sabato,Maggio 15 2021

Operazione “Rinascita”: in quattro passano ai domiciliari

Obbligo di presentazione alla Pg per un quinto indagato. Decisione del gip per Nicola Barba, Francesco Amabile, Carmelina Lo Bianco, Cinzia De Vito e Diana Pugliese

Operazione “Rinascita”: in quattro passano ai domiciliari
Nicola Barba

Cinque decisioni del gip distrettuale al termine degli interrogatori di garanzia nell’ambito dell’operazione “Rinascita–Scott” della Dda di Catanzaro. Lascia il carcere per gli arresti domiciliari Nicola Barba, 67 anni, di Vibo Valentia, residente a Bivona, difeso dall’avvocato Diego Brancia. Stessa decisione anche per Francesco Amabile, 35 anni, di Parghelia, difeso dagli avvocati Carmine Pandullo e Giuseppe Bagnato,e per Maria Carmelina Lo Bianco, 55 anni, di Vibo Valentia, difesa da Diego Brancia. Dal carcere ai domiciliari pure Cinzia De Vito, 33 anni, di Piscopio (avvocati Giuseppe Bagnato e Salvatore Sorbilli), mentre dagli arresti domiciliari passa all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria Diana Pugliese, 52 anni, di San Gregorio d’Ippona, assistita dall’avvocato Patrizio Cuppari.

Nicola Barba è accusato di un episodio usura aggravato dal metodo mafioso, mentre Francesco Amabile è accusato del reato di violenza privata aggravata dal metodo mafioso ai danni del titolare di un ristorante di Parghelia.
Maria Carmelina Lo Bianco (moglie dell’arrestato Franco Barba) è invece accusata del reato di trasferimento fraudolento di valori in concorso con Bruno Barba, 35 anni, di Vibo Valentia (arrestato), Franco Barba, 57 anni, di Vibo (arrestato), Pasquale Gallone, 59 ani, di Nicotera (arrestato), il boss di Limbadi Luigi Mancuso, 65 anni, di Limbadi, e Giovanni Rizzo, 47 anni, di Limbadi (arrestato, nipote di Luigi Mancuso). Secondo l’accusa, Luigi Mancuso, Giovanni Rizzo, Pasquale Gallone e Franco Barba avrebbero fittiziamente attribuito la titolarità delle quote della Agri.B. srl a Carmelina Lo Bianco e Bruno Barba (figlio di Franco Barba e della Lo Bianco).

Per Cinzia De Vito, invece, l’accusa è quella di simulazione di reato (con l’aggravante mafiosa) in concorso con Mirko La Grotteria, 26 anni, di San Gregorio d’Ippona (arrestato). Cinzia De Vito avrebbe ceduto una pistola legalmente detenuta a Bartolomeo Arena (nuovo collaboratore di giustizia di Vibo Valentia), soggetto sprovvisto del titolo per l’acquisto dell’arma. La De Vito e La Grotteria avrebbero quindi simulato, in data 15 marzo 2018, il furto delle armi detenute da Cinzia De Vito, la quale sporgeva denuncia ai carabinieri.

Infine, Diana Pugliese è accusata di ricettazione aggravata dalle finalità mafiose in concorso con Benedetta Giamborino, 27 anni, di Piscopio (arresti domiciliari, Rosa Giamborino, 33 anni, di Piscopio (arresti domiciliari), Salvatore Mandaradoni, 63 anni, di Vibo Valentia (arresti domiciliari), e Giuseppe Mandaradoni, 31 anni di Piscopio (arresti domiciliari). Pugliese ed i due Mandaradoni, secondo l’accusa avrebbero ricevuto da Giovanni Giamborino (arrestato e padre di Rosa e Benedetta) la somma di dodicimila euro, denaro di illecita provenienza “a loro nota”. Dopo avere ottenuto, previo versamento della suddetta somma, tre assegni circolari dalle banche del valore di quattromila euro ciascuno, sono accusati di aver versato tali titoli – nell’interesse di Benedetta e Rosa Giamborino – nella società Gsrb srl con sede a Vibo, proprietario di un immobile sito nei pressi dell’ospedale.

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