mercoledì,Aprile 21 2021

Spaccio di droga nelle Preserre, due condanne definitive

La Cassazione annulla con rinvio per una terza posizione. Due dei condannati sfuggiti ad altrettanti agguati fra cui anche quello in cui ha perso la vita Filippo Ceravolo

Spaccio di droga nelle Preserre, due condanne definitive
Giovanni Emmanuele

La terza sezione penale della Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale ha confermato per Giovanni Emmanuele, 33 anni, di Gerocarne, e per Domenico Tassone, 36 anni, di Soriano Calabro, la condanna emessa il 3 febbraio dello scorso anno dalla Corte d’Appello di Catanzaro al termine dell’operazione denominata “Biancaneve” relativa ad un traffico di droga. Annullamento con rinvio, ma per la sola qualificazione giuridica del fatto e la concedibilità delle attenuanti generiche (rigettando nel resto) per Pietro Nadile, 46 anni, di Sorianello. La pena per Giovanni Emmanuele è quindi di 7 anni, 8 mesi e 10 giorni di reclusione ed euro 28.000 di multa, mentre Domenico Tassone è stato condannato ad anno e quattro mesi ed euro 800 di multa. Per Pietro Nadile la condanna ammontava a 2 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione ed euro 5.600,00 di multa, ma è stata annullata con rinvio (sarà necessario un nuovo processo di secondo grado) poiché la motivazione della Corte d’Appello per lui non è stata ritenuta dalla Cassazione adeguata in relazione alla possibile configurabilità del “piccolo spaccio”. Sono stati tutti ritenuti responsabili di differenti episodi di cessione e detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, previa riqualificazione per il solo Tassone. [Continua in basso]

Domenico Tassone

Dall’inchiesta “Biancaneve”, è emerso che i condannati comunicavano al telefono utilizzando un linguaggio criptico, decifrato però dagli investigatori della Squadra Mobile di Vibo. Si è così scoperto che per indicare la droga venivano usate parole come “operaio”, “rumeno”, “negro”,“il figliolo della prima volta”, oppure per comunicare che la sostanza non era buona, o che non aveva gli stessi effetti allucinogeni di quelle precedenti, venivano usate frasi del tipo “il negro non lavora per niente”, oppure “porta il figliolo della prima volta”.
Giovanni Emmanuele (cugino del boss Bruno Emanuele) nell’aprile del 2012 è rimasto gravemente ferito nell’ambito della faida che fra gli Emanuele ed i Loielo, clan attivi nelle Preserre vibonesi. Domenico Tassone, invece, sarebbe stato il vero bersaglio dell’agguato che la sera del 25 ottobre del 2012 costò la vita al 19enne Filippo Ceravolo che si trovava con lui in auto (dopo avergli chiesto un passaggio) prima di essere raggiunto da una scarica di pallettoni.

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