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      Rinascita Scott: i profili ed i ruoli dei 13 imputati per i quali la Dda ha chiesto 30 anni di carcere

      Da Vibo a Sant’Onofrio, da San Gregorio d’Ippona a Tropea, da Capo Vaticano a Cessaniti sino ai fedelissimi del boss di Zungri, ecco chi rischia il massimo della pena
      Giuseppe Baglivo
      10 giugno 202312:08
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      Rinascita Scott: i profili ed i ruoli dei 13 imputati per i quali la Dda ha chiesto 30 anni di carcere

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      Rinascita Scott: i profili ed i ruoli dei 13 imputati per i quali la Dda ha chiesto 30 anni di carcere

      Rinascita Scott: i profili ed i ruoli dei 13 imputati per i quali la Dda ha chiesto 30 anni di carcere

      Sono 13 gli imputati del maxiprocesso Rinascita Scott per i quali la Dda di Catanzaro, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, ha chiesto il massimo della pena, cioè 30 anni di reclusione. Si tratta di soggetti collocati in molti casi al vertice di strutture mafiose, indicati quali capi, promotori ed organizzatori di un’associazione mafiosa. Ecco di chi si tratta, il loro profilo e le accuse per le quali si trovano sotto processo.

      Il capo ‘ndrina di Cessaniti

      Francesco Barbieri

      Francesco Barbieri, 58 anni, alias “Carnera”, viene indicato come il capo ‘ndrina di Cessaniti, struttura di ‘ndrangheta inserita nel “locale” di Zungri con al vertice il boss Giuseppe Accorinti; Francesco Barbieri è residente nella frazione Piana Pugliese di Cessaniti, Francesco Barbieri è accusato del reato di associazione mafiosa, ritenuto un capo cosca con compiti di decisione e pianificazione delle strategie e degli obiettivi da perseguirsi e delle azioni delittuose da compiere, gestendo i rapporti con i gruppi rivali ed agendo in diretto contatto con Giuseppe Accorinti. In tal modo, Francesco Barbieri avrebbe avuto il controllo assoluto della zona di Cessaniti e Pannaconi, riscuotendo somme a titolo estorsivo, dirimendo controversie anche tra associati, compiendo reati volti a garantire al sodalizio proventi illeciti, prestigio ed autorevolezza fra la popolazione locale, attraverso il mantenimento di un ordine “mafioso” sul territorio, nonché infiltrandosi nell’economia locale. Le indagini hanno inoltre permesso di accertare che le attività edili (ditta individuale “Surace Cristian” e ditta individuale “La Piana Giuseppe) con sede a Cessaniti “risultano essere nella disponibilità di Barbieri Francesco e fittiziamente” intestate ai “compiacenti Cristian Surace, 30 anni, e Giuseppe La Piana, 40 anni, entrambi di Cessaniti e nipoti di Francesco Barbieri in quanto figli di due sue sorelle. Per La Piana e Surace la Dda ha chiesto 6 anni di reclusione a testa per intestazione fittizia di beni aggravata dalle finalità mafiose. Francesco Barbieri avrebbe guidato il clan con accanto il fratello Antonino, 64 anni, di Pannaconi di Cessaniti, nei cui confronti la Dda ha chiesto 20 anni di reclusione. Antonino Barbieri è il cognato di Giuseppe Accorinti, in quanto sposato con Domenica Accorinti. [SCORRI IN BASSO E CLICCA SU “AVANTI” PER CONTINUARE A LEGGERE GLI ALTRI PROFILI]

      Domenico Bonavota

      Ci sono poi i fratelli Pasquale, Domenico e Nicola Bonavota, di 49, 44 e 47 anni, di Sant’Onofrio e per loro tre l’accusa ha chiesto 30 anni di reclusione a testa, mentre per il quarto fratello – Salvatore Bonavota, di 35 anni – la dda ha richiesto 24 anni di reclusione. Vengono collocati tutti al vertice dell’omonimo clan di Sant’Onofrio (fondato dal padre Vincenzo, deceduto nel 1997) con Domenico Bonavota indicato quale “mente criminale ed organizzatore di omicidi” e il fratello Pasquale quale “capo società” pur avendo trasferito i suoi affari lontano da Sant’Onofrio (Roma e Piemonte). A capo dell’ala imprenditoriale della famiglia e con il compito di mantenere i contatti con le ‘ndrine distaccate presenti in Liguria e Piemonte, viene invece posto Nicola Bonavota, imputato in Rinascita-Scott anche per le presunte intestazioni fittizie di un bar-sala scommesse a Sant’Onofrio e di una tabaccheria a Pizzo.

