sabato,Luglio 2 2022

Rinascita Scott: Bartolomeo Arena, le “talpe” in Tribunale e tra le forze dell’ordine

Il collaboratore di giustizia si è soffermato sull’assistente giudiziario Danilo Tripodi e sul carabiniere Antonio Ventura. I legami scomodi e le notizie riservate passate ai clan

Rinascita Scott: Bartolomeo Arena, le “talpe” in Tribunale e tra le forze dell’ordine
Danilo Tripodi

Impiegati del Tribunale di Vibo Valentia e legami pericolosi. Bartolomeo Arena nel corso della deposizione del maxiprocesso Rinascita Scott si è anche soffermato sulla figura dell’imputato Danilo Tripodi, 40 anni, in servizio al Tribunale di Vibo Valentia come assistente giudiziario, accusato dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziarifalsità materiale in atti pubblici e abuso d’ufficio. «Danilo Tripodi – ha affermato Bartolomeo Arena rispondendo alle domande del pm Annamaria Frustaci – ha sposato una Lo Bianco ed era amico del carabiniere Antonio Ventura», anche lui sotto processo in Rinascita Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e tre ipotesi di rivelazione di segreti d’ufficio. «Era Antonio Macrì – ha affermato il collaboratore – a fare dei lavori a casa di Danilo Tripodi. Ed è stato Macrì ad informarci di indagini in corso e di arresti non firmati dal gip di Vibo fra il 2017 ed il 2018. Antonio Macrì ci avvertì che il suo nome circolava nella Procura di Vibo Valentia e anche Giuseppe Camillò disse che un giudice non aveva formato gli arresti. Danilo Tripodi – ha aggiunto Bartolomeo Arena – era pure molto amico di Renato Iannello di San Gregorio d’Ippona. Renato Iannello è figlio di Giovanni, ucciso negli anni ’80 a San Gregorio d’Ippona in un agguato di mafia. Renato Iannello è fratello di Franco Iannello, e sempre Renato Iannello trafficava cocaina insieme a Giuseppe Topia a cui ha fatto da compare d’anello». [Continua in basso]

La posizione di Renato Iannello è stata nel dicembre scorso stralciata – unitamente a quella di altri 19 indagati – e trasmessa dal gip distrettuale, Claudio Paris, alla Procura ordinaria di Vibo Valentia. Già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, Renato Iannello è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per il delitto di omicidio, nonché per reati in materia di armi e di stupefacenti. E’ stato poi  deferito in stato di libertà per associazione mafiosa nell’operazione “Rima” contro il clan Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio d’Ippona ed è fratello di Francesco Iannello, quest’ultimo nel troncone con rito abbreviato di Rinascita-Scott e nei cui confronti nel febbraio scorso la Dda di Catanzaro ha già chiesto la condanna a 5 anni di reclusione.

Antonio Ventura

«Il fratello di Danilo Tripodi – ha aggiunto Bartolomeo Arena – si chiama Michele Tripodi ed era legato alla cosca Crea di Rizziconi, essendo molto amico di Mimmo Crea, figlio di Teodoro Crea. Grazie al carabiniere Antonio Ventura, Michele Tripodi trovò una microspia nell’auto. E’ stato lo stesso Michele Tripodi a riferirmi della cosa – ha sostenuto il collaboratore – in quanto con me ci siamo cresciuti».
Altra persona che avrebbe fornito “notizie riservate” sarebbe stato «Michele Galati, imparentato sia con i Lo Bianco che con i Galati di Piscopio e anche lui sosteneva che il carabiniere Ventura fornisse notizie ai Piscopisani». Su Danilo Tripodi, infine, Bartolomeo Arena ha sostenuto che in passato aveva un negozio di pelletteria sul corso di Vibo e da ultimo un B&B con Marco Lo Bianco in via De Gasperi a Vibo». Anche la posizione di Marco Lo Bianco è stata stralciata dal gip distrettuale e trasmessa nel dicembre scorso alla Procura di Vibo. Secondo l’accusa, Danilo Tripodi ed il cugino Marco Lo Bianco acquisito notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete, rivelandone la conoscenza, in assenza di istanze di rilascio di copia degli atti autorizzate dal titolare del procedimento.

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