lunedì,Marzo 4 2024

Operazione Olimpo: la tentata estorsione a Tropea e il ruolo di intermediario del geometra Scordo

L’imprenditore ed ex consigliere comunale risponde in concorso con Gaetano Muscia ed i fratelli Domenico e Antonio Mancuso. Nei suoi confronti anche l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa

Operazione Olimpo: la tentata estorsione a Tropea e il ruolo di intermediario del geometra Scordo
Domenico Mancuso

Avrebbe avuto diretti contatti con diversi esponenti della criminalità organizzata, il geometra Pasquale Scordo, 80 anni, di Tropea, in passato anche ex consigliere comunale. Alla sua figura gli inquirenti dell’operazione Olimpo attribuiscono un ruolo importante ed infatti gli contestano il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare per essersi proposto come intermediario tra l’imprenditore Domenico De Lorenzo – evidenzia il gip – e la ‘ndrina dei Mancuso, inducendo il primo a corrispondere denaro in favore della consorteria criminale ed ottenendo dagli esponenti di quest’ultima agevolazioni consistenti nella prelazione sull’attività di intermediazione. I gravi indizi di reato sono costituiti dalla denuncia della parte offesa, dalle conversazioni intercettate e dai servizi di osservazione”. [Continua in basso]

Pasquale Scordo, imprenditore attivo nel settore immobiliare, si sarebbe dunque reso – secondo l’accusa – parte attiva del circuito che alimentava la condotta intimidatoria perpetrata in danno della vittima. “Del resto – spiega il gip – la sua vicinanza alle consorterie locali è emersa anche nell’operazione denominata Costa Pulita. Dagli elementi richiamati, in particolare, emerge che Pasquale Scordo compulsava il De Lorenzo all’adempimento del “dovere”, consistente nell’elargizione di una somma di denaro, proveniente dagli utili della propria attività, allo scopo di ottenere protezione, ponendosi come intermediario della faccenda”. Pasquale Scordo emergerebbe così quale punto di riferimento delle attività economiche e delle somme di “denaro da acquisire da parte dell’articolazione riconducibile ai Mancuso nonché pienamente consapevole della caratura dei personaggi con i quali si interfacciava e al contempo disposto, pur di avvantaggiarsi della posizione di rilevanza che deriva dalla vicinanza al gruppo, a scendere a compromessi con i sodali”.

L’accusa di tentata estorsione

Gaetano Muscia

Il reato di tentata estorsione, aggravata dalle modalità mafiose, viene quindi contestato a Pasquale Scordo in concorso con Gaetano Muscia, 59 anni, di Tropea, e i fratelli Antonio e Domenico Mancuso, di 40 e 48 anni, entrambi figli del boss Giuseppe Mancuso (cl. ’49), alias ‘Mbrogghja. Vittima l’imprenditore tropeano Domenico De Lorenzo, titolare della società “De Lorenzo Edilizia S.r.l.”, avente ad oggetto attività di rivendita di materiale edile. Le indagini – sottolinea il gip – prendono le mosse dal verbale delle sommarie informazioni rese dal De Lorenzo in data 27 febbraio 2018, nel corso delle quali lo stesso, parlando dei rapporti intercorrenti con il geometra Pasquale Scordo, riferiva di avere con lui una conoscenza di famiglia e rapporti di natura professionale; dichiarava altresì di aver ricevuto dallo stesso una visita il mese precedente nel corso della quale aveva appreso che Domenico Mancuso si era recato da lui lamentando il fatto che De Lorenzo non facesse il “dovere”, per cui lo stesso Scordo gli aveva suggerito di cercare il modo di risolvere la questione. Dopo tale episodio il De Lorenzo, nell’intento di sollevare lo Scordo dalla funzione di intermediario, aveva raggiunto quest’ultimo presso il suo studio e gli aveva chiesto di riferire al Mancuso di andare a parlare direttamente con lui, incontrando, tuttavia, il fermo rifiuto del geometra, motivato dalla considerazione che il Mancuso sarebbe stato capace di qualsiasi cosa e paventando, così, il rischio di un pestaggio o di un attentato dinamitardo”. De Lorenzo – sentito successivamente dagli investigatori – chiariva anche che il riferimento al dovere veniva inteso come l’obbligo di corrispondere una somma di denaro, essendo questa una prassi invalsa in quel territorio e che – sottolinea il gip – non aveva sporto denuncia per paura di ritorsioni”.

L’incontro monitorato dalla polizia

In seguito a tali dichiarazioni, la polizia decideva così di monitorare un incontro tenutosi tra Pasquale Scordo e De Lorenzo in data 11 agosto 2018, durante il quale il primo (Scordo) riferiva all’imprenditore di aver ricevuto una visita da parte di Gaetano Muscia, inviato da Domenico Mancuso (“Mico”), il quale aveva sollecitato il pagamento, incontrando, però, il rifiuto del De Lorenzo”. Nel prosieguo della conversazione lo Scordo consigliava, tuttavia, allo stesso De Lorenzo di “rivolgersi a Antonio Maccarone, suo compare di anello, per cercare un’intermediazione con Mancuso e chiudere, così, la vicenda”. In data 4 ottobre 2018, Domenico De Lorenzo riferiva quindi “alle pubbliche autorità che in data 12 agosto 2018 aveva inviato un messaggio allo Scordo nel quale ribadiva la propria intenzione di non aderire alle richieste estorsive di Domenico Mancuso”.

Il gip su Pasquale Scordo

Alla luce degli elementi raccolti, il gip sottolinea quindi i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Pasquale Scordo sia per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, sia per il delitto di tentata estorsione aggravata dalle finalità mafiose. Sempre il gip ricorda inoltre che la figura di Pasquale Scordo “come soggetto fidelizzato alla cosca Anello di Filadelfia è emersa pure nell’inchiesta giudiziaria denominata Imponimento”.

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