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Tropea, Mazzitelli contro la giunta Macrì: «Si dimettano, cittadini trattati come sudditi»

L’ex direttore sanitario ospedaliero elenca tutti i limiti dell’amministrazione Macrì che ha portato il paese «allo sbando, con una conduzione del sindaco incapace di operare alcun rilancio strutturale, offendendo i cittadini dissanguati da imposte e tasse, le più elevate della provincia senza l'erogazione di servizi». Ricordati poi i mancati interventi su Psc, viabilità, cultura e servizi sociali, con uno «scollamento progressivo tra cittadinanza e amministratori»

Tropea, Mazzitelli contro la giunta Macrì: «Si dimettano, cittadini trattati come sudditi»
Il Comune di Tropea e nei riquadri Tino Mazzitelli e il sindaco Giovanni Macrì

In una Italia in cui le dimissioni da cariche pubbliche sono solo un optional, a Tropea il capogruppo di maggioranza Nunzia Pensabene le ha rassegnate senza battere ciglia e senza tentennamenti di sorta. Il gesto senza dubbio ha una grande valenza etico-politica e si configura come un atto di grande coerenza e dignità, ancorchè di grande sofferenza, nei confronti soprattutto del sindaco con il quale ormai, se mai esistito, si era interrotto il rapporto di “amorosi sensi” e le distanze sotto il profilo politico-amministrativo erano diventate abissali. La cittadinanza, atteso che sono venute meno ormai le condizioni della stabilità gestionale, si domanda perchè a compiere lo stesso nobile gesto non sia anche il sindaco e liberi conseguentemente la città dall’intreccio perverso tra mala politica, arroganza e inadeguatezza nella gestione della cosa pubblica. Unitamente le dimissioni dovrebbero essere rassegnate anche dalla restante compagine amministrativa mettendo da parte uno stupido orgoglio e un malinteso spirito di servizio, configurabile come servilismo, assuefazione e perdita di dignità”. E’ quanto afferma il dott. Tino Mazzitelli, ex direttore sanitario aziendale ed ospedaliero, intervenendo sulle recenti vicende politiche e amministrative del Comune di Tropea.

Giovanni Macrì

Parafrasando un vecchio adagio popolare si può tranquillamente affermare che a Tropea si stava meglio quando si stava peggio. Esprimendo ormai liberamente il loro parere i cittadini tendono a tratteggiare uno scenario caratterizzato da moltissime ombre e poche luci. Il quadro generale mostra chiaramente che l’amministrazione comunale targata Macrì non riesce ad accendere più l’entusiasmo dell’opinione pubblica, non riscuote consensi perchè paga, in termini di credibilità, oltre all’inerzia e all’incapacità, l’arroganza e la superbia di un sindaco interessato esclusivamente al culto della personalità. Ormai l’incantesimo tra questa amministrazione e la cittadinanza è rotto. I tropeani si sentono offesi e umiliati perchè equiparati a sudditi con il compito di servire il “principe” tributandogli gloria ed onori solo per il fatto di averlo come capo carismatico. Non va dimenticato, comunque, a dispetto delle manie di grandezza, che un sindaco sarà bravo solo se riuscirà a coniugare sinergicamente idealismo e realismo e non lo sarà invece, come nel caso di specie, se riuscirà solo a muoversi con più astuzia nei sottoscala di qualche “palazzo” imbracandosi con i più scaltri, quelli che oggi militano nell’arco del centro destra, domani a sinistra, occupando quelle poltrone da cui si possono dispensare piccoli o grandi favori, commettere piccoli o grandi torti, interpretare le leggi ad “usum delphini” (vedasi polizia municipale, concorsi di dubbia realizzazione…).

