Cinghiali affetti da tubercolosi, nuovi casi nel Vibonese

Ordinanze per la distruzione delle carcasse. La patologia è trasmissibile anche all’uomo attraverso il contatto con l’animale e il consumo di carne cruda o poco cotta

Ordinanze per la distruzione delle carcasse. La patologia è trasmissibile anche all’uomo attraverso il contatto con l’animale e il consumo di carne cruda o poco cotta

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Nuovi casi di tubercolosi nei cinghiali abbattuti nel Vibonese. Gli abbattimenti sono avvenuti nel corso di alcune libere battute di caccia. In particolare, alcuni cinghiali sono stati uccisi in località “Guzzo” in agro del comune di Brognaturo e sugli animali ha dato giudizio negativo l’Asp di Vibo Valentia che ha comunicato come a seguito della visita sanitaria è emersa la presenza di un’infezione tubercolare. Da qui l’ingiunzione da parte del sindaco di Brognaturo, Cosmo Tassone, di distruggere tutte le carcasse dei cinghiali infette secondo i metodi delle vigenti normative (denaturazione, incenerimento ed infossamento), disponendo di affidare il lavoro allo stesso cacciatore che ha abbattuto gli animali il quale si è reso disponibile. Altro cinghiale affetto da tubercolosi – a seguito di visita ispettiva del servizio Veterinario dell’Asp di Vibo – è stato invece abbattuto in località “Fossata” del comune di Nardodipace dalla squadra di caccia denominata “Diavoli neri”. In questo caso, il responsabile del servizio comunale, Damiano Franzè, ha disposto con ordinanza la distruzione della carcassa mediante sotterramento in un terreno adeguato ed isolato, onde evitare possibili contaminazioni delle falde freatiche o danni all’ambiente oppure agli altri animali carnivori di potervi accedere. Il servizio veterinario dell’Asp e la polizia municipale sono state incaricate di vigilare e controllare sulla corretta esecuzione delle due ordinanze. Non accenna a diminuire, dunque, la preoccupazione tra gli appassionati di caccia al cinghiale e i consumatori abituali delle loro carni nel Vibonese per il susseguirsi di casi di animali risultati affetti da tubercolosi. La raccomandazione resta quella di non consumare carne di cinghiale senza la preventiva verifica dell’assenza della malattia attraverso le prescritte analisi. Si tratta, infatti, di una patologia trasmissibile anche all’uomo attraverso il contatto diretto con l’animale o il consumo di carni crude o poco cotte. Il proliferare dei cinghiali, secondo gli agricoltori e non solo, è dovuto ai ripopolamenti continui effettuati soprattutto nello scorso decennio dalla Provincia di Vibo Valentia per soddisfare le esigenze venatorie dei cacciatori (spesso molto vicini ai partiti politici). Gli animali sono stati liberati anche in zone e campagne dove non si era in precedenza mai segnalata la loro presenza. La riproduzione senza freni e l’adattamento del cinghiale ad ogni habitat ha fatto il resto.     LEGGI QUI: Emergenza cinghiali nel Vibonese: danni agli agricoltori incalcolabili

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