martedì,Aprile 16 2024

L’impegno senza sosta del Wwf per salvare gli animali selvatici

L'incessante attività di recupero, le prime cure e l'invio nei centri di Catanzaro e Cosenza illustrati dal naturalista dell’associazione Pino Paolillo

L’impegno senza sosta del Wwf per salvare gli animali selvatici

Quando manca ancora un mese alla fine dell’estate, il Wwf vibonese traccia un primo bilancio dell’incessante attività di recupero, prime cure, alimentazione, delle liberazioni e dell’invio ai centri di recupero di decine e decine di animali selvatici delle specie più disparate. Un elenco dettagliato di tutti gli interventi è stato stilato dal naturalista dell’associazione, Pino Paolillo, nei momenti di pausa tra una chiamata di intervento, il recupero e la custodia temporanea degli animali in difficoltà. «Si è trattato, come avviene ormai dai primi anni ’80, di un lavoro immane che comporta enormi sacrifici in termini di tempo e di dedizione nei confronti di animali che necessitano di essere accuditi, sistemati in appositi contenitori e per i quali è necessario organizza quanto prima il trasferimento presso i due centri di recupero (Cras) autorizzati, quello di Catanzaro e di Cosenza. Un’attività questa che si avvale della collaborazione di molti soci del Wwf vibonese, a cominciare dal responsabile Guglielmo Galasso, della Lipu provinciale e delle guardie Ambientali Agro Forestali di Catanzaro e dell’Anpana per soggetti in difficoltà provenienti dalla provincia di Reggio Calabria. L’impennata dei recuperi, sottolinea Paolillo, si verifica in coincidenza con la stagione riproduttiva degli uccelli e la caduta di pulcini e giovani dai nidi, ma non sono mancati i casi di animali con fratture alle ali, collisioni, intossicazioni alimentari e altro. Solo a partire dal 10 giugno sono stati recuperati oltre 70 animali (una media di uno al giorno, con punte di cinque interventi in una sola giornata) in larghissima parte uccelli, a cui si sono aggiunti anche due pipistrelli. Considerando anche gli interventi dei mesi precedenti, sono stati recuperati, tra gli altri, due poiane e sei gheppi tra i rapaci diurni; un assiolo, sei civette e sette allocchi tra i rapaci notturni, oltre a una ventina di rondoni comuni, undici balestrucci, e poi rondini, merli, colombacci, tortore dal collare, e una faina restituita alla libertà dopo le cure presso il Cras di Catanzaro. E, sempre in tema di liberazioni, sono stati numerosi i pulcini e i giovani di rondone e di balestruccio, liberati direttamente dopo l’alimentazione protratta per diversi giorni, dall’alba fino al tramonto. Il tutto a spese proprie e senza alcun contributo da parte di nessuno, ma solo con la volontà e i sacrifici di chi non si rassegna all’idea che questi animali (di fatto protetti solo sulla carta) vengano abbandonati al loro destino di morte per fame o magari schiacciati dalle ruote di un’auto. Un impegno che non si è fermato neanche a Ferragosto, caratterizzato da tre interventi nella mattinata. A questo si deve aggiungere- continua Paolillo – l’attività di “consulenza telefonica” per animali rinvenuti anche in luoghi distanti della Regione, sul riconoscimento delle specie, sul comportamento e le precauzioni da adottare, sul tipo di alimentazione adatta e consigli per il conferimento ai Cras regionali. Dall’altro lato la Regione Calabria, mentre dichiara di voler tutelare la biodiversità, minacciata da incendi e inquinamento, alla prova dei fatti si contraddice ancora una volta, avendo emanato l’ennesimo calendario venatorio che per fare felici i cacciatori sacrifica la fauna selvatica, patrimonio di tutti, prevedendo di anticipare la caccia rispetto alle date previste dalla legge e di consentire l’uccisione anche di specie in grave declino che rischiano di scomparire per sempre. Per salvare un animale si impiegano giornate e sacrifici; per ammazzarlo – conclude Paolillo – basta premere un grilletto.

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