      Lo zio dei Bonavota

      Domenico Cugliari

      Anche per Domenico Cugliari, 64 anni, detto “Micu i Mela”, di Sant’Onofrio, la Dda di Catanzaro ha chiesto 30 anni di reclusione. Avrebbe da sempre un ruolo di primo piano all’interno del clan ed è il fratello della madre dei fratelli Pasquale, Domenico, Nicola e Salvatore Bonavota, “Dalle risultanze investigative acquisite – ha scritto il gip distrettuale di Rinascita Scott – emerge  che Domenico Cugliari si è trasferito da tempo in provincia di Torino unitamente ai figli, luogo dove si ritiene sia stata costituita un’articolazione della consorteria mafiosa, mantenendo comunque i contatti con il paese di origine, pur prestando molta attenzione a non intrattenere contatti telefonici con i propri nipoti Bonavota. Dall’ascolto dell’attività captativa è emerso come Domenico Cugliari e la sua famiglia stiano investendo in maniera considerevole in Piemonte, acquistando immobili e rilevando attività commerciali. In particolare è emerso come la famiglia Cugliari gestisca in provincia di Torino un fiorente mercato di compravendita di autovetture importate anche dall’estero, un forno, un bar ed un’autocarrozzeria”. [SCORRI IN BASSO E CLICCA SU “AVANTI” PER CONTINUARE A LEGGERE GLI ALTRI PROFILI]

      Il boss di Tropea

      Antonio La Rosa

      Già condannato in via definitiva quale capo ‘ndrina di Tropea, anche dopo aver scontato la pena per l’operazione “Peter Pan”, Antonio La Rosa, 62 anni, alias “Ciondolino” avrebbe continuato imperterrito a guidare il proprio clan. Per questo anche per lui la Dda di Catanzaro ha chiesto 30 anni di reclusione. Opererebbe in costante collegamento con il clan di Limbadi, anche grazie al raccordo posto in essere da Domenico Polito, 59 anni, altro soggetto ritenuto di peso nella “geografia” criminale della zona e per il quale la Dda ha chiesto 20 anni di reclusione. Antonio La Rosa è accusato di aver individuato personalmente gli obiettivi da colpire a Tropea, anche attraverso la selezione delle attività commerciali da sottoporre ad estorsione, nonché disponendo dei propri affiliati ai quali indicare le azioni da compiere, dirimendo in prima persona i contrasti coinvolgenti i propri sodali.

      I vibonesi

      Antonio Macrì

      A rischiare 30 anni di reclusione ci sono poi tre figure ritenute di elevato spessore criminale nella città di Vibo Valentia: Paolino Lo Bianco, innanzitutto, 60 anni, il quale avrebbe ereditato il “bastone” del comando dell’omonimo clan dal padre Carmelo (cl ’32), deceduto nel 2014 in ospedale a Parma in stato di detenzione all’età di 82 anni. Era già stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa nel processo “Nuova Alba”. Scontata la pena, però, Paolino Lo Bianco avrebbe continuato nelle proprie attività criminali, tanto da divenire un bersaglio da colpire nelle intenzioni di Mommo Macrì, altro personaggio di Vibo Valentia condannato a 20 anni di reclusione nel processo Rinascita Scott celebrato con il rito abbreviato. Per il padre di Mommo Macrì, ovvero Antonio Macrì, 65 anni, di Vibo Valentia, la Dda ha ora chiesto 30 anni di reclusione, venendo indicato come una delle figure di vertice del nuovo “locale” di ‘ndrangheta di Vibo Valentia – nato dopo le scarcerazioni di “Nuova Alba” – e poi a capo della ‘ndrina dei Macrì-Camillò distaccatasi dai Lo Bianco.

