suo intervento non ha speso una sola parola sulle tematiche sollevate da Luciano, preoccupandosi unicamente di distribuire elogi ed apprezzamenti nei confronti del governatore Occhiuto, dell’assessore Varì, del consigliere regionale Comito e finanche per il sindaco Limardo. Premesso che nessuno dubita delle qualità personali dei politici citati, riteniamo poco serio valutare e pronunciarsi sulle qualità amministrative dei primi tre ancor prima che inizino a lavorare, mentre appare grottesco, alla luce dei fatti, che il senatore si congratuli con il sindaco per il grande lavoro svolto in favore della città. Due sono le cose: o Mangialavori è completamente avulso, come noi abbiamo più volte sostenuto, dalle problematiche della città, poichè interessato unicamente alla propria carriera politica, oppure – fatto ancor più preoccupante – è effettivamente convinto del buon lavoro dell’esecutivo, ritenendo quindi normali e degni di nota i seguenti risultati: 1) bocciatura del piano di riequilibrio finanziario predisposto dal  tandem Limardo/Nardo, circostanza che condannerà i cittadini vibonesi a pagare per altri dieci anni i tributi al massimo delle aliquote; 2) sperpero di centomila euro per il rifacimento del tetto della scuola di Porto Salvo, dopo i lavori chiusa per pericolo di crollo, senza che ad oggi – nonostante le numerose interrogazioni dei consiglieri di minoranza – sia stata fatta chiarezza su come siano stati affidati i lavori, su chi sia stato il progettista, su chi abbia collaudato i lavori, su chi doveva vigilare sulla corretta esecuzione. L’unica cosa nota che tutti ricordano sono le trionfali dichiarazioni della Limardo al momento della consegna della scuola alla dirigente; 3) sperpero di sessanta mila euro per la riparazione di una specie di buca sulla strada di accesso alla frazione Longobardi che, dopo due anni di lavori, alla prima pioggia è stata nuovamente chiusa condannando quei cittadini all’isolamento; 4) la mancata apertura della scala mobile, tante volte annunciata tra mortaretti e rulli di tamburi, ma rimasta ad oggi ridicolmente sbarrata; 5) la scarsa trasparenza nel reclutare i tre “famosi esperti” attraverso un tortuoso iter burocratico caratterizzato da un bando i cui requisiti sono cambiati in corso d’opera, i termini di partecipazione prorogati, il tutto fin quando il cerchio non si è chiuso come doveva chiudersi ed includendo chi doveva essere incluso;

Giuseppe Mangialavori e Maria Limardo

6) i rapporti poco chiari tra l’ente comunale ed il Sistema Bibliotecario Vibonese (altro cavallo di battaglia di Luciano), sui quali sindaco ed assessore si nascondono senza fornire risposte su alcune anomalie denunciate dal capogruppo del Pd : A) se sia vero che  il S.B.V., a fronte delle casse comunali perennemente in rosso, usufruisca dei locali di palazzo Santa Chiara senza corrispondere il canone pattuito; B) come sia possibile la nomina del direttore di  un ente pubblico come il S.B.V. per diritto dinastico e senza indicazione del compenso, in barba a tutte le norme sulla trasparenza; 7) i grandi lavori di rigenerazione urbanistica inerenti piazza Municipio, ad oggi fermi al famoso buco nel muro ed agli altrettanto famosi pesciolini rossi. [Continua in basso]

Dunque di cosa parla Mangialavori, apparso anche in uno stato di imbarazzante difficoltà quando in relazione ai risultati concreti e tangibili della sua opera di senatore in favore della città – resosi conto di non aver nulla in mano – ha cercato di sopperire lanciandosi in un’acrobatica elencazione di tutto quello che ha in mente di fare nell’immediato futuro (campa cavallo!). Va anche rilevato come il parlamentare abbia dimostrato di non possedere un gran cuor di leone, non avendo trovato il coraggio di controdedurre al suo antagonista citandolo per nome e cognome, come aveva invece fatto senza alcun timore reverenziale quest’ultimo nei suoi confronti; se, al contrario, tale lettura dovesse rivelarsi errata, essendo la mancata citazione dovuta ad una deliberata scelta per non riconoscergli il rango di suo interlocutore, riteniamo si tratti di una presuntuosa caduta di stile, che in verità ci sorprende molto, non avendogli mai disconosciuto tale qualità. Concludendo, va detto che da qualsiasi prospettiva si guardi il contenuto dell’intervento del senatore occorrerebbe scomodare il buon Emilio Fede, ma noi non vogliamo essere così cattivi, preferendo limitarci ad affermare che forse, anzi certamente, a questi livelli di contenuti avrebbe fatto meglio a mantenere il suo proverbiale silenzio.

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