martedì,Febbraio 27 2024

Giustizia vibonese in tilt: gli avvocati scrivono a Meloni e Nordio

Preannunciato uno stato di agitazione in mancanza di risposte serie e risolutive dinanzi a cause civili e di lavoro che accumulano ritardi senza precedenti in Italia. Mancano giudici e personale amministrativo e c’è da smaltire un arretrato record mentre nel penale la fa spesso da padrone la prescrizione dei reati

Giustizia vibonese in tilt: gli avvocati scrivono a Meloni e Nordio

Non ha lasciato indifferente l’avvocatura vibonese, l’ultima classifica del Sole 24 Ore che analizzando la “Qualità della vita” a Vibo e provincia ha preso in esame anche il capitolo “Giustizia e sicurezza” relegando il locale Tribunale all’ultimo posto in Italia quanto a durata media di una causa civile. In particolare, l’Ordine degli avvocati di Vibo Valentia sta valutando lo stato di agitazione per richiamare l’attenzione sulla drammatica situazione – quanto ad arretrato da smaltire – in cui versa il settore della giustizia civile ma anche del Giudice di Pace, per non parlare della sezione Lavoro dove si è superata da tempo ogni tollerabilità possibile ed immaginabile e dove lavoratori licenziati e padri di famiglia aspettano anche otto, nove o dieci anni per sapere (e parliamo solo del primo grado di giudizio) se sono stati mandati a casa dall’impresa in maniera legittima o illegittima. I tempi tra iscrizione al ruolo di una causa civile e la prima udienza si dilatano sempre più al Tribunale di Vibo facendo venir meno il concetto stesso di giustizia che per essere giusta (al di là di chi vince e di chi soccombe, come in ogni giudizio) ha bisogno di tempi certi e ragionevoli. Ecco così che l’Ordine degli avvocati di Vibo Valentia ha deciso di prendere carta e penna (o mail , se si preferisce) e scrivere direttamente al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Consiglio Superiore della Magistratura, al Consiglio nazionale forense, al Ministero della Giustizia e agli uffici giudiziari del distretto. La situazione di criticità nel palazzo di giustizia vibonese – quanto a ritardi per mancanza di giudici, di personale e non solo (perché una parte dell’avvocatura lamenta anche rinvii da parte di qualche giudice comunque ingiustificati) – è del resto giunta ad un punto tale da richiedere interventi risolutivi energici e definitivi. C’è cioè da stabilire una volta per tutte se nel palazzo di giustizia, che è riuscito a portare a compimento – cioè a sentenza (e con grande sacrificio da parte e spirito di abnegazione al lavoro da parte di tre giovani togate) – il maxiprocesso Rinascita Scott (quello con più imputati dopo il maxiprocesso di Palermo), sia ancora tollerabile che il settore civile e la sezione lavoro debbano camminare a passo di lumaca e, soprattutto, non si riesca a capire che alcuni dei reati contestati nell’operazione Rinascita Scott possono anche essere letti come “interessamento” da parte dei cittadini ai boss locali per la risoluzione di controversie alle quali il Tribunale non è riuscito a fornire risposte. Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Vibo ha così deciso di chiedere un incontro a tutte le autorità alle quali ha indirizzato la propria missiva al fine di “addivenire ad una soluzione che ponga fine ad un’inaccettabile situazione”, preannunciando uno stato di agitazione al quale in mancanza di risposte adeguate seguiranno altre “ferme iniziative”. Gli avvocati segnalano quindi di sentirsi “mortificati” per i continui rinvii delle cause che vanno a vanificare il loro lavoro mettendoli in grosse difficoltà con i clienti. Occorre dunque che la politica si assuma le proprie responsabilità – ad iniziare dai parlamentari del territorio, Riccardo Tucci, Giuseppe Mangialavori, Wanda Ferro (che è anche sottosegretario agli Interni) – per finire a tutti i deputati e senatori calabresi, che hanno il dovere di portare il “caso Vibo” sui tavoli di chi deve operare scelte nette e coraggiose (Ministero della Giustizia in primis). I continui appelli del presidente del Tribunale di Vibo, Antonino Di Matteo, non possono restare inascoltati così come ora quelli dell’avvocatura vibonese.

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