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I contrasti a Sorianello fra gli Inzillo ed i Nesci e le nuove dichiarazioni del pentito Nicola Figliuzzi sulle dinamiche criminali nelle Preserre vibonesi

Cronaca

Sarebbe stato il desiderio di vendicare l’omicidio di Salvatore Inzillo, ucciso a Sorianello il 21 giugno 2017 a provocare il tentato omicidio - sempre a Sorianello - di Giovanni, detto Alex Nesci, e del fratello Manuel, attinti da colpi d’arma da fuoco il 28 luglio dello scorso anno. Tale progetto criminale si salderebbe in modo inscindibile, secondo la Dda di Catanzaro, con gli assetti criminali consolidati nei comuni di Soriano, Sorianello e Gerocane, nonché con le complesse dinamiche in atto per la conquista della leadership mafiosa sul territorio, tra due fazioni contrapposte, all’interno dello stesso “locale” di ‘ndrangheta” noto come “locale di Ariola”. 

E’ questo il passaggio centrale dell’intera inchiesta che non ha retto al vaglio del gip del Tribunale di Vibo Valentia che ha escluso le aggravanti mafiose nel tentato omicidio di Giovanni (Alex) Nesci e del fratello minorenne Manuel, quest’ultimo affetto dalla sindrome di down. Che si sia trattato di uno scontro fra la più ampia compagine mafiosa degli Emanuele e quella contrapposta dei Loielo o se si sia dinanzi solo ad uno scontro fra le “famiglie” rivali degli Inzillo e dei Nesci di Sorianello, alcuni legami e dati di fatto sono tuttavia significativi per comprendere le dinamiche criminali nella zona delle Preserre vibonesi interessata da tempo da un vero e proprio scontro armato.

Viola Inzillo, 52 anni, nativa di Sorianello, residente a Gerocarne e Rosa Inzillo, 50 anni, di Sorianello, entrambe attualmente in carcere sono sorelle di Salvatore Inzillo, il 46enne ucciso il 21 giugno 2017 a Sorianello. Vincenzo Cocciolo, 30 anni di Gerocarne, altro soggetto che resta in carcere, è invece nipote di Salvatore Inzillo (figlio della sorella Teresa Inzillo), mentre Gaetano Muller, 19 anni, di Soriano Calabro, altro nipote di Salvatore Inzillo (figlio dell’arrestata Rosa Inzillo e quindi anche cugino di Vincenzo Cocciolo), per come riportato nel fermo della Dda di Catanzaro, “da tempo intrattiene una relazione sentimentale con la figlia di Gaetano Emanuele”, uno dei capi dell’omonimo clan di Ariola e Sorianello insieme al fratello Bruno Emanuele. “In talune occasioni risulta, addirittura, documentato che proprio Gaetano Muller - annota la Squadra Mobile di Vibo Valentia - abbia chiesto di poter effettuare un colloquio visivo in carcere con il capo cosca Gaetano Emanuele. Ciò a riprova dell’esistenza di un legame di affinità consolidato - secondo gli inquirenti - con la famiglia mafiosa degli Emanuele”. 

Domenico Inzillo, 63 anni, nativo di Sorianello, ma residente a Francica, è invece il fratello di Salvatore Inzillo. Nei suoi confronti non ha retto il fermo di indiziato di delitto della Dda di Catanzaro e lo stesso è stato scarcerato. Maria Rosa Battaglia, 84 anni, è invece la madre degli Inzillo, e si trova indagata a piede libero per la detenzione illegale di un fucile. Michele Nardo, 47 anni, di Sorianello, che resta in carcere, è invece il marito di Rosa Inzillo. Antonio Farina, 43 anni, di Soriano Calabro, per il quale non è stato convalidato il fermo né emessa l’ordinanza di custodia cautelare per assenza di gravità indiziaria, è invece nipote di Salvatore Inzillo per aver sposato una figlia di un’altra delle sorelle Inzillo. Antonio Farina è accusato di essere stato uno degli esecutori materiali del tentato omicidio di Giovanni (Alex Nesci) e del fratello minorenne Manuel, unitamente a Bruno Lazzaro, figlio di Viola Inzillo, ucciso a coltellate il 4 marzo scorso all’età di 27 anni. Anche Bruno Lazzaro avrebbe partecipato - secondo l’accusa - al tentato omicidio di Giovanni (Alex) Nesci e del fratello. Salvatore Emmanuele, 24 anni, residente a Gerocarne, è invece indagato a piede libero - in concorso con il defunto Bruno Lazzaro - per aver ostacolato l’identificazione della provenienza delittuosa di un’autovettura Fiat Punto (in ragione dell’assenza del numero di telaio), rinvenuta e sequestrata in data 23 gennaio 2018. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di mettere a segno il progetto omicidiario in danno di Giovanni (Alex) Nesci. Salvatore Emmanuele è il fratello di Giovanni Emmanuele, 30 anni, già coinvolto nell’operazione antidroga “Ghost” e già vittima di un tentato omicidio in data 1 aprile 2012 a Sorianello. “Sulla scorta delle emergenze investigative, Salvatore Emmanuele risulta essere il genero di Domenico Inzillo (fratello del defunto Salvatore Inzillo), in virtù della recente relazione sentimentale intrattenuta con una figlia di Domenico Inzillo”. In concorso con Salvatore Emmanuele risulta indagato anche Ferdinando Bartone, 19 anni, di Gerocarne, figlio di Vincenzo Bartone, anche lui condannato per associazione mafiosa nell’operazione “Luce nei boschi” quale uomo di fiducia del boss Bruno Emanuele con il quale è stato anche condannato il 16 febbraio scorso all’ergastolo dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro per il duplice omicidio (aprile 2002) dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo. “Sulla scorta delle emergenze investigative si accertava - scrivono gli inquirenti - il legame esistente tra Bartone Ferdinando e la figura di Emmanuele Salvatore rilevando che, per il tramite di questi, Ferdinando Bartone risultava essere entrato a sua volta nel circuito di frequentazioni e contatti della famiglia Inzillo”.

