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Rinascita Scott, Pasquale Bonavota: «Volevo suicidarmi, ma non ho avuto il coraggio»

Dichiarazioni spontanee nel corso del processo da parte dell’ex latitante: «Andrea Mantella dice il falso, infatti sono stato assolto in due processi per omicidi. Sono innocente e Gesù mi ha dato la forza per andare avanti»

Rinascita Scott, Pasquale Bonavota: «Volevo suicidarmi, ma non ho avuto il coraggio»
Nei riquadri: a destra Andrea Mantella, a sinistra Pasquale Bonavota
Pasquale Bonavota

Dichiarazioni spontanee nel corso del maxiprocesso Rinascita Scott da parte di Pasquale Bonavota, 49 anni, di Sant’Onofrio, catturato il 27 aprile scorso nella cattedrale di Genova dopo essersi dato alla latitanza nel 2018, inseguito da un mandato di cattura per l’operazione “Conquista” (omicidi dai quali è stato poi assolto). Collegato in videoconferenza ed assistito dall’avvocato Tiziana Barillaro, dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia il 49enne accusato di essere a capo dell’omonimo clan – avendo ereditato il “bastone” del comando dal padre Vincenzo (deceduto nel 1997) – è partito proprio dal processo “Conquista” sottolineando di essere stato assolto in appello (dopo una condanna in primo grado all’ergastolo) per gli omicidi di Domenico Di Leo (ucciso a Sant’Onofrio il 12 luglio 2004) e Raffaele Cracolici (crivellato di colpi a Pizzo il 4 maggio 2004). Pasquale Bonavota spiega quindi di essersi reso irreperibile. “Avevo deciso di suicidarmi per porre fine ad ogni sofferenza perché ritenevo la condanna all’ergastolo profondamente ingiusta in quanto ero e sono innocente. Ma ci vuole coraggio a suicidarsi ed io quel coraggio non l’ho trovato”. [Continua in basso]

Dal 23 novembre 2018, giorno della condanna all’ergastolo in primo grado, Pasquale Bonavota si dà dunque alla “macchia”, venendo catturato a Genova solo nei giorni scorsi. “Solo Gesù – ha affermato Bonavota – mi ha dato la forza di reagire e andare avanti”. Racconta quindi di aver vissuto quasi da barbone in strada a Genova alla continua ricerca di quelle prove che potessero smontare le accuse rivolte contro la sua persona, sin dal 2016, dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella. “Nessuno potrà mai capire – ha aggiunto Bonavota in videoconferenza – la mia scelta di non consegnarmi alle autorità competenti per dimostrare la mia innocenza”. Mentre si trova in stato di latitanza arriva un nuovo ordine di cattura, quello per l’omicidio di Domenico Belsito, consumato a Pizzo nel 2004. Al termine del processo celebrato con rito abbreviato, il 20 luglio dello scorso anno Pasquale Bonavota è stato di nuovo assolto. Nei suoi confronti il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo. “L’ennesima sofferenza – ha dichiarato ieri sera in aula Pasquale Bonavota – e l’ennesimo mandato di cattura ingiusto. Ero innocente, altro che latitante”. Ora, quindi,l’ulteriore “sfida”: uscire indenne anche dal processo Rinascita Scott dove una decina di collaboratori di giustizia lo indicano quale capo indiscusso – unitamente al fratello Domenico – dell’omonimo clan di Sant’Onofrio.

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