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Lavori al fiume Angitola, altolà del Wwf al progetto del Comune di Pizzo: «Attenzione a fauna e flora»

Articolato intervento del naturalista dell’associazione Pino Paolillo che avverte ancora: «Qualsiasi progetto che possa avere delle ricadute significative sul sito necessita di una preventiva Valutazione di incidenza»

Lavori al fiume Angitola, altolà del Wwf al progetto del Comune di Pizzo: «Attenzione a fauna e flora»
La foce del fiume Angitola
Pino Paolillo – Wwf

«La notizia dell’approvazione dei “lavori di ripristino dell’officiosità idraulica del tratto pre-fociale del Fiume Angitola” da parte del Comune di Pizzo non può non suscitare preoccupazione per l’integrità stessa del tratto finale dell’importante corso d’acqua». Lo afferma il naturalista del Wwf Vibo valentia/Vallata dello Stilaro, Pino Paolillo in riferimento all’aggiudicazione da parte dell’amministrazione comunale di Pizzo, all’impresa Viraco Costruzioni Sas di Maiuolo Cosimo & Raffaele, di Vibo Valentia, in avvalimento con la Coica Consorzio Imprese Casertane, con sede a Caserta, dei “Lavori di ripristino officiosità idraulica del tratto pre-fociale Fiume Angitola”. «Solo per citare un caso- ricorda l’ambientalista – proprio alla foce di quel fiume, il 22 settembre del 2014 recuperai un esemplare di Lontra in difficoltà (purtroppo deceduto durante il trasporto al Centro recuperi animali Selvatici di Catanzaro): un fatto che rappresentò una novità assoluta per quanto riguarda la distribuzione della rarissima specie in Italia non essendo nota la presenza del mustelide più a sud della provincia di Catanzaro. La presenza della lontra sul fiume venne confermata un anno dopo dai ricercatori Romina Fusillo e Manlio Marcelli, a poche centinaia di metri dalla foce, con il ritrovamento delle caratteristiche deiezioni. Stiamo parlando  – aggiunge ancora Pino Paolillo – di uno dei mammiferi più rari in Italia, la cui vita dipende strettamente dai corsi d’acqua dove trova cibo e si riproduce, protetto dalle leggi nazionali (l.157/92) e dalle direttive internazionali come ad esempio la Direttiva “Habitat” 92/43/CEE relativa “alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”».

Tale direttiva, che già aveva inserito la Lontra negli allegati II e IV (in questo caso come “specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa”) «è stata recepita in Italia, tant’è che la specie è soggetta alle norme di tutela che prevedono tra l’altro il divieto di “perturbare le specie “ e  di “danneggiare o distruggere i siti di riproduzione e di sosta” . Un’altra specie che sta diventando sempre più rara e che è stata riscontrata sempre alla foce dell’Angitola, è la Tartaruga di palude Europea, anch’essa meritevole e soggetta a norme di protezione e tutela». [Continua in basso]

«Qualsiasi progetto necessita di una Valutazione di incidenza»

La lontra rivenuta

A parte questo, il Wwf ricorda che il tratto finale del fiume Angitola dista «pochissimo» dal territorio dell’oasi del lago Angitola, i cui confini arrivano  a ridosso della statale 18, nonché dalla Zona di protezione speciale (sc delle “Dune dell’Angitola”, «per cui – spiega sempre l’ambientalista vibonese – qualsiasi progetto che possa avere delle incidenze significative sul sito necessita di una preventiva Valutazione di incidenza (V.Inc.A.). Occorre sottolineare a proposito che la procedura è prevista anche per i progetti esterni al sito protetto (nel nostro caso la Zsc) ma la cui realizzazione può interferire sullo stesso». Più in generale Paolillo contesta l’approccio di tipo «semplicemente idraulico-ingegneristico che caratterizza quasi sempre gli interventi sugli alvei dei fiumi che si traducono sostanzialmente nella distruzione della vegetazione ripariale e la cementificazione delle sponde. Una gestione che, oltre ad avere effetti devastanti sull’ecosistema dei fiumi, non elimina il rischio di alluvioni, se non addirittura lo aggrava in caso di piene eccezionali. Nel caso specifico poi non si comprende di quale “messa in sicurezza” si parli, considerando che la portata del fiume alla foce dipende dallo scarico a monte proveniente dalla diga del lago Angitola, il quale, finito il periodo della stagione irrigua (aprile-ottobre), e quindi a partire dall’autunno e per tutto l’inverno, viene in buona parte svuotato e portato a un livello di sicurezza ben inferiore a quello massimo di 44,20 metri. Auspico pertanto – conclude Paolillo- una maggiore attenzione e sensibilità verso la tutela del Fiume Angitola, della sua vegetazione e della sua fauna e un approccio finalmente diverso da quello delle motoseghe, delle ruspe e del cemento».

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