domenica,Giugno 13 2021

Parità di genere, l’iniziativa degli studenti del liceo Berto di Vibo

Tra gli ospiti del primo di un ciclo di eventi Francesca Pagnotta di Libera, Sabrina Garofalo ricercatrice della Magna Graecia e Vincenzo Chindamo, fratello dell’imprenditrice scomparsa

Parità di genere, l’iniziativa degli studenti del liceo Berto di Vibo
I rappresentanti degli studenti Farfaglia e Foti e la dirigente Calabrese

Si è svolta nei giorni scorsi la prima di una serie di iniziative, organizzata dai rappresentanti del comitato studentesco del Liceo Scientifico G. Berto di Vibo Valentia, sul tema della parità di genere, purtroppo al centro della cronaca anche in questi giorni per via di alcuni delitti che si sono consumati, drammaticamente, nel nostro Paese, ai danni di alcune donne.

L’iniziativa, che si è svolta attraverso una diretta Instagram, si è aperta con i saluti della dirigente scolastica, Caterina Calabrese, che ha ringraziato gli studenti per l’evento e ha posto l’accento sui diritti delle donne, «sulle battaglie e le tante conquiste in Italia anche se molto ancora vi è da fare»; secondo la preside «più gravi sono i problemi nelle aree nel terzo mondo dove a donne e bambini non vengono riconosciuti i più elementari diritti».

L’introduzione è stata curata dai rappresentanti degli studenti, Giuseppe Foti e Olga Farfaglia, che hanno illustrato l’idea alla base del ciclo di iniziative, non possibili in presenza per via della pandemia, che utilizza «gli strumenti messi a disposizione dal mondo digitale e dal web per costruire nuovi spazi relazionali con studenti, docenti ed esperti di varie discipline con l’obbiettivo di offrire momenti di approfondimento su temi di carattere scientifico, culturale e di attualità. Gli studenti hanno avviato, poi, la discussione ponendo ai relatori domande tra le quali alcune per comprendere dove affonda la violenza di genere? come sradicare le radici culturali che vedono la donna come soggetto da plasmare? o del ruolo delle donne all’interno delle famiglie di mafia».

La prima ospite ad intervenire è stata Francesca Pagnotta, volontaria dell’associazione Libera, che ha introdotto gli altri relatori e ha rimarcato l’attenzione sulla violenza di genere riportando i dati allarmanti relativi alle violenze sulle donne durante il periodo della pandemia che ha visto registrare un preoccupante aumento di violenze domestiche e con 97 femminicidi, da marzo 2020. Secondo la Pagnotta «i tristissimi dati riportati evidenziano in maniera plastica come vi sia una emergenza sociale legata alla violenza sulle donne».

Successivamente è intervenuta Sabrina Garofalo, sociologa e ricercatrice presso l’Università della Magna Graecia di Catanzaro che si occupa da anni delle condizioni di genere della donna in Calabria e delle violenze non solo fisiche, ma anche psicologiche. La sociologa ha relazionato sulla violenza di genere «quale concetto dinamico e complesso che ricomprende diverse fattispecie e sulle modalità di contrasto alle predette violenze. Si è soffermata, inoltre, su alcuni argomenti, molto interessanti, quali: il contesto culturale patriarcale; le aspettative per i ragazzi e le ragazze in contesti di ‘ndrangheta; le relazioni asimmetriche di potere tra uomini e donne; le conquiste delle donne attraverso la rottura delle dinamiche di potere con al centro le donne; le forme di accompagnamento per le donne che denunciano le violenze».

Toccante è stato alla fine l’intervento di Vincenzo Chindamo, fratello di Maria Chindamo, imprenditrice calabrese che ha pagato a caro prezzo la voglia di libertà e di emancipazione all’interno di una famiglia di ndrangheta. Il tema molto delicato e anche drammatico ha sollecitato molte domande da parte degli studenti. Chindamo ha iniziato il suo intervento spiegando chi era Maria. Affermando che la sorella «incarna il pensiero di tutti i ragazzi e le persone  che vogliono essere liberi; donna combattente sposata da giovane e laureata in economia, fuori dagli schemi, che creava imbarazzo in un contesto che non le voleva bene». Il fratello della donna tragicamente scomparsa ha raccontato la sua storia da giovane «fino allo scontro con la cultura mafiosa e alle pressioni che gli sono state fatte per le scelte consumate»; ha raccontato della «dedizione all’azienda agricola di famiglia fino all’epilogo tristissimo caratterizzato dal fatto che qualcuno non si è dimenticato della scelta di Maria di essere libera fino in fondo». Secondo il fratello Vincenzo la storia di Maria Chindamo non è finita. «Chi voleva eliminare i sogni di Maria Chindamo non ci è riuscito. Maria grida ancora verità e giustizia per un territorio intero; Maria vive in tutte le donne che aspirano alla libertà e che si ribellano alla cultura mafiosa».

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