Michele Idà, 21 anni, indagato a piede libero per detenzione e porto in luogo pubblico di un fucile provento di un furto commesso a Montù Beccaria (Pv) l’8 maggio 2012, nonché di ulteriori armi e munizioni, è invece il figlio di Franco Idà, quest’ultimo cognato dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele, anche lui condannato nell’operazione “Luce nei boschi”. Michele Idà è quindi collegato da vincoli di affinità all’indagato Gaetano Muller, del quale è cugino “acquisito”, proprio in virtù della relazione intrattenuta da Muller con la figlia del boss Gaetano e anche nipote di Franco Idà. 

A conferma di alcuni legami e di alcune indicazioni sugli “schieramenti in campo”, anche il fatto che lo scooter sul quale si trovava a bordo Salvatore Inzillo, quando è stato ucciso il 21 giugno 2017, era di proprietà di Gaetano Muller. Ad avvertire la centrale operativa dei carabinieri di Serra San Bruno dell’omicidio di Salvatore Inzillo, è stata invece una telefonata anonima “effettuata da un soggetto che riferiva che gli autori dell’omicidio erano da identificarsi in Nesci Giovanni (Alex) e nel padre di questi, Angelo Nesci”. Gli accertamenti tecnici eseguiti hanno permesso agli investigatori di scoprire che tale telefonata “era stata effettuata da una cabina telefonica pubblica ubicata a Vibo Marina in via Parodi”. Da sottolineare, inoltre, che Salvatore Inzillo già il 23 novembre 2009 era stato destinatario di un tentato omicidio per il quale la Procura di Vibo ha iscritto sul registro degli indagati anche Angelo e Giovanni Alex Nesci, oltre a Nicola Rimedio, il 27enne di Sorianello ucciso nel giugno del 2012. Tali soggetti, unitamente ad altri due, già all’epoca erano stati destinatari degli accertamenti sui residui di povere da sparo (stub). 

In tale contesto si inseriscono le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia Nicola Figliuzzi, 27 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne, già condannato in primo grado a 20 anni di reclusione per l'omicidio di Giuseppe Matina, alias "Gringia", delitto commissionato dal clan Patania di Stefanaconi. Interrogato il 13 gennaio scorso, Nicola Figliuzzi rivela particolari di non poco conto anche sulla possibilità che autore dell’omicidio di Salvatore Inzillo potesse essere Giovanni (Alex) Nesci. “A tale proposito - ha fatto mettere a verbale Nicola Figliuzzi - intendo specificare che nel corso degli incontri fatti con Rinaldo Loielo, mi erano stati indicati una serie di soggetti che bisognava uccidere per riprendere il controllo delle estorsioni, della droga e in generale il potere sul territorio. In particolare - aggiunge Figliuzzi - bisognava uccidere i fratelli Bruno e Gaetano Emanuele nel caso fossero usciti dal carcere. Quando Rinaldo Loielo mi parlava di questa intenzione era presente Giovanni Nesci che loro chiamano Alex che era una delle persone che dovevano sparare per lui”. In foto dall'alto in basso: Salvatore Inzillo (ucciso), Giovanni (Alex Nesci), Bruno Emanuele, Gaetano Muller ed il pentito Nicola Figliuzzi

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