      Rosario Pugliese

      Il massimo della pena è stato chiesto anche nei confronti di Rosario Pugliese, 57 anni, posto a capo della ‘ndrina dei “Cassarola”, dal soprannome della famiglia Pugliese con competenza criminale nel quartiere Affaccio di Vibo Valentia Già coinvolto nel 2007 nell’operazione antimafia “Nuova Alba” quale elemento di spicco del clan Lo Bianco, Rosario Pugliese era stato però clamorosamente assolto in appello dall’accusa di associazione mafiosa; Viene ora indicato quale capo e direttore del sodalizio, con compiti decisionali e rappresentativi per l’intera ‘ndrina dei “Cassarola”, impartendo disposizioni ai vari sodali, coordinandone le attività e occupandosi direttamente delle attività estorsive e del controllo del territorio. [SCORRI IN BASSO E CLICCA SU “AVANTI” PER CONTINUARE A LEGGERE GLI ALTRI PROFILI]

      Il boss di San Gregorio d’Ippona

      Saverio Razionale

      La condanna a 30 anni è stata chiesta pure per Saverio Razionale, 62 anni, di San Gregorio d’Ippona che viene collocato in Rinascita Scott al vertice del clan unitamente al capo storico Rosario Fiarè (deceduto nel corso del processo) e Gregorio Gasparro (condannato a 16 anni in abbreviato). Saverio Razionale sarebbe stato, secondo l’accusa, permanentemente deputato alla gestione economico-finanziaria della struttura mafiosa, con collegamenti anche a Roma, venendo sostituito temporaneamente sul territorio di San Gregorio da Gregorio Gasparro, alias “Ruzzu u Gattu”. Razionale e Gasparro avrebbero mantenuto un raccordo operativo con gli altri clan della ‘ndrangheta. Razionale, inoltre, è accusato di essere un esponente apicale del “direttorio” criminale dell’intera area del Vibonese, operando in diretto e stretto rapporto con i boss Luigi Mancuso di Limbadi e Giuseppe Accorinti di Zungri, mantenendo anche rapporti con “colletti bianchi” come l’avvocato Giancarlo Pittelli.

      Il boss di Capo Vaticano e dintorni

      Agostino Papaianni

      A gestire gli affari illeciti nella zona di Capo Vaticano e nel comune di Ricadi sarebbe stato invece Agostino Papaianni, 72 anni, di Coccorino di Joppolo Gli viene attribuito il ruolo di capo clan, in stretto raccordo con Luigi Mancuso del quale sarebbe stato uno storico fedelissimo. Da Agostino Papaianni sarebbero passate le imposizioni nei villaggi turistici dell’intero comprensorio di Capo Vaticano con il rifornimento di generi alimentari (frutta, principalmente) e l’assunzione di personale. Secondo i collaboratori di giustizia, la figura di Agostino Papaianni (titolare anche di un impianto di carburanti a Tropea) sarebbe stata talmente importante nella ‘ndrangheta che il suo nome sarebbe stato usato nelle “copiate” all’atto dell’affiliazione o delle “cerimonie” per il passaggio ai gradi mafiosi superiori da parte degli affiliati. Sotto processo si trova anche Giuseppe Papaianni, figlio di Agostino, per il quale la Dda di Catanzaro ha invece chiesto la condanna a 10 anni di reclusione.

      Valerio Navarra

      I fedelissimi del boss di Zungri

      Strettamente collegati a Giuseppe Accorinti ed al “locale” di ‘ndrangheta di Zungri vengono infine indicati Antonio Vacatello, 59 anni, di Vibo Marina – che avrebbe operato principalmente proprio in tale zona occupandosi di estorsioni, danneggiamenti e stupefacenti – e Valerio Navarra, 30 anni, di Pernocari di Rombiolo. Quest’ultimo viene indicato come un fedelissimo del boss Peppone Accorinti, agendo per suo conto principalmente nel traffico di sostanze stupefacenti su larga scala, dalla marijuana alla cocaina; negli ultimi tempi, Valerio Navarra si era trasferito a Montecatini per gestire formalmente una pizzeria, occupandosi però anche dalla Toscana di narcotraffico insieme ai narcos albanesi: rischia pure lui 30 anni di reclusione [GUARDA IN BASSO LE FOTO]

      Francesco Barbieri
      Pasquale Bonavota
      Domenico Bonavota
      Nicola Bonavota
      Domenico Cugliari
      Antonio La Rosa
      Paolino Lo Bianco
      Antonio Macrì
      Agostino Papaianni
      Antonio Vacatello
      Valerio Navarra
      Saverio Razionale
      Rosario Pugliese
      Salvatore Bonavota
      Domenico Polito

