mercoledì,Aprile 21 2021

Uno straordinario Diego Cambareri illumina Imola

Il giovane chitarrista vibonese incanta la platea dell’International Piano Festival strappando applausi a scena aperta. La sua esibizione dedicata alla compianta Greta Medini

Uno straordinario Diego Cambareri illumina Imola

Non poteva esserci esordio migliore, presso la più importante istituzione di eccellenza del nostro Paese, per Diego Cambareri, il giovane virtuoso vibonese della chitarra. L’Accademia Pianistica Internazionale di Imola ha infatti ospitato il suo recital nei giorni scorsi. E per Diego Cambareri, che va ormai affermandosi come una delle stelle più brillanti del firmamento concertistico internazionale, è stato un trionfo.

Un trionfo tributato nel prestigioso Auditorium di Palazzo Monsignani Sassatelli dall'”International Piano Festival“, che l’Accademia imolese promuove sin dal 2002.

Intanto, c’è da osservare che manifestazioni concertistiche di simile portata, sono usualmente precluse ai chitarristi classici. Il fatto, tuttavia, che l’Accademia Pianistica di Imola, nella persona del suo docente di chitarra, il maestro Giovanni Puddu (del quale Diego Cambareri frequenta l’autorevole Scuola di Interpretazione Musicale) nonché del suo storico fondatore e direttore, il maestro Franco Scala, lo abbia prescelto, rappresenta un fatto di primaria importanza.

Nel programma presentato alla prestigiosa platea, Diego Cambareri, ha fatto rifulgere tutto il suo talento di interprete. La cura del suono e la proprietà delle scelte fraseologiche si sono manifestate appieno sin dall’esordio del programma, affidato al celebre “Preludio n. 2” di Heitor Villa-Lobos. Nel trittico successivo di Agustìn Barrios, intitolato “La catedral”, Cambareri ha messo in luce la struggente vena nostalgica e ieratica che contraddistingue il compositore latino-americano.

L’impervia “Fantasia op. 16” di Luigi Legnani, che trae spunto dalla più nota aria di Paisiello (“Nel cor più non mi sento”), ha chiuso il primo tempo. E Diego Cambareri ha qui disvelato quanto profonda e musicalmente incisiva fosse la sua intentio espressiva: la virtuosità trascendentale, posta al servizio della purezza dell’idea musicale, ha letteralmente sbalordito il pubblico.

Dopo l’intervallo, nel quale il giovane interprete vibonese ha incassato le felicitazioni più fervide da parte dello stesso maestro Franco Scala (il quale ha parlato, a proposito di Diego Cambareri come di “un fuoriclasse di prima grandezza”), l’esecutore si è ripresentato al pubblico con la brillante “Gran Jota de Concierto” di Francisco Tàrrega. Uno sfavillio di colori e di timbri, ottenuti con una naturalezza ed una padronanza che, all’età di Diego Cambareri, è pressoché impossibile incontrare nelle Sale da Concerto.

Il gran finale, affidato alla “Fantasie Hongroise op. 65 n. 1” di Johann Kaspar Mertz, ha fatto il resto. Il pubblico del Festival ha tributato una standing ovation al concertista vibonese di tali proporzioni, da costringerlo ad un doppio bis.

E qui Diego Cambareri, dopo avere stupito tutti per la sua bravura, ha commosso la platea, dedicando il Concerto ed i bis richiestigli a gran voce, ad una grandissima musicista vibonese ingiustamente scomparsa: l’indimenticabile Greta Medini, mancata ad appena 25 anni ed anch’ella, come Diego Cambareri, formatasi presso l’Accademia Pianistica Internazionale di Imola. Un concerto che sarà davvero disagevole non ricordare a lungo.

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