martedì,Luglio 23 2024

Vibo, la Corte dei Conti boccia il Piano di riequilibrio: chiesto un Consiglio comunale aperto

Per il gruppo "Vibo Resistenti" si tratta di «uno schiaffo che l'intera città subisce per la incapacità della sua classe dirigente». La richiesta avanzata al sindaco perché cittadini e associazioni possano dare il proprio contributo di idee

Vibo, la Corte dei Conti boccia il Piano di riequilibrio: chiesto un Consiglio comunale aperto
Palazzo Luigi Razza, sede del Comune

«La sentenza n. 4/2023 delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti, in sede giurisdizionale, è una vera e propria stangata per le condizioni finanziarie dell’ente». Così il gruppo “Vibo Resistenti” che, in seguito alla decisione dei giudici contabili, chiede al sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo un Consiglio comunale aperto a tutta la cittadinanza.
«Infatti – è spiegato nella nota -, è stato rigettato il ricorso e la domanda di omologazione del Piano di Rientro Finanziario Pluriennale, attesa l’originaria insussistenza dei presupposti alla base della disciplina relativa alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, ai sensi dell’art. 243-bis e ss. del Testo Unico sugli Enti Locali. Non solo, i giudici della Corte dei Conti hanno dichiarato sussistenti i presupposti per segnalare all’Autorità giudiziaria i fatti ai fini dell’accertamento delle ipotesi di reato e l’invio degli atti alla Corte dei Conti per l’accertamento delle responsabilità sui fatti di gestione che hanno determinato nuovi squilibri. Inoltre, viene accertata la sussistenza dei presupposti di quanto dispone l’art. 268-bis comma 1-bis del T.U. che così recita: “Nel caso in cui l’organo straordinario di liquidazione abbia approvato il rendiconto senza che l’ente possa raggiungere un reale risanamento finanziario, il Ministro dell’interno, d’intesa con il sindaco dell’ente locale interessato, dispone con proprio decreto, sentito il parere della Commissione per la finanza e gli organici degli enti locali, la prosecuzione della procedura del dissesto”».  

Secondo il gruppo “Vibo Resistenti” si tratta dunque di «una vera e propria stangata che graverà sulle spalle delle cittadine e dei cittadini di Vibo Valentia. E questo perché il ricorso al piano di riequilibrio è stato dichiarato inammissibile in quanto esso ha aggirato i vincoli legali per la sua adozione, sia soggettivi (in quanto privo dell’autorizzazione ministeriale) che oggettivi (possibilità di adottare il PRFP solo per il soccorso al bilancio dissestato e non per nuovo squilibrio del bilancio in bonis). Per l’effetto, il piano approvato risulta affetto da radicale nullità (art. 21-septies l. n. 241/1990), poiché, come sopra chiarito, risulta adottato in carenza di potere, in astratto ed in concreto. Uno schiaffo che una intera città subisce per la incapacità della sua classe dirigente a saper discendere ciò che è possibile e ciò che le norme vietano. A tal proposito sono gli stessi giudici a richiamare l’art. 141 del T. U. per effettiva grave violazione di legge come presupposto per lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale». 

E ancora, il gruppo parla di «situazione di una gravità estrema, in un periodo storico peraltro gravato dalla crisi che attanaglia i ceti sociali più esposti e che si troveranno a pagare i costi di una situazione di squilibrio finanziario che dura, ormai, dal 2013 e che la destra di questa città non ha saputo risolvere. A leggere la sentenza, si rimane sbigottiti dalla superficialità della strategia adottata come anche è grave ignorare il chiarissimo impedimento a inserire in una procedura di dissesto finanziario ancora in essere, un nuovo piano di riequilibrio che non aveva alcun requisito di legittimità. L’esito, con tale sentenza, è quello di una perdurante situazione di dissesto finanziario senza la possibilità di vedere alcuno sbocco o via di uscita. La gravità della situazione creata – è la conclusione – impone la richiesta al sindaco della città di voler far convocare con estrema urgenza un Consiglio comunale all’aperto al quale possa intervenire la cittadinanza e il mondo delle associazioni per ricevere il contributo di idee che, altrimenti, non si è in grado di produrre». 

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