      LEGGI ANCHE: Rinascita Scott: ecco le richieste di pena per i 338 imputati formulate dalla Dda di Catanzaro

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      rinascita scott

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      In piazza

      Protesta dei Tir a Roma, la rabbia dei calabresi contro la politica: tensione con Nicola Irto e strali sul Governo

      Dal caro gasolio alle accuse contro sindacati e associazioni di categoria, gli autotrasportatori e gli agricoltori calabresi portano a Roma la loro esasperazione: «Non ce la facciamo più». Il senatore del Pd nel mirino («parla della bonifica») anche se sul Sin di Crotone è stato tra i più attivi
      Redazione Cronaca
      Protesta dei Tir a Roma, la rabbia dei calabresi contro la politica: tensione con Nicola Irto e strali sul Governo\n
      Criticità sempre in agguato

      Pronto soccorso di Vibo, i pazienti restano sulle barelle delle ambulanze e i mezzi sono costretti a fermarsi. La denuncia di un familiare: «Mia zia si contorce dal dolore da ore» 

      La mattinata allo Jazzolino segnata dall’ingorgo in sala accettazione a causa della mancanza di lettighe in ospedale. Un autista: «Quando succede restiamo bloccati qui e non possiamo tornare sulla strada». La nipote di un’anziana arrivata da Soriano: «Dalle 9.45 aspetta ancora una visita»
      E.D.G.
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      Incubo familiare

      Picchia la compagna e le provoca anche un’emorragia cerebrale, misura cautelare a Vibo per un indagato costretto a indossare il braccialetto elettronico

      Maltrattamenti in famiglia e lesioni personali pluriaggravate. È stata la donna ad allertare i carabinieri che hanno raccolto la sua denuncia e avviato le indagini coordinate dalla Procura
      Giuseppe Baglivo
      Picchia la compagna e le provoca anche un’emorragia cerebrale, misura cautelare a Vibo per un indagato costretto a indossare il\u00A0braccialetto elettronico\n
      Giornata chiave

      Protesta Tir, oggi il faccia a faccia con Salvini mentre la Calabria aspetta risposte: «Pronti a bloccare tutto»

      VIDEO | Alle 16 il ministro incontra le delegazioni degli autotrasportatori dopo la tregua seguita ai sei giorni di sciopero. Sul tavolo il caro gasolio e le garanzie sulle tariffe. Grazia Chilelli avverte: «Se non arrivano soluzioni siamo pronti a rilanciare la protesta con una manifestazione nazionale»
      Francesco La Luna
      Protesta Tir, oggi il faccia a faccia con Salvini mentre\u00A0la Calabria aspetta risposte:\u00A0«Pronti a bloccare tutto»
      Da Palazzo Razza

      Vibo, via libera al progetto da un milione di euro per ampliare il cimitero di Vena Superiore: le risorse dalla vendita di 73 nuovi lotti, loculi e ossari 

      La giunta Romeo approva il documento di fattibilità per rispondere alla carenza di posti nei cimiteri comunali. L'intervento sarà finanziato con i proventi delle concessioni, previsti anche lavori straordinari per migliorare accessibilità e decoro
      Redazione
      Vibo, via libera al progetto da un milione di euro per ampliare il cimitero di Vena Superiore: le risorse dalla vendita di 73 nuovi lotti, loculi e ossari\u00A0\n
      L’intervento

      Due chilometri di paradiso, la ciclabile costruita sul tracciato della vecchia Littorina di Vibo è uno spettacolo

      Il primo tratto del tracciato costeggia la collina e si affaccia sullo Stromboli. Costato 1,4 milioni di euro rappresenta però solo una piccola porzione dell’intero percorso che sul progetto misura 35 chilometri. Abbastanza però per godersi una passeggiata vista mare
      Cristina Iannuzzi
      Due chilometri di paradiso, la ciclabile costruita sul tracciato della vecchia Littorina di Vibo è uno spettacolo\n
      La commemorazione

      Quattordici anni senza Filippo Ceravolo, la speranza di una famiglia che attende giustizia

      La messa in suffragio celebrata nella grande chiesa di Soriano. Don Rosario Licciardello, durante la liturgia, ha ricordato ai presenti come il sorriso del 19enne non sia stato spento neppure dalla morte
      C. I.
      Quattordici anni senza Filippo Ceravolo, la speranza di una famiglia che attende giustizia\n
      La decisione

