Calunnia ai danni di un avvocato. Procura Vibo chiede processo per testimone giustizia Pietro Di Costa

Udienza preliminare dinanzi al gup, Gabriella Lupoli, fissata per il 4 aprile prossimo. La richiesta di rinvio a giudizio porta la firma del pm Barbara Buonanno

Udienza preliminare dinanzi al gup, Gabriella Lupoli, fissata per il 4 aprile prossimo. La richiesta di rinvio a giudizio porta la firma del pm Barbara Buonanno

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Calunnia ai danni di un avvocato. Con questa accusa la Procura di Vibo Valentia ha chiesto al gup, Gabriella Lupoli, il rinvio a giudizio di Pietro Di Costa, 49 anni, di Tropea, testimone di giustizia. Il reato di calunnia è stato formulato nei confronti di Pietro Di Costa (in passato titolare di un istituto di vigilanza privata) poiché avrebbe dichiarato al commissario capo della polizia di Stato, Marco De Bartolis (all’epoca vice capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia), di essere stato avvicinato dall’avvocato Francesco Stilo per il tramite del cugino (dello stesso Di Costa) Vincenzo Auteri. Secondo il racconto reso da Di Costa al commissario De Bartolis, “pubblico ufficiale avente l’obbligo di riferire all’autorità”, l’avvocato Francesco Stilo gli avrebbe promesso la somma di “due milioni di euro per indurlo a non testimoniare nei processi”. In tal modo, secondo l’impalcatura accusatoria formulata dal pm Barbara Buonanno, il testimone di giustizia Pietro Di Costa il 21 maggio 2015 avrebbe incolpato l’avvocato Francesco Stilo “pur sapendolo innocente” del reato di induzione a non rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria con l’aggravante delle modalità mafiose. Fra le fonti di prova della Procura di Vibo Valentia poste alla base della formulazione dell’accusa elevata nei confronti di Pietro Di Costa per il reato di calunnia ai danni dell’avvocato Stilo vi sono: l’annotazione della polizia giudiziaria del 21 maggio 2015, l’ esito della delega di indagine del 27 luglio 2015, il verbale di sommarie informazioni rese da Vincenzo Auteri (cugino di Di Costa) il 7 luglio 2015 ed il verbale di sommarie informazioni rese da Pietro Di Costa il 5 giugno 2015. [Continua dopo la pubblicità]

Nel periodo indicato da Di Costa (in foto) come quello durante il quale sarebbe stato avvicinato dall’avvocato Stilo, lo stesso legale si trovava fra l’altro da tempo ricoverato in ospedale per un grave incidente stradale che l’ha bloccato per quasi cinque mesi.

La prima udienza preliminare dinanzi al gup era stata fissata per l’8 novembre scorso, ma in tale data il gup, Gabriella Lupoli, aveva ritenuto legittimo un impedimento dell’avvocato Giacinto Inzillo, difensore di Pietro Di Costa, rinviando quindi la trattazione dell’udienza al 4 aprile prossimo. 

In relazione all’articolo di cui sopra, dall’avvocato Giacinto Inzillo, per conto di Pietro Di Costa, riceviamo e integralmente pubblichiamo:

“Il testimone di giustizia, Di Costa Pietro, replica all’accusa di calunnia ai danni dell’avv. Stilo, oggetto di prossima udienza preliminare e riportata da questa testata giornalistica in data 30 marzo 2017, evidenziando quanto segue:

