domenica,Luglio 25 2021

Comune Vibo, Luciano (Pd): «Il sindaco si dimetta, politica dopata e troppi disastri»

Conferenza stampa di fuoco del capogruppo dem insieme a Laura Pugliese (Gruppo misto). Lunga disamina sui conti pubblici di Palazzo Luigi Razza. La denuncia: «Gli uffici non hanno contezza della situazione finanziaria»

Comune Vibo, Luciano (Pd): «Il sindaco si dimetta, politica dopata e troppi disastri»
Il capogruppo del Pd Stefano Luciano e il consigliere del Gruppo misto Laura Pugliese in conferenza stampa
Palazzo Luigi Razza, sede del Comune di Vibo

L’attacco politico, duro, durissimo, all’amministrazione comunale di Vibo Valentia è arrivato da Stefano Luciano. Un intervento, il suo, esploso addirittura nel finale con la richiesta esplicita di dimissioni del sindaco Maria Limardo. Il capogruppo consiliare del Partito democratico ha parlato questa mattina nel corso di una apposita conferenza stampa, svoltasi al 501 Hotel, che aveva al centro la questione finanziaria di Palazzo Luigi Razza. E le sue sono state parole di fuoco. Pesantissime come macigni.

Davanti ai giornalisti, dunque, il rappresentante dell’opposizione ha detto in modo molto esplicito che «da elementi oggettivi si evince, ormai dopo due anni, che la città è ridotta ai minimi termini perché ci sono delle responsabilità politiche e amministrative precise che vanno nella direzione degli attuali amministratori. E inevitabilmente anche nella direzione dei padri politici(riferimento chiaro al senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori, ndr) di questa amministrazione. E questi disastri – ha aggiunto Luciano – sono anche la diretta conseguenza di una attività svolta da soggetti che non sono liberi ma che, al contrario, sono vincolati da lacci e lacciuoli che non gli consentono di porre in essere una attività virtuosa che vada nella direzione dell’interesse pubblico. Questo è un concetto che non abbiamo timore di denunciare oggi davanti a voi giornalisti».

Il sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo

E ancora: il capogruppo dem al Comune capoluogo ha, poi, fatto presente che «la città di Vibo Valentia non deve, però, perdere la speranza. I cittadini vibonesi non si devono consegnare alla cultura della rassegnazione perché altrimenti sarebbe la fine, ma – ha osservato Luciano – devono essere consapevoli che noi siamo in campo in modo fermo e determinato per garantire la costruzione di una alternativa che possa rimettere Vibo Valentia nell’ambito di un circuito virtuoso. E siamo consapevoli, inoltre, che possiamo riuscirci in quanto siamo strutturalmente diversi. Noi valorizziamo ed esaltiamo, a differenza loro, la competenza e poi siamo liberi. Cioè – è stato fatto notare – non abbiamo nessun laccio e lacciuolo a cui dobbiamo rispondere, per cui la nostra libertà ci consentirà di agire in futuro solo ed esclusivamente nell’interesse pubblico». [Continua in basso]

Poi la stoccata finale al primo cittadino, con tanto di ombre sulla sua amministrazione: «Questi due anni – ha denunciato sempre il capogruppo del Pd – sono stati devastanti e hanno generato intorno a Vibo un clima intollerabile, una zona grigia dove la disamministrazione si mischia a circuiti politici che non si riescono a comprendere. E nonostante questo il sindaco, che ormai ha lasciato solo macerie, continua imperterrita sulla sua strada. E allora le rivolgo un invito: prendesse atto che di giorno in giorno la situazione peggiora e che la sua consiliatura nasce da elezioni amministrative dopate. Ecco perché – questa la richiesta perentoria del capogruppo – il sindaco dovrebbe avere e il coraggio di dimettersi e dare la possibilità di avviare per Vibo un nuovo percorso, in cui lei potrà essere protagonista purché – ha avvertito Luciano – abbia il coraggio di misurarsi senza il doping. E quindi ricandidarsi, se ritiene, con una lista fatta da persone al di sopra di ogni sospetto. Sarà l’occasione per misurarsi con il consenso che potrà avere o non avere, ma – ha chiuso l’interessato – dovrà misurarsi alla luce di questi due anni di governo del capoluogo, in cui i cittadini credo che alla fine abbiano potuto comprendere quali siano le virtù e i limiti di cui quella parte politica è portatrice».

Maria Teresa Nardo, assessore al Bilancio

Ad aprire l’incontro con i cronisti è stata Laura Pugliese, consigliere del Gruppo misto, e in passato anche assessore al Bilancio dell’ex amministrazione Costa, la quale si è soffermata sui conti pubblici dell’ente. Lungo e articolato il suo intervento. La Pugliese ha innanzitutto denunciato «l’assoluta contrarietà nei confronti di una amministrazione che fino ad oggi ha messo in campo un modo di operare che non si condivide nei modi e nei toni». Ha, pertanto, ricordato la recente richiesta avanzata da parte della Corte dei Conti al Comune di avere ulteriori integrazioni sul Piano di riequilibrio finanziario, mentre davanti a tutto ciò sorprendono  – ha puntualizzato la Pugliese – «le posizioni opposte del sindaco e dell’assessore al ramo Maria Teresa Nardo, con quest’ultima che dichiara che se ci sarà il dissesto l’ente farà subito ricorso, mentre il primo cittadino  afferma che invece si sta dialogando e gli uffici stanno lavorando per preparare il tutto». Tuttavia, a parere del consigliere di minoranza, la reale portata della richiesta dei magistrati contabili «non è stata ancora percepita. Credo – ha aggiunto in merito il consigliere del Gruppo misto – che l’amministrazione avrebbe dovuto avere un atteggiamento più modesto e meno arrogante perché il quadro che la Corte dei Conti delinea nella sua ultima lettera sulla situazione finanziaria dell’ente non è affatto tranquillizzante e non può dare adito a slanci di ottimismo ed entusiasmo. Dubito comunque che, vista la mole di integrazioni richiesta dalla Corte, questa amministrazione riuscirà nell’intento, nonostante la supervisione del mega assessore fatto venire, peraltro, a Vibo per fare risorgere proprio il Comune dai guai finanziari. E sapete perché non ci riuscirà? Perché – questa la risposta della stessa Pugliese – gli uffici non hanno assolutamente contezza della situazione finanziaria del Comune, di voci di entrata e di spesa. In passato si sono sbagliate tante cose, poi, gli accertamenti dei residui attivi e passivi. Io all’epoca ho fatto presente tutto e sapete a chi?Alla dottoressa Nardo, perché era consulte ed era presente agli incontri. Ho riferito di dati fluttuanti, di un fondo contenzioso, ad esempio, che da 700mila euro magicamente diventa di 60mila euro, di un fondo crediti che prima era elevatissimo e poi si è ritenuto di poterlo abbassare. Di tutto questo – ha chiuso la Pugliese – oggi la Corte dei Conti chiede dunque contezza». 

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