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      ‘Ndrangheta: le estorsioni a Vibo alle ditte dei rifiuti e i lavori per l’ospedale nel "mirino"

      Tredici capi di imputazione per altrettanti indagati nei cui confronti la Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini. Ecco le singole accuse dell’inchiesta portata a termine dai carabinieri e dalla Guardia di finanza fra chi ha resistito sporgendo denuncia e chi invece avrebbe fatto desistere i vibonesi godendo del sostegno di altri clan
      Giuseppe Baglivo
      5 luglio 202307:57
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      ‘Ndrangheta: le estorsioni a Vibo alle ditte dei rifiuti e i lavori per l’ospedale nel "mirino"

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      ‘Ndrangheta: le estorsioni a Vibo alle ditte dei rifiuti e i lavori per l’ospedale nel "mirino"

      ‘Ndrangheta: le estorsioni a Vibo alle ditte dei rifiuti e i lavori per l’ospedale nel "mirino"
      Domenico Macrì

      Tredici capi di imputazione contestati dalla Dda di Catanzaro a 13 indagati di cui cinque già raggiunti da ordinanza di custodia cautelare e gli altri a piede libero. L’inchiesta della Dda fa luce su molteplici e recenti episodi estorsivi avvenuti a Vibo Valentia e vede indagati: Domenico Macrì, detto “Mommo”, 39 anni, di Vibo (detenuto anche per tale procedimento); Michele Manco, 35 anni, di Vibo Valentia (detenuto per tale procedimento); Michele Pugliese Carchedi, 38 anni, anche lui di Vibo (detenuto per tale procedimento); Bartolomeo Arena, 47 anni, di Vibo Valentia (collaboratore di giustizia); Domenico Camillò, 29 anni, di Vibo Valentia; Andrea Mantella, 51 anni, di Vibo Valentia (collaboratore di giustizia); Salvatore Mantella, 49 anni, di Vibo; Vincenzo Mantella, 37 anni, di Vibo; Francesco Antonio Pardea, 37 anni, di Vibo Valentia; Salvatore Morelli, 40 anni, di Vibo; Antonio Pirritano, 31 anni, di Vibo Valentia; Andrea Ruffa, 29 anni, di Vibo Valentia (detenuto per tale procedimento); Domenico Serra, 31 anni, di Vibo Valentia (detenuto per tale procedimento). Di seguito le singole contestazioni.

      L’estorsione alla ditta Farfaglia

      La prima contestazione per il reato di estorsione è mossa ad Andrea Mantella in concorso con i cugini Salvatore e Vincenzo Mantella. In particolare, in concorso morale e materiale tra loro, sono accusati di aver avvicinato nel 2009 sul cantiere relativo a dei lavori edili sito tra Vibo e Vena Superiore – Gregorio Farfaglia, figlio di Rocco Farfaglia, titolare della ditta appaltatrice dell’opera – con minaccia consistita nel rappresentargli la necessità di “mettersi a posto”, come «peraltro già riferito in precedenza al Farfaglia da esponenti della ‘ndrina di San Gregorio d’Ippona, a loro volta interessati all’appalto in ragione sia della competenza vantata sul territorio di provenienza dell’imprenditore, sia – si legge nel capo di imputazione – del rapporto di particolare vicinanza con quest’ultimo; i tre cugini Mantella, quindi, facendo percepire alla persona offesa di far parte della cosca di ‘ndrangheta di Vibo Valentia «capace di garantire la tranquillità e la tutela della ditta» avrebbero costretto il rappresentante della ditta alla dazione, in favore del gruppo Mantella, di una somma di denaro pari ad euro 20mila, che veniva versata in quattro trance dell’importo di euro cinquemila ciascuna, la prima delle quali consegnata personalmente ad Andrea Mantella all’interno di un ristorante di Vibo Marina; le successive dazioni di denaro sarebbero state consegnate da Farfaglia nelle mani di Vincenzo e Salvatore Mantella, «senza altra causa o giustificazione che non fosse l’ubicazione del cantiere in un territorio sottoposto al controllo del proprio gruppo criminale, con corrispondente indebito profitto per sé e per la ‘ndrina di Vibo Valentia e danno per la vittima»; l’estorsione è aggravata dal metodo mafioso. Farfaglia non è indagato. [CLICCA IN BASSO SUL TASTO “AVANTI” PER LEGGERE LE ALTRE ESTORSIONI]

