venerdì,Aprile 12 2024

Disabilità, Progetti di Vita e Comuni: «Non tutte le famiglie hanno i mezzi per “difendersi”»

Il Forum Terzo settore rappresentato dal portavoce Conocchiella plaude la sentenza che condanna il Comune di Vibo per la mancata predisposizione del Progetto di vita a favore di un minore con disabilità ma sottolinea le difficoltà di numerosi nuclei familiari: «Anche loro meritano tutela»

Disabilità, Progetti di Vita e Comuni: «Non tutte le famiglie hanno i mezzi per “difendersi”»

Al fine di garantire l’integrazione scolastica, lavorativa, sociale e famigliare della persona con disabilità è necessario predisporre un progetto di vita individuale attraverso cui creare percorsi personalizzati. Molto più che un dovere morale dal momento che il principio è alla base della legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, conosciuta come legge 328 del 2000. Più nel dettaglio, i Comuni, d’intesa con le Aziende sanitarie locali, sono responsabili dei progetti e hanno l’obbligo di indicare i vari interventi di natura sanitaria, socio sanitaria e socio assistenziali di cui necessita la persona con disabilità nonché le modalità di una loro interazione.

Il caso di Vibo

Il Comune di Vibo Valentia

Ha suscitato non poco dibattito la pronuncia del Consiglio di Stato che ha condannato il Comune di Vibo Valentia al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, per la mancata predisposizione del Progetto di vita individuale a favore di un minore con autismo. Già nel 2022, il Tar della Calabria aveva obbligato l’Ente a redigere il Progetto di vita in favore del minorenne, che il Comune aveva attuato solo a seguito di tale provvedimento nonostante la battaglia intrapresa dalla famiglia già nei tre anni precedenti. L’ultima sentenza ha affermato l’importanza del Progetto di vita a favore dei disabili ai fini della realizzazione della piena inclusione, nonché il risarcimento del danno esistenziale patito dal minore, per ogni anno in cui si è protratta l’inerzia amministrativa. Un danno quantificato in un totale di 30mila euro cui il Comune dovrà aggiungere ulteriori 8mila euro a titolo di risarcimento delle spese affrontate dalla famiglia. Se da un lato, le associazioni vibonesi plaudono la sentenza, dall’altro la vicenda mette in luce una problematica di non poco conto. Ovvero la condizione di decine e decine di famiglie che faticano a far valere i propri diritti. Il portavoce del Forum Terzo Settore, Pino Conocchiella analizza: «Le sentenze hanno giustamente effetti solo tra le parti però se l’ente vuole seguire l’indirizzo dato può tranquillamente farlo. Ovviamente – aggiunge – il fine è quello di evitare contenziosi visto il precedente che comunque non vincola altro giudice a conformarsi».

Giuseppe Conocchiella

 La questione ha contorni ben chiari: «Noi del forum riteniamo che a tutela delle famiglie meno abbienti, non benestanti, l’estrema ratio dell’adire alle vie giudiziarie ha un costo che aggrava la disparità tra le famiglie con portatori di disabilità. Ove le istituzioni non dovessero osservano le leggi, come Ets, affrontiamo la difesa non dei singoli, ma di tutte le associazioni del settore e dei loro soci per una questione di uguaglianza e di assistenza ai più deboli economicamente. La sentenza è una vittoria, come tante precedenti di pari oggetto, di una famiglia per la quale siamo strafelici, ma ci mette in crisi per gli altri soci dell’associazione a cui non sarà rimborsato il danno causato dal Comune perché non difesi nei loro identici diritti». Un problema di non poco conto come rimarcato dal portavoce dei sodalizi vibonesi: «Il quesito che ci rode il cervello è: il Comune in mancanza di risorse per tutti coloro che hanno fatto richiesta da anni del progetto individuale, come si comporterà? Quanto costa ad una famiglia affrontare il percorso giudiziario essendo la sentenza senza valore giuridico erga omnes? Quanti avvocati saranno disponibili al gratuito patrocinio? Il Terzo Settore ha bisogno di fare rete perché non vi siano le disparità sociali legate al reddito o alle amicizie». In situazioni simili, tiene a precisare il portavoce Conocchiella «la responsabilità come chiaramente prescrive l’art. 14 della l. 328/2000 non solo a carico dei Comuni, ma parimenti delle Asp». In merito alla situazione vibonese, il tema dovrà «essere affrontato con i 50 Comuni attraverso il coordinamento dei tre Ambiti territoriali sociali, l’Asp e la partecipazione dei maggiori Enti provinciali di terzo settore».

LEGGI ANCHE: Autismo e condanna del Comune di Vibo, Scalese (Cgil): «Si apra un dibattito per trovare soluzioni»

Cure a bimbo affetto da autismo, il Consiglio di Stato condanna il Comune di Vibo rimasto inerte per anni

Autismo, Angsa Vibo: «Famiglie in difficoltà, il sostegno economico non basta»

Articoli correlati

top