martedì,Agosto 9 2022

Il Corsivo | Da Catanzaro a Vibo, la logica di Mangialavori nel perseguire i propri interessi

La cocente sconfitta nel capoluogo di regione, le accuse di Tallini, il “rimpasto” nell’esecutivo Limardo e l’obiettivo di garantirsi una candidatura “blindata” alle politiche del prossimo anno

Il Corsivo | Da Catanzaro a Vibo, la logica di Mangialavori nel perseguire i propri interessi
Giuseppe Mangialavori e Silvio Berlusconi
Giuseppe Mangialavori e Domenico Tallini

La perdita del Comune capoluogo di regione da parte del centrodestra ha posto sul banco degli imputati il coordinatore regionale di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori. In particolare, l’ex dirigente del partito, Domenico Tallini, oggi passato tra le file di “Noi con l’Italia”, ne chiede le dimissioni, accusandolo di essere il principale responsabile di una sconfitta storica maturata in seguito ad una serie di errori di valutazione che denotano la sua inadeguatezza nel ricoprire il ruolo assegnatogli dal partito. Il veto personale nei confronti di Antonello Talerico, la scelta di sostenere un candidato a sindaco con in tasca la tessera del Partito democratico (Donato), insieme all’annuncio del commissario cittadino (nominato da Mangialavori) che, in caso di vittoria di Fiorita al ballottaggio, sarebbero seguite le dimissioni in massa dei consiglieri comunali eletti al primo turno, rappresentano degli errori marchiani, severamente puniti dall’elettorato di centrodestra. Quel che sostiene Tallini costringe a domandarsi se effettivamente Mangialavori sia inadeguato, oppure sia un abile stratega nel perseguire determinati fini. In più occasioni, nel commentare alcune prese di posizione da parte di Mangialavori, abbiamo sostenuto che le stesse potessero trovare una spiegazione logica unicamente tenendo presente la sua filosofia comportamentale, caratterizzata dal porre al servizio delle sue necessità di carriera il ruolo di parlamentare e di coordinatore regionale. Anche le vicende di Catanzaro si inseriscono in tale solco e divengono comprensibili solamente se lette in quell’ottica, motivo per cui le scelte criticate da Tallini assumono una valenza diversa se lette con la mente di chi pensa alle elezioni politiche del prossimo anno con l’obiettivo di garantirsi una candidatura blindata. Diciamolo chiaramente: quando Mangialavori si è trovato a dover scegliere tra la candidatura di Talerico, con alle spalle Tallini, e quella di Donato, con in tasca la tessera del Pd, egli – fatte le opportune valutazioni – ha preferito la seconda opzione, la quale gli offriva la possibilità di non dover battagliare con Tallini al momento della composizione delle liste per le politiche. Tutto il resto ha avuto un valore secondario, compreso quello di creare un’anomalia grossa quanto una casa nel trascinare Forza Italia a sostenere un candidato con i trascorsi politici di Donato. Analogo discorso può essere fatto per trovare una spiegazione logica alla posizione assunta da Mangialavori in relazione al recente rimpasto nell’esecutivo Limardo, il cui travagliato iter ha portato ad un netto ridimensionamento degli assessori di Forza Italia in seno alla giunta, a tutto vantaggio di quelli facenti capo a Vito Pitaro. Tenuto presente che l’interesse da tutelare era quello di evitare valutazioni negative da parte dei vertici nazionali di fronte alla caduta dell’unico capoluogo di provincia calabrese non ancora in mano al centrosinistra, due sono le ipotesi formulabili: o Mangialavori ha ritenuto che una scatola vuota è sempre meglio di nulla, oppure il Comune è stato barattato in cambio di un futuro sostegno alle prossime consultazioni politiche da parte di Pitaro. Alla luce di quanto detto, non ci sentiamo di condividere il pensiero di coloro che sminuiscono le capacità di Mangialavori non ritenendolo adeguato al ruolo di coordinatore, al contrario lo consideriamo molto abile nel perseguire determinati obiettivi ed interessi; a nostro avviso il cuore della questione è diverso ed attiene alla circostanza che, laddove non vi sia coincidenza tra gli interessi e gli obiettivi generali del partito e della coalizione con i propri, egli pone la sua opera ad esclusivo servizio dei secondi.

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