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Il procuratore aggiunto della Dda ricostruisce lo scontro con la famiglia Nesci. «Vi era una concreta possibilità di nuovi morti - spiega -, a gennaio era fallito un altro agguato». E chiarisce «L’omicidio Lazzaro scollegato dalla faida»

Il procuratore Giovanni Bombardieri
Cronaca

«Quella che abbiamo registrato è una tensione continua all’interno del gruppo degli Inzillo che era finalizzata ad eliminare quello che ritenevano il responsabile dell’omicidio di Salvatore Inzillo. Gruppi, gli Inzillo da una parte e i Nesci dall’altra, che noi collochiamo nell’ambito della faida tra i Loielo e gli Emanuele». Il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, ricostruisce i legami tra consorterie all’ombra dei quali matura lo scontro tra gli Inzillo e i Nesci, a Sorianello, e che ha portato, il 28 luglio scorso, al tentato omicidio di Giovanni Alessandro e Manuel Nesci in risposta all’omicidio di Salvatore Inzillo avvenuto il 21 giugno 2017. Il vice di Gratteri, neo procuratore designato di Reggio Calabria, rimarca in particolare il ruolo delle donne della famiglia Inzillo: Viola e Rosa, 52 e 50 anni, che figurano tra le sette persone raggiunte dal provvedimento di fermo dell’operazione “Black widows”.

«Un ruolo attivo e propositivo il loro - ha riferito Bombardieri -, visto che non si limitavano all’occultamento delle armi ma erano anche le principali aizzatrici dei propositi omicidiari che venivano rafforzati e inculcati continuamente negli altri appartenenti della famiglia, con esternazioni anche violente che sono rivolte all’eliminazione fisica dei rivali. Ci siamo determinati ad agire - ha aggiunto Bombardieri - in ragione ad un concreto pericolo di fuga, dopo il rinvenimento di alcune microspie da parte degli indagati, e per via dell’utilizzazione di alcuni immobili abbandonati nei quali potevano nascondersi gli stessi. Ancora, perché era palpabile la ricerca di vendetta culminata in un agguato nel gennaio scorso che non aveva avuto conseguenze solo perché uno dei responsabili era stato avvistato accidentalmente da un membro della famiglia Nesci, determinando l’allontanamento dal luogo di questi soggetti». 

Riferimento anche all’omicidio di Bruno Lazzaro, avvenuto il 4 marzo scorso, e ritenuto un fatto estraneo allo scontro in atto tra le due famiglie, benché il 27enne ucciso da un fendente fosse figlio di Viola Inzillo e dunque nipote dello stesso Salvatore Inzillo e ritenuto tra gli esecutori materiali del fallito agguato a Nesci del luglio scorso. «Si tratta di un atto delittuoso - ha detto Bombardieri -, sul quale indaga la Procura di Vibo, che non rientra nella faida in atto ma che certamente ha alimentato indirettamente la tensione nella famiglia Inzillo e nella ricerca di vendetta». 

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