Il sindaco di Tropea Giovanni Macrì

Tropea non merita di essere affidata alla spregiudicatezza dei furbi, degli intriganti, degli ipocriti, di quelli cioè che non credono in niente o solo nel proprio “IO ipertrofico”, nel potere e in chi lo rappresenta. Una politica non può essere fatta con chiunque, essa deve essere il prodotto di uno straordinario lavoro di squadra  che non deve essere asservita al Brancaleone di turno, ma formata da competenze alte e dotata di autonomia intellettuale in grado di suscitare apporti creativi finalizzati ad un serio e concreto programma di sviluppo e non l’indisponibilità ad ascoltare, l’arroganza nella gestione, il rifiuto a  tenere in considerazione anche chi dissente. Di incantatori di serpenti, di venditori di fumo, di affrescatori di nuvole Tropea ne ha avuti tanti, non ne servono più. Il sindaco Macrì può dilazionare sino all’infinito la crisi politico-amministrativa, magari edulcorarla con la retorica di qualche attestato di stima, con il facile ragionamento gesuitico o addirittura con elucubrazioni manichee o sofiste, ma i tropeani in generale e gli operatori economici in particolare sperimentano giornalmente quali sono i limiti di una guida della città che abbandona allo sbando i suoi cittadini. Dietro la patina vellutata che si tenta di mostrare emerge invece una conduzione che non sa operare alcun rilancio strutturale, offende i cittadini che pagano sulla loro pelle i guasti di una politica fatta solo di esternazioni, di dichiarazioni di intenti, di proclami che possono sedurre solo gli sprovveduti e gli ottimisti più disincantati. Tutte le fortune di Tropea, la sua bellezza risiedono in “re ipsa” e non certo nell’operato di un Don Chisciotte convinto di essere secondo solo al Padreterno. Checchè ne pensi Macrì c’è bisogno di identità locale, di un vero indirizzo politico, di minore gestione  monocratica e autoreferenziale e di maggiore forza di coesione, di più attenta incentivazione del turismo che deve essere il volano economico della città, di particolare attenzione verso le problematiche giovanili attraverso iniziative concrete che coinvolgono i giovani, li sollevino dal grave stato di frustrazione in cui vivono dentro una città che per sette mesi all’anno è “morta”, di minore accanimento con cui i tropeani vengono dissanguati da imposte e tasse, peraltro le più elevate della provincia senza che ad esse corrisponda l’erogazione di servizi adeguati. Pertanto, anzichè somministrare retorica il sindaco farebbe bene a fare un “mea culpa” in ordine alle criticità che attanagliano la città, in primo luogo in ordine alla liquidazione della sanità tropeana di cui, per legge, in qualità di sindaco è l’esponente di grado più elevato. Perchè in questi anni in cui si è consumato lo scempio della sanità tropeana ad opera di politici senza scrupoli non ha mai preso una posizione chiara e dura tale da attutirne gli effetti negativi? Perchè, viceversa, ha sempre avallato posizioni di comodo, utili solo al mantenimento di privilegi particolari in contrasto con le esigenze della collettività? Perchè ha sempre mantenuto una posizione di subalternità nel momento in cui la scure dei tagli e della disattivazione dei reparti e dei servizi si abbatteva sull’ospedale di Tropea con gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini? Che dire poi dello stato sociale ed economico, della città ormai collassata, del Piano Strutturale Comunale (Psc) vergognosamente non realizzato? La sua adozione, di fatto, avrebbe rappresentato un evento importante, una grande opportunità di crescita e di progresso sul piano socio-culturale ed economico ed avrebbe migliorato principi e modus operandi rispetto ad una edilizia sostenibile, al recupero urbano e rispetto alla vecchia pianificazione urbanistica (Prg) in considerazione del fatto che il Piano strutturale comunale avrebbe potuto definire le principali traiettorie dello sviluppo urbano, quante nuove abitazioni consentire, dove localizzarle, quali attività incentivare. Insomma, una grande occasione mancata! E i problemi della viabilità, soprattutto in periferia? E i problemi della cultura e dei servizi sociali? In entrambi questi settori si annaspa e – conclude Mazzitelli – non si è in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini e dei turisti. Diceva Honorè de Balzac: La politica è un meccanismo gigante mosso da pigmei. Mai concetto più appropriato e calzante”.

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