martedì,Maggio 28 2024

Vibo non è una città per giovani. L’amara riflessione del presidente dell’ associazione Valentia

Dalla mancanza di strutture, politiche ad hoc, fino ai disservizi. Anthony Lo Bianco il quale è anche consigliere comunale, fa una disamina generale sullo stato in cui versa la città capoluogo di provincia e della difficoltà delle nuove generazioni a vivere il territorio

Vibo non è una città per giovani. L’amara riflessione del presidente dell’ associazione Valentia
Vibo corso Vittorio Emanuele III
Anthony Lo Bianco

“Come giovane che ama il territorio, sono preoccupato per il suo futuro e quello della sua gente e, pertanto, credo che sia necessario un intervento concreto per affrontare questi problemi”. A parlare è Anthony Lo Bianco, presidente di  “Valentia”, sodalizio che ormai da anni è impegnato su vari fronti – sociale, cultura, solidarietà – e che nel corso del tempo ha ramificato la sua presenza valicando i confini provinciali. Il comune denominatore è dare spazio ai giovani, molti dei quali hanno deciso di entrare a far parte dell’associazione che dirige. Purtroppo, però, questa è una terra che non dà occasioni ai ragazzi, che li vede andar via, valigia in mano e speranze nel cuore. Invertire la tendenza non è facile anche perché mancano strutture, politiche ad hoc, iniziative. E Vibo Valentia non fa certo differenza. [Continua in basso]

“La città di Vibo – osserva Lo Bianco – sta affrontando diverse problematiche sociali che minano il benessere dei suoi cittadini, in particolare dei giovani. In primis quello della disoccupazione. Secondo i dati Istat, la Calabria è la regione con il tasso di disoccupazione più alto in Italia, con una percentuale del 21,5%. Inoltre, il tasso di disoccupazione giovanile in Calabria è del 55,3%. Questa situazione crea una realtà di precarietà economica e sociale. È vero che il territorio vibonese – secondo la recentissima graduatoria del Sole24Ore sulla Qualità della vita – è risultato essere al primo posto in Italia per imprenditoria giovanile, ma non può bastare. Perché  non tutti hanno la possibilità di intraprendere questo percorso. Ed è alle fasce più deboli che mi riferisco, famiglie che non hanno la possibilità di far proseguire gli studi ai propri figli e, se non riesce a trovare un impiego chi ha un’istruzione adeguata, figuriamoci se può farlo chi non ha conseguito un titolo di studio. Il risultato, inevitabile, è un accentuarsi del trend, che è costante dal 1990, della diminuzione della popolazione”.

L’Associazione Valentia sta cercando nel suo piccolo di fare qualcosa. L’organizzazione no-profit che ha come obiettivo quello di promuovere lo sviluppo sociale e culturale dei giovani vuole infatti “creare le opportunità giuste per far sì che i giovani possano rimanere nella nostra regione e contribuire alla crescita economica e sociale. Per contrastare la disoccupazione – prosegue Anthony Lo Bianco – una soluzione potrebbe essere quella di incentivare l’imprenditorialità e la creazione di start-up e incubatrici d’impresa che offrano supporto finanziario e tecnico alle giovani imprese e creare un ecosistema innovativo per le imprese di nuova creazione. Inoltre sarebbe importante investire nell’agricoltura di qualità e nel turismo sostenibile, per creare nuove opportunità di lavoro e promuovere lo sviluppo del territorio”. Oltre a questo, il presidente del sodalizio pone l’attenzione sulla necessità di sfruttare, per attrarre talenti nella nostra regione, il cosiddetto “southworking”: “I giovani professionisti, grazie al lavoro da remoto – spiega al riguardo – possono ora scegliere di vivere ovunque vogliano e continuare a lavorare in remoto. Non possiamo più permetterci di basare la nostra economia su attività stagionali e di sottoutilizzare le risorse del territorio. Occorre anche puntare su un’economia digitale e su nuove forme di lavoro, che permettano di attrarre investimenti e creare occupazione stabile. In questo senso, la formazione è fondamentale. Occorre investire nelle competenze e nella qualificazione dei giovani, offrendo loro opportunità di studio e di formazione professionale all’altezza delle sfide del futuro. Solo così potremo avere una forza lavoro altamente specializzata e in grado di competere con i mercati globali”.

Ma non solo lavoro: città come Vibo Valentia hanno un grande potenziale anche dal punto di vista turistico, d’altronde, la loro posizione geografica privilegiata, tra mare e montagna, offre numerose opportunità per il turismo balneare, culturale e naturalistico, uno sviluppo turistico integrato, che valorizzi le bellezze del territorio e che crei nuove opportunità di occupazione e di crescita economica, ma tutto questo deve essere incentivato: “È essenziale migliorare le infrastrutture di trasporto e le connessioni digitali con la creazione di una rete di trasporto pubblico efficiente che potrebbe facilitare gli spostamenti dei lavoratori e degli studenti – ha osservato Lo Bianco che è anche consigliere al Comune di Vibo – riducendo così l’isolamento delle comunità rurali. Basti pensare alla totale inefficienza del servizio di trasporto pubblico nella città capoluogo, dove i cittadini non hanno contezza degli orari e delle corse. Inoltre, sarebbe necessario investire nell’infrastruttura digitale per migliorare l’accesso a internet ad alta velocità, fondamentale per la crescita dell’economia digitale e l’innovazione tecnologica”.

Corso di Vibo Valentia
Corso Vittorio Emanuele III

Quindi la chiosa del presidente di Valentia: “Vibo Valentia e il Sud Italia hanno molte sfide da affrontare, ma ci sono anche molte opportunità per il loro sviluppo. Sarebbe necessario un approccio strategico e integrato per affrontare i problemi e sfruttare le opportunità, creando un ecosistema di innovazione e sviluppo sostenibile. Soltanto così si potrà garantire un futuro prospero e di successo per il territorio e per i giovani che lo abitano. Ma tutto questo deve essere fatto con il coinvolgimento della comunità. Occorre il contributo di tutti per costruire un futuro migliore per la nostra città e per il Meridione. Solo così potremo avere una città più inclusiva, solidale e attenta alle esigenze dei suoi abitanti”.

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