domenica,Dicembre 4 2022

Interdittive antimafia: il primato nazionale al Vibonese mentre i liberi professionisti non denunciano le operazioni sospette

Il resoconto della Commissione parlamentare antimafia sulla visita in città e l’audizione inedita del comandante provinciale della Gdf. Ecco la preoccupante capacità della ‘ndrangheta di rigenerarsi inquinando l’economia di un’intera provincia

Interdittive antimafia: il primato nazionale al Vibonese mentre i liberi professionisti non denunciano le operazioni sospette
Nicola Morra

Dedica un apposito capitolo anche alle infiltrazioni nell’economia del Vibonese, la relazione della Commissione parlamentare antimafia ed in particolare il resoconto della “missione” compiuta dal presidente Nicola Morra e dagli altri componenti dell’organismo parlamentare nell’ottobre 2020 a Vibo Valentia. Secondo quanto emerge dal rapporto dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sulle imprese destinatarie di interdittive antimafia, nel periodo 2014 – 2018 i provvedimenti emessi dalla Prefettura di Vibo Valentia sono stati 139. Il numero, pur inferiore a quello delle misure interdittive disposte dal prefetto di Reggio Calabria nello stesso periodo (pari a 222), conduce Vibo Valentia al vertice della classifica nazionale ove rapportato in termini percentuali, al numero degli abitanti del territorio: il ‘tasso di mafiosità’, che nella media nazionale è di 3,3 imprese interdette ogni 100.000 abitanti, viene decuplicato a Reggio Calabria (ove risultano interdette 40,3 imprese ogni 100.000 abitanti), per raggiungere livelli massimi, appunto, a Vibo Valentia, dove negli anni di interesse sono state emesse misure interdittive antimafia nei confronti di 86,4 imprese ogni 100.000 abitanti. La situazione non sembra essere migliorata negli anni più recenti, atteso che sono state colpite da misure interdittive 30 imprese nel 2019 e altre 11 nei primi mesi del 2020”.

L’analisi della Commissione parlamentare antimafia non dimentica quindi di evidenziare che tale dato “mostra l’importante risposta fornita dalle rappresentanze statali ad un fenomeno estremamente grave e diffuso, ma al tempo stesso rende evidente la imponente pervasività della ‘ndrangheta e la sua preoccupante capacità di resistere e ‘rigenerarsi’, avvicinando ed ingerendosi in sempre nuove attività per continuare ad operare indisturbata nonostante il costante e qualificato impegno profuso dalle istituzioni”. [Continua in basso]

I sequestri alla ‘ndrangheta del Vibonese

Particolarmente significativi in tal senso anche i numerosi provvedimenti giudiziari emessi sia in procedimenti penali che in procedimenti di prevenzione, per contrastare l’illecita accumulazione di patrimoni ritenuti riferibili ai diversi clan operanti nel Vibonese. Fra questi la Commissione parlamentare antimafia ricorda il provvedimento emesso nell’ambito dell’operazione c.d. ‘Costa Pulita’, che ha fatto luce sugli interessi delle cosche dei Mancuso di Limbadi e Nicotera e degli Accorinti di Briatico nel settore turistico‐alberghiero della costa tirrenica da Pizzo Calabro a Nicotera, conducendo nel 2016 al sequestro di rapporti bancari, immobili, villaggi turistici e società recanti fittizie intestazioni ed operanti nel settore delle minicrociere e dei trasporti con le isole Eolie.  

Antonino Accorinti

Tra i più recenti interventi giudiziari si segnalano i sequestri di ingenti patrimoni disposti nell’ambito dei procedimenti scaturiti dalle operazioni Terra Nostra (maxisequestro a Giovanni Mancuso), Rinascita Scott e Imponimento che hanno messo in luce le consolidate modalità di penetrazione dell’economia da parte delle organizzazioni ‘ndranghetiste. Da menzionare anche l’operazione convenzionalmente denominata ‘Yellow submarine’ che (dopo l’operazione ‘Costa pulita’ del 2016), ha coinvolto appartenenti al clan degli Accorinti con provvedimenti ablativi che hanno riguardato fra l’altro, il capitale sociale di 6 società, complessi aziendali di 9 società, 4 motonavi e un sommergibile utilizzati nel settore turistico, e financo un’associazione calcistica sportiva. [Continua in basso]

Le mancate segnalazioni da parte dei professionisti

Estremamente allarmante e indicativo delle rilevanti ingerenze della criminalità organizzata nell’economia del territorio vibonese è anche quanto rappresentato nel corso della sua audizione dal comandante provinciale della Guardia di Finanza – sottolinea la Commissione antimafia – in merito al ridotto numero di segnalazioni di operazioni sospette inviate dai soggetti tenuti a provvedervi, a fronte dei rilevanti flussi di denaro accertati: oltre alla scarsa ‘propensione’ degli intermediari finanziari è stata sottolineata la totale inesistenza di segnalazioni da parte di liberi professionisti (notai, commercialisti, consulenti del lavoro). Anche tale dato rivela l’ormai compiuta penetrazione della ‘ndrangheta in tutti i gangli della società, tale da consentirle di contare su una vasta rete di coperture; la sua duratura efficienza è assicurata dalla paura, dalla connivenza o da forme di complicità e coinvolge le più svariate professionalità ed anche quei soggetti che, per formazione e competenza, certamente possono comprendere e dovrebbero ostacolare fittizie intestazioni di attività economiche e tutte quelle realtà illecite sottese alle molteplici e sempre più sofisticate operazioni di riciclaggio e reinvestimento del denaro”.

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