domenica,Febbraio 25 2024

Droga: operazione Handover, condanne definitive per due vibonesi e un rosarnese

Sentenza della Cassazione per un troncone dell’inchiesta che ha colpito i clan Pesce e Cacciola di Rosarno. Di Limbadi e Joppolo i due condannati

Droga: operazione Handover, condanne definitive per due vibonesi e un rosarnese

Sentenza della Cassazione per due imputati del Vibonese ed un rosarnese coinvolti in un troncone dell’operazione Handover della Dda di Reggio Calabria che mira a far luce su un traffico di droga gestito dai clan Pesce e Cacciola di Rosarno. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di Michele Grasso, di 42 anni, di Rosarno, confermando quindi la condanna per lui a 4 anni e 40mila euro di multa. Dichiarati poi inammissibili i ricorsi di Piero Schimio, 28 anni, di Mandaradoni Limbadi, condannato a 3 anni e 25mila euro di multa, e del cognato Giovanni Burzì, 33 anni, di Joppolo, condannato a 3 anni e 30mila euro di multa. I tre ricorrenti in Cassazione sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali. Sono stati tutti riconosciuti, quindi, responsabili di reati concernenti il traffico di sostanza stupefacente del tipo marijuana. Quale pena accessoria è stata disposta già in appello la sospensione della patente di guida per due anni. Giovanni Burzì e Piero Schimio erano accusati, in concorso tra loro, di aver acquistato, detenuto e trasportato un chilo di sostanza stupefacente del tipo marijuana ricevuta da Giuseppe Cacciola (cl. ‘87) e Antonino Pesce (cl. ’93). Il reato si sarebbe consumato a Rosarno il 13 gennaio 2018. Giuseppe Cacciola e Antonino Pesce, dopo aver preparato una confezione da un chilo di droga, l’avrebbero “consegnata a Giovanni Burzì e Piero Schimio, con i quali era stato organizzato un incontro. Michele Grasso è stato invece ritenuto responsabile della cessione di circa tre chilogrammi di stupefacente in favore di alcuni cessionari non identificati, resa possibile dall’intermediazione di Antonino Pesce e Rocco Pesce.
Giovanni Burzì è un volto noto alle forze di polizia. La stessa ordinanza dell’operazione Handover ricorda infatti di essere stato controllato in compagnia di diversi esponenti della famiglia Mancuso di Limbadi e Nicotera: Giuseppe ed Emanuele Mancuso, entrambi figli di Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere” (Emanuele Mancuso è passato fra le fila dei collaboratori di giustizia dal giugno 2018); Antonio Mancuso, figlio del boss Giuseppe Mancuso (cl ’49); Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”.

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