Narcotraffico internazionale: dimezzata la condanna di Giuseppe Mancuso

Accolto il “continuato” per Pino Bandera, condannato nelle operazioni Decollo e Grandi firme
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Giuseppe Mancuso (Pino Bandera)

La Corte d’Appello di Reggio Calabria, condividendo le argomentazioni formulate dall’avvocato Francesco Capria, ha accolto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato nei confronti di Giuseppe Mancuso, 60 anni, di Limbadi, detto “Pino Bandera”. L’accoglimento da  parte della Corte reggina è avvenuto a seguito di incidente di esecuzione presentato dal legale di fiducia, il quale aveva  evidenziato che le condanne riportate da Giuseppe Mancuso nel processo c.d. “Decollo” e nel processo c.d. “Grandi Firme”, fossero avvenute nell’ ambito del medesimo disegno criminoso. L’avvocato Francesco Capria aveva evidenziato che dagli atti relativi ai due processi era possibile cogliere la presenza di quegli elementi oggettivi dimostrativi della sussistenza di un’unica ed originaria ideazione criminosa nel cui alveo dovevano essere ricondotte le singole violazioni commesse con autonome volizioni.

Il giudice dell’esecuzione ha ritenuto fondato quanto evidenziato dal difensore stabilendo esserci unicità del disegno criminoso in quanto ha ritenuto esserci la sussistenza della presenza di quegli indici rilevatori che, in base a quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, sono dimostrativi dell’ unico programma criminoso. Pertanto, la Corte di Appello di Reggio Calabria ha rideterminato nei confronti del Mancuso la pena riportata nel processo “Grandi Firme” che passa da otto a tre anni. Giuseppe Mancuso è stato ritenuto responsabile nell’operazione “Grandi firme” di aver trafficato e fatto giungere in Calabria oltre tre tonnellate di cocaina. Nel processo nato dall’operazione “Decollo” del 2004, invece, Giuseppe Mancuso ha rimedito 18 anni di reclusione, pena interamente già scontata.

Pino Bandera (fratello di Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”) si trova detenuto nel carcere di Tolmezzo. In passato era stato coinvolto anche nella storica operazione “Dinasty” contro il clan Mancuso. Condannato a 6 anni per associazione mafiosa dal Tribunale di Vibo Valentia, era poi stato assolto in appello. 

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