Mense solidali e reddito minimo risposte alla povertà dilagante

In due diversi interventi, Gianni Patania (Slai Cobas) e Gernando Marasco (Sel) mettono in evidenza le possibili azioni per arginare un fenomeno sempre più preoccupante.

In due diversi interventi, Gianni Patania (Slai Cobas) e Gernando Marasco (Sel) mettono in evidenza le possibili azioni per arginare un fenomeno sempre più preoccupante.

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«La povertà oggi rappresenta il nostro vivere quotidiano. Sono aumentati numericamente i poveri e sono aumentati coloro che si sentono impoveriti. E il fatto di conoscere personalmente molte persone che si sono all’improvviso impoverite, ha fatto sì che la povertà assumesse un volto reale ben diverso da quello del nostro immaginario».

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A riferirlo è Gianni Patania, esponente sindacale dello Slai Cobas, che, mettendo in evidenza una problematica quanto mai attuale rilancia l’idea di «riaprire la mensa dei poveri a Vibo Valentia. Rappresenterebbe – aggiunge – un atto di coscienza e di dignità». Per il sindacalista occorre «che l’Amministrazione comunale metta in campo azioni che tendono a salvaguardare i ceti deboli del nostro territorio, considerando la povertà un’altra vertenza del territorio. Non si può più tollerare – prosegue Patania – che nei bilanci comunali si inseriscano cifre irrisorie per i ceti deboli e poi spendere e spandere altrove».

Tra le altre misure da avviare: «censire le famiglie bisognose e reperire subito i fondi per riaprire la mensa dei poveri che dava un piccolo aiuto, anche morale, a chi non trova risposte al suo disagio. Bisogna far sentire la voce dei silenziosi e dei sofferenti alle istituzioni pubbliche che governano il territorio e alla diocesi. Ormai chi soffre non alza la voce perché si sente in colpa con la società che lo circonda, invece è arrivato il momento di trovare i fondi per la fascia del bisogno e del disagio. In una città come la nostra – conclude -, è doveroso».

Sull’argomento si è espresso anche Gernando Marasco di Sel, per il quale il peso del sostegno agli indigenti non può ricadere solo su associazionismo e volontariato. «Non è possibile – afferma – che siano queste le uniche forme di welfare di uno Stato come l’Italia e di una regione come la Calabria, dove il 30% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà dei 7200 euro annui? Dov’è lo Stato? Dove sono le istituzioni regionali?» si chiede.

Per cui, richiamando i principi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e l’art. 38 della Costituzione italiana, Marasco ricorda che «l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non prevedere un reddito minimo garantito in favore dei suoi cittadini disoccupati, inoccupati e precariamente occupati. E’ una misura necessaria per la sopravvivenza di parecchie famiglie ormai e alcune regioni si sono attivate in tal senso. Potrebbe farlo anche la Regione Calabria, magari utilizzando gli aiuti europei 2014/‘20, approvando la proposta di legge regionale di cui da mesi si sta facendo promotore il consigliere Gianni Nucera di Sel – La Sinistra».

Conclude Marasco: «Crediamo che questa misura sia urgente e necessaria in questa fase storico-economica, che possa combattere piaghe quali la disoccupazione, la criminalità e l’emigrazione e che possa rappresentare un parziale riscatto da parte di tutta la classe politica calabrese di fronte ai suoi cittadini».