Non intendo entrare nel merito del processo, perché ritengo che i processi si debbano celebrare in tribunale. Sarà il tribunale a valutare la mia attendibilità e la mia correttezza. Ma una cosa voglio ribadirla: Di ogni accusa che ho fatto ho sempre fornito prove documentali a sostegno. Sono un testimone di giustizia e ben so quanto sia difficile e pericoloso mettersi contro certa gente. Dopo le mie denunce contro vari appartenenti alle cosche mafiose locali, tra cui anche clienti dell’Avv. Stilo, mi sono trovato a parere della DDA di Catanzaro in una gravissima situazione di pericolo per l’incolumità mia e della mia famiglia, tanto da costringerci ad accettare uno speciale programma di protezione in località segreta. Una scelta, questa, che se da un lato mi ha salvato la pelle, dall’altro mi ha distrutto la vita. Capisco, pertanto, benissimo la difficoltà di trovare testimoni genuini per le verità che io ho denunciato. La paura è umana e giustificata. Ma proprio per questo non ho mai denunciato senza un supporto oggettivo alle mie denunce. E così è stato anche in quest’ultimo circostanza. Infatti, in data 21.05.2015, mentre protestavo insieme ad altri testimoni di giustizia contro la Prefettura di Vibo Valentia per motivi attinenti la nostra tutela personale e lavorativa, fu proprio il dott. Marco De Bartolis (all’epoca vice capo della Squadra Mobile di Vibo Valentia) che, nel tentativo di dissuadermi dalla protesta, mi convinse ad esporre a lui le mie problematiche, così che egli stesso avrebbe poi provveduto a riferirle ai vertici della Questura. Fu così, dunque, che, tra le altre cose, gli esposi quanto mio cugino, Auteri Vincenzo, mi aveva riferito e cioè che “quest’ultimo (AUTERI) era stato avvicinato dall’Avv. Stilo, il quale gli avrebbe detto che erano pronti due milioni di euro per il Di Costa se questi avesse smesso di presentarsi ai processi e non avesse testimoniato”. In quella occasione, ovviamente, riferii anche al De Bartolis la mia profonda preoccupazione per la mia incolumità visto che la mia testimonianza contro i clienti dell’Avv. Stilo era prevista per il giorno seguente 22.05.2015 e che, sicuro del fatto che Auteri non avrebbe confermato “l’ambasciata”, io stesso ne avrei dato prova mediante la produzione di alcune registrazioni. In effetti così feci in data 27.05.2015 a mezzo pec.

Ciò precisato, quello che mi preme evidenziare affinchè l’opinione pubblica si faccia una corretta idea di questa vicenda, è che: 1) il sottoscritto non ha calunniato nessuno, ma si è limitato a riferire un’ambasciata; 2) di tale “ambasciata” il sottoscritto ha fornito documentazione audio; 3) tale documentazione, tuttavia, stranamente non risulta ancora agli atti, sebbene trasmessa a mezzo pec e comunque in mio possesso; 3) il 19.04.2017 si terrà l’udienza a carico dei clienti dell’Avv. Stilo, nel corso del quale il sottoscritto, vittima di estorsione e usura con modalità mafiose, ha già testimoniato nonostante le gravi minacce di morte ricevute poco prima della testimonianza e confermate nel verbale di sommarie informazioni rese dal sig. Auteri e costituenti prova a mio carico nel procedimento per calunnia. Pare proprio che la c.d. “macchina del fango” sia sempre in funzione.

La giustizia penale farà il suo corso e per questo mi affido al mio avvocato, l’Avv. Giacinto Inzillo; ma l’opinione pubblica deve farsi la sua idea sulla mia persona, conoscendo la versione di entrambe le parti: la mia e quella dei miei detrattori. I delinquenti che ho denunciato mi definiscono “sbirro”; il Ministero dell’Interno e la DDA di Catanzaro un “testimone di giustizia”; la polizia locale un “poliziotto”. In tutti i casi sono una persona che ha sempre denunciato le ingiustizie che subisce, e, in effetti, ne ho subite tante. Spetta però ad altri svolgere correttamente le indagine ed emettere sentenze, non a me e non ai giornali”.

Sin qui quella che lo stesso Pietro Di Costa definisce come “replica”. Per parte nostra ci limitiamo a ribadire di non aver emesso alcuna sentenza, ma di aver semplicemente dato notizia della richiesta di rinvio a giudizio per il reato di calunnia avanzata dalla Procura di Vibo nei confronti di Pietro Di Costa con fissazione dell’udienza preliminare per il 4 aprile. Concordiamo poi con la premessa (e con la sola premessa) del sig. Di Costa laddove afferma che “i processi si devono fare in Tribunale” (anche se siamo ancora in fase di udienza preliminare e non di un processo) e “non sui giornali”, salvo poi dilungarsi lo stesso Di Costa con un testo di 4.112 battute – a fronte di un articolo che è di sole di 2.244 battute – in una sorta di autodifesa che entra nel merito di una vicenda che solo il gup dovrà esaminare. Naturalmente, per quel che ci riguarda, riteniamo l’operato degli inquirenti e della Procura corretto sino a prova contraria ovvero sin quando un giudice terzo non affermi diversamente. Daremo ovviamente conto dell’esito dell’udienza preliminare. (g.b.)