“Eco-distretto” a Sant’Onofrio, infuria ancora la polemica politica

Per i rappresentanti dell’opposizione il sito al vaglio dell’Ato «è sottoposto a vincolo ambientale e idrogeologico». Nel frattempo il sindaco Maragò condanna l’atteggiamento di chiusura del comitato e rilancia: «creerà occupazione»

Per i rappresentanti dell’opposizione il sito al vaglio dell’Ato «è sottoposto a vincolo ambientale e idrogeologico». Nel frattempo il sindaco Maragò condanna l’atteggiamento di chiusura del comitato e rilancia: «creerà occupazione»

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Località "Palombara" a Sant'Onofrio
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«Ora basta! Chiamiamo il diavolo con il proprio nome! Il “Conglomerato industriale per lo smaltimento dei rifiuti con annessa discarica”, definito in maniera elegante come ”Eco distretto”, per fortuna, non si può realizzare. Ma quello che ha fatto più rabbia in tutta questa situazione è stato il totale silenzio del sindaco e della sua maggioranza riguardo al progetto. Tutto è stato fatto senza coinvolgere nessun comitato, nessuna associazione, nessuna rappresentanza dei cittadini».

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Tornano all’attacco gli esponenti del gruppo consiliare d’opposizione “Per Sant’Onofrio”, Paolo Riga e Pietro Francesco Lopreiato. I due componenti del consiglio comunale, riportano d’attualità la questione della realizzazione dell’Eco distretto provinciale dei rifiuti in fase di valutazione dall’Ato proprio in vista dell’imminente riunione che porterà i sindaci vibonesi a determinarsi sulla collocazione del sito. Riga e Lopreiato, già critici rispetto all’intendimento del sindaco Maragò che ha lanciato la proposta di posizionare la piattaforma in località “Palombara” di Sant’Onofrio, giocano ora un’altra carta, sollevando l’obiezione che il sito individuato sia gravato da un vincolo di natura ambientale e idrogeologica.

A stabilirlo, secondo i consiglieri, sarebbe proprio il Piano regionale dei rifiuti che, al punto 19, sancisce i criteri di localizzazione dei nuovi impianti. Tra questi si mettono in evidenza “l’accettazione da parte dei cittadini; la garanzia di un buon impatto ambientale nel medio-lungo periodo; il rispetto dei limiti di sicurezza”, ecc., ma, soprattutto, «l’esclusione della realizzazione di nuovi impianti in aree Pai ad effettivo rischio idraulico, idrogeologico e nelle aree coperte da boschi di protezione individuati dal Corpo Forestale dello Stato».

Per gli esponenti del gruppo “Per Sant’Onofrio”, «l’area individuata dal sindaco e dalla sua maggioranza ricade esattamente in quelle aree coperte da boschi di protezione individuati dal Corpo Forestale dello Stato, oltre che a ricadere in “Area sottoposta a vincolo idrogeologico”».

La valutazione dei consiglieri di minoranza è inequivocabile: «ci sarebbe da chiedersi – affermano – quali sono stati i motivi per i quali un sindaco, abbia forzato contro norma, pur sapendo che in quell’area l’“ecomostro” non si poteva realizzare. E ancora più grave è il fatto che il sindaco, incaricato dalla Regione Calabria alla disseminazione territoriale relativa al Piano regionale di gestione dei rifiuti, offra la candidatura del sito nel proprio comune pur sapendo che in quell’area non si può realizzare. Pensiamo – concludono – che sia più che legittimo revocare la delega della tutela della salute dei cittadini santonofresi al sindaco Maragò chiedendo formalmente le sue dimissioni immediate».

Sull’argomento “Eco distretto” è da registrare anche la presa di posizione del sindaco Onofrio Maragò che si è detto rammaricato per l’atteggiamento “di chiusura” dimostrato dal comitato “No discarica”.

«Come sindaco e come cittadino me ne dispiace. Chiudere le porte in faccia ad un confronto appena avviato e ad una amministrazione pronta a discutere – per Maragò – è un fatto increscioso che testimonia una debolezza, tipica di chi abbandona il campo della contesa». Tra le motivazioni della chiusura del comitato al confronto con l’Amministrazione, il sindaco ricorda la «pretesa di un ritiro incondizionato della proposta, la mancata volontà di indire un referendum popolare e di non aver fornito il progetto dell’impianto».

A tal proposito, Maragò argomenta che «indire un referendum avrebbe significato aprire una “anomala” campagna elettorale, con uno scontro di cui il Comune non ha certamente bisogno, e che non avrebbe potuto far partecipare i tanti sottoscrittori della petizione che risultano in altro comune, o viceversa coinvolgere nello stesso i cittadini dell’intera provincia. Per quanto riguarda il progetto dell’impianto sono state fornite indicazioni dettagliate su impianti simili. L’Amministrazione si è resa disponibile – insiste -, nonostante alcuni commenti inqualificabili di consiglieri di minoranza, a organizzare delle visite ad impianti simili per constatare di persona le reali condizioni operative e ambientali in cui sono situati».

Quindi Maragò si dice ancora rammaricato per «l’allarmismo che viene generato, senza avere contezza alcuna sul ciclo dei rifiuti che, già oggi, ha regole ferree ben determinate, la cui mancata esecuzione porta ad incorrere in azioni penali. Già oggi in discarica non si smaltisce il rifiuto tal quale ma solo una frazione secca priva delta parte organica, la sola che influisce sulla proliferazione di cattivi odori e che va in decomposizione. Questo ci porta ad affermare senza alcun dubbio che nel nuovo impianto, che accetta solo i rifiuti urbani, la parte di umido verrà separata e avviata alla produzione di bio-metano, mentre sarà avviata a smaltimento solo la parte secca non recuperabile».

In conclusione, Maragò sostiene che «salute dei cittadini e rispetto dell’ambiente sono punti fermi e imprescindibili dell’Amministrazione e non saranno messe a rischio dalla nascita dell’Eco distretto che, invece, produrrà occupazione sia nella fase di realizzazione che in quella di gestione». Quindi l’appello conclusivo: «il comitato torni sui propri passi ed accetti un ruolo di vigile osservatore sul processo avviato, in tutte le fasi di realizzazione e di successiva gestione, insieme a rappresentanti delle associazioni agricole ed ambientaliste».

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