sabato,Dicembre 3 2022

Il Corsivo | Nel Vibonese è corsa per una poltrona in Parlamento fra slogan e silenzi

I parlamentari uscenti giurano di aver dato il meglio di se stessi per il territorio e di essersi spesi al massimo per i cittadini, ma sui temi “scomodi” restano fedeli al motto siciliano del “Calati juncu ca passa la china”

Il Corsivo | Nel Vibonese è corsa per una poltrona in Parlamento fra slogan e silenzi

Campagna elettorale per le Politiche iniziata nel Vibonese a suon di slogan, aria fritta, propaganda a buon mercato e soprattutto “strategie” in vista della conquista di un’agognata “poltrona” che significa benefici personali, un “posto al sole” e la possibilità di maturare – come già fatto dai parlamentari uscenti del Vibonese Giuseppe Mangialavori, Dalila Nesci, Riccardo Tucci e Antonio Viscomi – un bel vitalizio dall’età di 65 anni. Per i problemi del territorio c’è tempo anche se a sentire i diretti interessati vi ripeteranno all’infinito di aver in questi anni speso il meglio di se stessi in favore dei cittadini e del Vibonese e di aver dato il “massimo”. Chi è rimasto fuori da una poltrona romana, ed anche da quella comoda a Reggio Calabria a Palazzo Campanella, adesso scalpita per una conquista di un “posto al sole”, complice anche la presenza sullo scenario politico nazionale di partiti come Italia Viva di Matteo Renzi (a cui a febbraio ha aderito pure l’ex deputato Pd Bruno Censore che punta ad una ricandidatura) o Azione di Carlo Calenda pronti a riciclare davvero di tutto e ben facendo comprendere ai cittadini cosa è per loro davvero importante: l’adesione al partito da qualunque parte si provenga ed a prescindere se sino al giorno prima si rappresentava (a parole) il peggio del peggio e l’avversario. [Continua in basso]

Gelmini, Calenda e Carfagna

Conta unicamente l’etichetta, la nuova adesione e la nuova tessera in tasca, tutto il resto appartiene al passato esattamente come si fa quando una squadra di calcio acquista un giocatore da un’altra squadra. E così, seguendo tale “logica” che fa a cazzotti con valori, coerenza e con la stessa idea di credibilità politica, dopo aver accolto a braccia aperte personaggi con il berlusconismo nel dna come il ministro Mara Carfagna e l’ex ministro Maria Stella Gelmini, non meraviglia che nel partito di Calenda abbia bussato o provi a bussare pure il vibonese Vito Pitaro, ex Rifondazione comunista, ex Comunisti italiani (espulso da tale partito), ex socialisti, ex Pd, non sappiamo se già ex vicino a Forza Italia, ma di certo leader locale del gruppo “Città Futura” che tiene in vita al Comune di Vibo una maggioranza (ed un’amministrazione guidata dal sindaco Maria Limardo) che ieri ha approvato l’assestamento di bilancio con soli 13 voti.

Vito Pitaro

Con buona pace del consigliere comunale Stefano Luciano e dei suoi di “Azione” che in questi mesi hanno cercato di fare un’opposizione credibile alla politica comunale guidata dal sindaco Maria Limardo, dal senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori ed dall’ex consigliere regionale Vito Pitaro, proprio quest’ultimo sarebbe volato a Roma per tastare le condizioni di una sua possibile candidatura in Parlamento fra le fila del partito di Carlo Calenda. Fantapolitica? Il tempo darà tutte le risposte, al pari della mancata ricandidatura con Forza Italia dello stesso Pitaro in Consiglio regionale il cui nome qualche mese prima era stato fatto dal collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena in pubblica udienza nel maxiprocesso Rinascita Scott. Quel che appare certo è che ad oggi saranno sicuramente ricandidati in Parlamento l’attuale coordinatore regionale e senatore uscente di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori, il sottosegretario Dalila Nesci (nelle fila di Di Maio dopo l’uscita dai Cinque Stelle che in questi giorni hanno, fra l’altro, imposto la non ricandidatura a chi ha già fatto due mandati in Parlamento), il deputato Riccardo Tucci con il M5S. Non bisogna inoltre dimenticare che nel collegio di Vibo-Soverato nel 2018 è stata eletta anche la senatrice Silvia Vono che in meno di una legislatura è riuscita a cambiare ben tre partiti: M5S, Italia Viva di Renzi e poi Forza Italia. Tutto da vedere, invece, se il Pd punterà ancora sul deputato Antonio Viscomi, mentre dovrebbe essere ricandidato il senatore Fausto De Angelis, riuscito ad approdare da Vibo Valentia in Parlamento nel marzo scorso addirittura con la Lega di Salvini quando aveva già lasciato il partito per poi farvi rientro una volta eletto a Palazzo Madama. [Continua in basso]

Nicola Morra e Giuseppe Mangialavori

In tale partita a scacchi in vista dei futuri “assetti” politici, l’imperativo negli ultimi mesi per alcuni dei parlamentari uscenti vibonesi è stato quello di fuggire dalle “chiamate” in causa scomode, anche dirette ed in prima persona, per restare fedeli al motto siciliano del “Calati juncu ca passa la china”. Non una parola, infatti, è arrivata in questi giorni dal sottosegretario Dalila Nesci – componente anche della Commissione parlamentare antimafia – su quanto sollevato dal presidente dell’Antimafia, Nicola Morra, sul Comune di Tropea (paese di residenza della stessa Nesci) e sul pericolo di infiltrazioni mafiose nell’ente, al pari del silenzio scelto dalla stessa Nesci, chiamata in causa sempre da Morra, per la sua presenza ad un matrimonio in cui la relazione di scioglimento per mafia del Comune di Soriano ha messo in evidenza che erano presenti pure otto personaggi legati ai clan delle Preserre.

Il sindaco di Soriano Vincenzo Bartone (Fi) e Dalila Nesci al matrimonio

Non una parola – proseguendo un silenzio che sul tema dura da due anni – è arrivata neppure dal senatore Mangialavori rispetto a quanto richiesto allo stesso dal senatore Morra in ordine all’inchiesta Imponimento ed ai voti del clan Anello di Filadelfia, mentre su entrambi i casi si registra anche il silenzio dei deputati Viscomi e Tucci che hanno scelto la via del “non sento, non vedo e non parlo” pure sulla situazione che si registra alla Provincia di Vibo dove – sempre dal presidente della Commissione antimafia – è stato chiesto l’invio di una Commissione di accesso agli atti a causa del rinvio a giudizio del suo presidente Salvatore Solano nell’inchiesta Petrol mafie (e non solo per questo). In tale scenario si muove poi un fitto sottobosco fatto di lacchè, gente senza lavoro e che vive solo grazie alla politica ed un esercito di voltagabbana sempre pronti ad offrire pacchetti di voti al miglior offerente. Un sottobosco costituito in alcuni casi anche da sindaci, assessori e consiglieri comunali, pronti a prostrarsi al “potente” di turno perché in fondo c’è chi è nato per fare questo e per il mantenimento di una poltrona venderebbe l’anima al diavolo. Tutto il resto può attendere.

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