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Natale a Vibo, don Varone chiede «una società giusta, ma ciascuno faccia la propria parte con carità»

Nel giorno della Vigilia il parroco di Santa Maria La Nova si rivolge alla città: «In un momento in cui tutti ci sentivamo provvisori abbiamo dato il meglio di noi. Ma i bisogni non sono cessati»

Natale a Vibo, don Varone chiede «una società giusta, ma ciascuno faccia la propria parte con carità»
Una veduta di Vibo e, nel riquadro, don Enzo Varone
Don Enzo Varone

«In un mondo sempre più lacerato ed in un contesto sociale sempre più incerto e senza riferimenti valoriali, arriva il Natale di Gesù che ci chiede di essere accolto perché abbiamo bisogno di Lui». Don Enzo Varone, parroco della chiesa di Santa Maria La Nova di Vibo Valentia, lancia il suo messaggio di fede ala città in questo giorno di Vigilia del Santo Natale, perché – dice alla nostra testata – «Natale non è una favola, ma è “favoloso” poiché è la proposta di una vita, la Sua, da collegare alla nostra affinché possiamo dare valore e certezza ad ogni realtà presente e questo non solo per chi è cristiano. Tutti, infatti, abbiamo la necessità di placare la nostra sete di “quiete” e di guardare ogni persona che ci è accanto con gli occhi sinceri di uomini veri, tutti sentiamo il desiderio di essere colmati di senso per costruire il bene che cerchiamo con grande forza». [Continua in basso]

«La storia ci ha messo drammaticamente alla prova»

Il parroco vibonese ricorda che «l’umanità ha attraversato un periodo storico che ci ha messi drammaticamente alla prova facendoci tirare fuori potenzialità anche inaspettate, espresse in aiuto reciproco che ha dato sostegno e conforto: lo abbiamo fatto. In un momento in cui tutti ci sentivamo “provvisori” abbiamo dato il meglio di noi scatenando la nostra capacità di solidarietà in modo straordinario, oggi sembra tutto passato, ma è Natale ancora, è proposta di vita ancora. I bisogni – incalza don Enzo Varone – non sono cessati, anzi sono aumentati, l’aiuto richiesto è permanente e noi dobbiamo essere pronti a dire il nostro “sì”: ci siamo ancora. Vogliamo accogliere la presenza di Gesù, Dio fatto carne, nella nostra umanità perché abbiamo bisogno di scoprire il vero senso della maternità e della paternità: Maria e Giuseppe non sono solo due simboli del nostro Presepe, ma – avverte don Enzo Varone – sono ciascuno di noi in quanto chiamati ad essere “generatori di vita” nel modo più confacente allo stato di ognuno: rifiutiamo la cultura della morte, che in modo sottile si insinua in tanti nostri gesti ordinari, per esaltare al contrario il dovere di fare tutto ciò che possiamo per dare sempre più vita alla vita».

«Nella nostra Betlemme, nella nostra Vibo, abbiamo bisogno di Gesù»

Profughi ucraini

Il pensiero del sacerdote corre poi «alle guerre che continuano a dilaniare l’esistenza di tanti nostri fratelli e che non possono lasciarci indifferenti. Non possiamo accontentarci di vivere le feste natalizie in un clima di allegria quando sappiamo che tantissime persone mancano di energia elettrica, non hanno riscaldamento, non hanno una casa perché bombardata, non possono essere accanto alle persone e ai loro affetti, quanta sofferenza siamo chiamati a lenire, eppure siamo ricoperti “di luci, feste e musica… ma Betlemme è qui”. Anche qui, nella nostra Betlemme, nella nostra Vibo Valentia, abbiamo bisogno che Gesù nasca ancora perché, ancora oggi, ci manca l’essenziale per vivere in una società che si voglia definire giusta: la tutela dei nostri anziani – osserva il sacerdote – e la valorizzazione della loro preziosa esperienza, l’assistenza dei fragili perché ammalati e bisognosi di risposte immediate ed efficaci, il sostegno verso tutti coloro che si trovano in condizioni disagiate e la cura e il rispetto dell’ambiente in cui siamo chiamati a vivere, con l’obbligo di custodirlo e di renderlo sempre più bello».

«Gesù ci impegna a fare ciascuno la propria parte con carità»

Per don Enzo Varone «Gesù che viene ci impegna in modo personale e responsabile a fare ciascuno la propria parte con carità, competenza e professionalità, per essere interpreti credibili della missione evangelica in un mondo che ci chiede, con sempre maggiore forza, di essere cristiani e cittadini autentici. Ci vogliamo sentire tutti chiamati a fare la nostra parte perché sentiamo l’urgenza di costruire un regno di pace e di amore che sia sempre più quello voluto dal “Signore del mondo e della storia” che ha a cuore, più di tutti, il bene e la salvezza. Non possiamo rimanere a guardare, non possiamo chiuderci nei nostri lamenti, non abbiamo il diritto di togliere il fondamento alla bellezza e alla verità che ci vengono offerte e donate. Che sia Natale vero, che sia pienezza di senso, che sia amore per tutti e con tutti, che sia pace che ricolmi e consoli il nostro cuore bisognoso: Tu ci sei necessario, Signore Gesù, ma anche tu – conclude il parroco -, uomo piccolo, ci sei necessario perché sei un bene prezioso, per me e per tutti».

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