Violazione della sorveglianza ed armi, condanna definitiva per Pietro Accorinti

La Cassazione conferma la pena della Corte d’Appello di Catanzaro e nelle motivazioni sottolinea l’allarmante pericolosità sociale
La Cassazione conferma la pena della Corte d’Appello di Catanzaro e nelle motivazioni sottolinea l’allarmante pericolosità sociale
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Pietro Accorinti in una foto d’archivio del 2003

Sentenza definitiva della Cassazione per Pietro Accorinti, 58 anni, di Zungri, ritenuto responsabile per non essersi presentato all’autorità di polizia preposta alla sorveglianza per l’adempimento della prescrizione dell’obbligo di firma e per aver detenuto nella sua abitazione un coltello a serramanico a scatto. Per tali fatti, commessi il 23 febbraio 2008 e il 2 marzo dello stesso anno, la condanna definitiva ammonta a due anni di reclusione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando il verdetto della Corte d’Appello di Catanzaro. Per i giudici, la personalità dell’imputato, “lumeggiata dalle risultanze del certificato penale in atti”, è significativa di un allarmante e persistente “pericolosità sociale ostativa della concessione delle circostanze attenuanti generiche”, così come la “radicata capacità criminale” di Pietro Accorinti ha “ricevuto ulteriore conferma dalla condanna definitiva riportata per una successiva violazione della stessa misura di prevenzione commessa nell’anno 2010”. Pietro Accorinti – già condannato con sentenza definitiva per narcotraffico internazionale nell’ambito dell’operazione “Decollo” – è fratello di Giuseppe Accorinti, il boss di Zungri che si è visto annullare dalla Cassazione una condanna a 21 anni per narcotraffico di cocaina con trasferimento degli atti a Roma per competenza territoriale (procedimento penale ancora in corso), in carcere dall’aprile scorso con l’accusa di concorso nell’omicidio di Raffaele Fiamingo e nel tentato omicidio del boss Francesco Mancuso, alias “Tabacco”. Fatti di sangue avvenuti nel luglio del 2003 a Spilinga.  

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