      Operazione Aquarium, la Cassazione lascia in carcere uno degli arrestati quale organizzatore del narcotraffico

      Confermata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip e la successiva decisione del Riesame. Al centro dell’inchiesta gli interessi del clan Maiolo di Acquaro negli stupefacenti
      Giuseppe Baglivo
      Operazione Aquarium, la Cassazione lascia in carcere uno degli arrestati quale organizzatore del narcotraffico\n
      Dall’Arma

      Carabinieri in azione tra Vibo, Mileto e la Costa degli Dei: cocaina, armi e automobilisti ubriachi, 4 denunce e un ristorante chiuso

      Controllate 130 persone e 73 vetture nel corso delle operazioni condotte anche con il supporto dell'elicottero. Un uomo sottoposto a misura detentiva, due conducenti positivi all'alcoltest e un locale sospeso dopo la scoperta di lavoro nero e irregolarità igieniche che hanno determinato anche il sequestro di 50 chili di alimenti e una sanzioni per 6.500 euro
      Redazione
      Carabinieri in azione tra Vibo, Mileto e la Costa degli Dei: cocaina, armi e automobilisti ubriachi, 4 denunce e un ristorante chiuso\n
      La decisione

      Opere abusive in un villaggio turistico di Santa Domenica di Ricadi, il Tar conferma l’ordine di demolizione

      I giudici amministrativi danno ragione al Comune e rigettano il ricorso: assenza del permesso a costruire entro 300 metri dalla battigia, oltre a violazioni della disciplina edilizia e urbanistica
      Giuseppe Baglivo
      Opere abusive in un villaggio turistico di Santa Domenica di Ricadi, il Tar conferma l’ordine di demolizione\n
      L’udienza

      Omicidio Chindamo, le telefonate registrate dal fratello e le parole del pentito Megna tra le nuove prove chieste dalla Dda

      Nel processo sulla scomparsa dell’imprenditrice, l’accusa chiede di acquisire le registrazioni di Vincenzo Chindamo e di ascoltare il collaboratore di giustizia. La difesa di Salvatore Ascone si oppone e avanza a sua volta nuove richieste istruttorie. Tra le chiamate anche quella di una sensitiva: «Il corpo è vicino a un corso d’acqua»
      Alessia Truzzolillo
      Omicidio Chindamo, le telefonate registrate dal fratello e le parole del pentito Megna tra le nuove prove chieste dalla Dda\n
      La testimonianza

      I giorni del blocco e le lacrime per il raccolto che marciva: la protesta dei Tir nel racconto della famiglia Giampà di Pizzo

      La storia della Fratelli Giampà Società Agricola, tra attività a rischio, margini sempre più ridotti e anni di sacrifici. Durante lo sciopero dei trasporti, l’azienda dove lavorano 100 persone ha temuto di perdere parte della produzione: «Solo quando ci incendiarono capannoni e mezzi siamo stati tanto disperati»
      Cristina Iannuzzi
      I giorni del blocco e le lacrime per il raccolto che marciva: la protesta dei Tir nel racconto della famiglia Giampà di Pizzo\n
      La ricorrenza

      Filippo Ceravolo, 14 anni di dolore e battaglie. Il padre Martino: «Il vero ergastolo lo scontiamo noi familiari»

      Domani la Santa Messa al Santuario di San Domenico a Soriano per ricordare il 19enne ucciso per errore dalla ’ndrangheta. Dopo gli arresti dell’aprile scorso, il padre non si arrende: «Non abbiamo paura, lotteremo fino alla fine». Libera invita la comunità a rinnovare l’impegno per la verità e la giustizia
      C. I.
      Filippo Ceravolo, 14 anni di dolore e battaglie. Il padre Martino: «Il vero ergastolo lo scontiamo noi familiari»\n
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      Operazione Nexus

      Sequestrati 4 milioni di euro nel Vibonese, nel mirino un broker del narcotraffico ritenuto vicino alla cosca Mancuso

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      L’intervento

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      Vincitori e perdenti

      Turismo, Vibo non supera l'esame della Regione: 53,94 punti per il bando Agorà, fondi a soli 5 Comuni della provincia. Tutti gli ammessi e gli esclusi

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      Vibo, il dolore di Bruno Virdò per la morte della moglie dopo le complicazioni di un intervento chirurgico: «Perché Romania oggi è in quel loculo?»

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