Antenne sequestrate, il Comune di Stefanaconi ordina la demolizione delle opere abusive

Alla società Rete Sud contestata l’edificazione di un’antenna di quasi 50 metri e di un locale tecnico, entrambi realizzati in difformità ai permessi a costruire rilasciati nel 2011

Alla società Rete Sud contestata l’edificazione di un’antenna di quasi 50 metri e di un locale tecnico, entrambi realizzati in difformità ai permessi a costruire rilasciati nel 2011

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Il Comune di Stefanaconi ha disposto la demolizione di alcune opere realizzate in difformità dei permessi a costruire già rilasciati alla società Rete Sud Srl contestando alla stessa di aver edificato, in località Croce Nivera, un traliccio metallico dell’altezza di 49 metri contro i 42 autorizzati e di un manufatto adibito a locale tecnico difforme per caratteristiche architettoniche a quello indicato negli elaborati progettuali già trasmessi al comune nel 2011.

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Il provvedimento prende le mosse dalla comunicazione di violazione edilizia ed urbanistica inviata dalla Sezione di Polizia giudiziaria Tutela ambiente e territorio e dal Corpo forestale dello Stato della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, a seguito degli accertamenti che, lo scorso 21 giugno, hanno portato al sequestro di 4 impianti di diffusione radiotelevisiva anche per emissioni oltre la norma.

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Preso atto che “la realizzazione delle opere abusive ha determinato nel complesso una trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, con durevole modifica dello stato dei luoghi”, l’ufficio tecnico del Comune ha ingiunto alla società Rete Sud Srl di provvedere “alla demolizione e alla rimozione delle opere realizzate in difformità con variazioni essenziali ai permessi a costruire, a propria cura e a proprie spese entro il termine perentorio di giorni 90 dalla notifica dell’ordinanza stessa”.

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In caso di inottemperanza “i beni e l’area di sedime verranno acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del Comune che applicherà una sanzione pecuniaria di importo compreso tra 2mila e 20mila euro”. Contro l’ordinanza in questione la società chiamata in causa ha facoltà di presentare ricorso al Tar entro 60 giorni dalla notifica o, in via alternativa, al presidente della Repubblica entro 120 giorni.

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