“Rinascita-Scott”: nuove decisioni dal Tribunale del Riesame

Lasciano il carcere presunti esponenti dei clan Lo Bianco, Soriano, Bonavota e Gasparro
Lasciano il carcere presunti esponenti dei clan Lo Bianco, Soriano, Bonavota e Gasparro
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Vincenzo Mantella

Tredici nuove decisioni del Tribunale del Riesame per gli indagati dell’inchiesta “Rinascita-Scott”. Lasciano il carcere e tornano in libertà Vincenzo Mantella, 34 anni, di Vibo Valentia e Michelino Scordamaglia, 45 anni, di Vibo Marina. Dal carcere ai domiciliari, invece, Gianluigi Cavallaro, 34 anni, di Nicotera Marina, tutti difesi dall’avvocato Francesco Sabatino. Ordinanza di custodia cautelare in carcere annullata anche nei confronti di Michele Bonavota, 53 anni, di Sant’Onofrio (avvocato Diego Brancia) che ritorna in libertà al pari di Alex Prestanicola, 29 anni, di Filandari (avvocati Diego Brancia e Sergio Rotundo). Lascia il carcere e passa agli arresti domiciliari Pasquale D’Andrea, 31 anni, di Vibo Valentia, residente a Bivona (avvocato Brancia). [Continua dopo la pubblicità]

Alex Prestanicola

Lascia poi il carcere Francesco Gasparro, 49 anni, di San Gregorio d’Ippona (avvocato Giuseppe Di Renzo), così come Domenico Lo Bianco, 42 anni, di Vibo Valentia, alias “Mimmu U Zazzu”, e Massimiliano De Vita, 39 anni, di Pizzo (detto “U Reju”), entrambi difesi dall’avvocato Antonio Porcelli (De Vita anche dall’avvocato Francesco Marincola). Dal carcere ritornano liberi anche Filippo Fuscà, 39 anni, di Vibo Valentia (avvocati Giuseppe Bagnato e Salvatore Pronestì) e Rosario Romano, 68 anni, di San Leo di Briatico (avvocato Giuseppe Bagnato). Infine, dagli arresti domiciliari ritorna in libertà Giuseppina De Luca, 52 anni, di Vibo Valentia, mentre il marito Giuseppe Fortuna, 57 anni, di Vibo dal carcere passa ai domiciliari (avvocati Giosuè Monardo e Sergio Rotundo).

massimiliano devita
Massimiliano De Vita

Le accuse. Vincenzo Mantella è accusato del reato di associazione mafiosa e di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di Antonio Del Giudice, titolare della concessionaria di moto a Vibo denominata “Motostore”. Il 14 dicembre 2016 dinanzi l’esercizio commerciale sono state trovate due cartucce di fucile. Per tale vicenda, in concorso con Vincenzo Mantella sono indagati  anche: Carmelo Chiarella, Marco Startari, Ros La Bella, Salvatore Morelli, Francesco Antonio Pardea, Raffaele Pardea.

Michelino Scordamaglia e Filippo Fuscà sono invece accusati della detenzione e del porto in luogo pubblico di due fucili. Secondo l’accusa, Filippo Fuscà nel gennaio 2017 avrebbe venduto a Scordamaglia i due fucili al prezzo di mille euro ciascuno.

Gianluigi Cavallaro è invece accusato di concorso in estorsione (aggravata dal metodo mafioso) insieme a Giovanni Rizzo, 48 anni, di Nicotera. I due, con violenza e minaccia, avrebbero costretto fra il novembre ed il dicembre del 2016 Luigi e Giuseppe Furci a cedere a Rizzo degli immobili siti in contrada Gagliardi di Nicotera Marina, dietro un corrispettivo notevolmente inferiore al valore del mercato quale ingiusto profitto dell’attività di usura contestata a Giovanni Rizzo ai danni di Luigi Furci. Rizzo e Cavallaro avrebbero inoltre aggredito Luigi Furci con dei bastoni di legno e metallo sino a farlo rovinare al suolo.

Associazione mafiosa è invece il reato contestato a Michele Bonavota (clan Bonavota di San’Onofrio) Alex Prestanicola (clan Soriano di Filandari) Pasquale Antonio D’Andrea (clan Lo Bianco di Vibo) e Francesco Gasparro (avrebbe preso parte al locale di ‘ndrangheta formato dentro il carcere di Vibo dal boss di Zungri Giuseppe Accorinti). Domenico Lo Bianco è invece accusato di tentata estorsione insieme a Sergio Gentile, Emilio Gentile (alias “Toba”), Antonio Profeta e Antonio Iannello, mentre Massimiliano De Vita è accusato (aprile 2017 sino al marzo 2018) di tentata estorsione insieme a Lucia Galati per aver preteso il pagamento di ottomila euro da un acquirente di una partita di stupefacenti.

Rosario Romano

Per Rosario Romano l’accusa è invece quella di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di una pistola, la stessa arma che sarebbe stata occultata insieme a Giuseppe Romano, 61 anni, al fine di garantire l’impunità a Paolo Romano dal reato di tentato omicidio, dopo che lo stesso aavrebbe esploso dei colpi e ferito il fratello Francesco Romano il 17 agosto 2016.

Infine, Giuseppe Fortuna e la moglie Giuseppina De Luca sono accusati del reato di intestazione fittizia della società “F&G srl” (con l’aggravante di aver favorito il clan Bonavota), attiva nel settore edilizio avente sede a Triparni ritenuta nella piena disponibilità di Giuseppe Fortuna (cl.77), coadiuvato nella gestione dell’impresa da Giuseppe Fortuna (cl. ’66).

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