Guardie mediche, Pannia invita a far prevalere l’interesse collettivo

FAR prevalere gli interessi della collettività e la qualità dei servizi sanitari erogati sul territorio a discapito degli interessi di parte e delle rendite di posizione.

FAR prevalere gli interessi della collettività e la qualità dei servizi sanitari erogati sul territorio a discapito degli interessi di parte e delle rendite di posizione.

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È questo il principio alla base delle considerazioni che il sindaco di San Gregorio, Michele Pannia, trae a seguito della conferenza dei sindaci che l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo ha convocato, sabato scorso, per confrontarsi sulla chiusura di 13 delle 36 postazioni di guardia medica presenti sul territorio provinciale a garanzia della continuità assistenziale.

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Il primo cittadino del Vibonese rifiuta la mera logica «ragionieristica del “guardia medica si, guardia medica no”. Questo esercizio – asserisce – lo lascio a chi in questi anni, non solo in ambito sanitario, non ha proposto altro che demagogia e populismo senza effettivamente interessarsi alle necessità della comunità vibonese, lontana anni luce dal resto d’Italia in materia di offerta sanitaria».

Pannia riconosce come «troppi interessi sono stati tutelati e come un’inaccettabile mancanza di continuità programmatica e manageriale, oltre al piano di rientro regionale, abbiano portato allo stremo le legittime attese dei cittadini». Ciò che pesa su tutto sono le carenze di «un piano di riorganizzazione territoriale» e di «proposte alternative per una maggiore offerta qualitativa», tema, questo, sul quale «i sindaci dovevano essere chiamati a confrontarsi, affinché la rimodulazione delle postazioni delle guardie mediche non fosse solo ed esclusivamente banalità numerica».

Ci sono buoni segnali, tuttavia, da parte dell’Asp che «lasciano ben sperare per il futuro sulla volontà di mettere mano ad una seria politica strategico-riorganizzativa del servizio, perché -osserva il sindaco – siamo anche propensi a tagliare le inefficienze, ma quello che rimane deve garantire almeno livelli minimi di assistenza».

La soluzione, peraltro, è a portata di mano: «impegniamoci a rivedere l’assistenza H24 come già adottata in altre regioni – argomenta infine Pannia -, liberiamoci da incrostazioni e vuoti a perdere ereditati dal passato e diventati ormai improponibili e, soprattutto, portiamo avanti l’interesse collettivo abbandonando l’interesse personale e la tutela delle rendite di posizione».