      L’estorsione alla ditta dei rifiuti Ased

      Operai Ased al lavoro per smaltire l'accumulo di rifiuti

      La seconda estorsione vede quale vittima Rosario Azzarà di Melito Porto Salvo, titolare della ditta Ased che aveva negli scorsi anni in appalto la raccolta dei rifiuti a Vibo (dal 2 novembre 2015 al 18 maggio 2017), poi coinvolto nell’operazione antimafia “Ecosistema” della Dda di Reggio Calabria ed attualmente ancora sotto processo. Bartolomeo Arena, Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli, Michele Pugliese Carchedi e Domenico Camillò sono accusati di concorso in estorsione. In particolare, Michele Pugliese Carchedi e Domenico Camillò – su mandato di Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli e Bartolomeo Arena -, si sarebbero presentati al cospetto di tre operai impegnati nella raccolta dei rifiuti urbani nei pressi dei cassonetti raccoglitori siti in via Giovanni XXIII di Vibo Valentia con volto travisato ed armati di pistola, puntando l’arma alla tempia di un operaio alla guida del mezzo da lavoro. Dopo aver intimato a quest’ultimo di allontanarsi dal veicolo, il mezzo è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme. Facendo percepire quindi alla ditta di far parte di un sodalizio di ‘ndrangheta, gli indagati avrebbero costretto nell’aprile del 2016 il titolare della ditta Ased, Rosario Azzarà, a pagare alla ‘ndrina dei Pardea (detti “Ranisi”) «una cospicua somma di denaro che veniva suddivisa tra i suoi membri, ivi incluso Bartolomeo Arena, al quale veniva consegnata la somma di 400 euro». Anche in questo caso l’estorsione è aggravata dal metodo mafioso, al pari della contestazione relativa alla detenzione illegale e porto in luogo pubblico di una pistola.

      La tentata estorsione ai danni di Farfaglia

      In questo caso nell’agosto 2018 Mommo Macrì e Domenico Serra a bordo di un’auto e Michele Pugliese Carchedi e Michele Manco con altra auto sono accusati di essersi recati – unitamente ad Andrea Ruffa con altra auto ancora – nei pressi dell’abitazione a Bivona di Gregorio Farfaglia minacciando quest’ultimo che «qualora non avesse consegnato loro una somma quale quota parte del provento derivante dall’esecuzione dell’appalto di gestione dei rifiuti per conto del Comune di Vibo Valentia ad opera della ditta Dusty srl», Mommo Macrì avrebbe «sparato a lui ed alla sua famiglia e lo avrebbe fatto a pezzi». Gregorio Farfaglia, ritenuto dalla Dda il «referente di fatto della ditta Dusty» avrebbe però opposto un netto rifiuto alla richiesta di consegnare somme di denaro al gruppo di Mommo Macrì. Opposizione che Gregorio Farfaglia avrebbe fatto – ad avviso degli inquirenti – «anche in forza dei propri rapporti con la ‘ndrangheta di San Gregorio d’Ippona ed in particolare con Filippo Fiarè, esponente apicale del locale di San Gregorio d’Ippona, della cui protezione poteva godere al punto da paralizzare l’azione del Macrì e comunque ricondurre la composizione della vicenda nel contesto delle dinamiche criminali interne alla ‘ndragheta vibonese».

      L’affare dei rifiuti a Vibo spiegato da Mantella

      Andrea Mantella

      E’ Andrea Mantella, fra i collaboratori di giustizia, quello che meglio delinea gli affari dei clan nel settore dei rifiuti. Per il gip – anche grazie alle sue dichiarazioni – è stato ben possibile fare luce sulla “logica spartitoria tra cosche in cui lo stesso Mantella, i Fiarè ed i Mancuso partecipavano, dividendosi gli utili”. In particolare, Pantaleone Mancuso, Scarpuni, era rappresentato secondo Mantella da tale Campennì (non indagato), mentre il gruppo dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona avrebbe operato attraverso Gregorio Giofrè (non indagato). Sul punto Andrea Mantella ha dichiarato: “Quanto ai rifiuti posso affermare che c’era un accordo tra noi e Luni Mancuso detto “Scarpuni”: la società incaricata della raccolta era del dott. Pellegrino, un siciliano e noi mettevamo i mezzi, intestati formalmente a Giurgola e a Morelli Salvatore quando era pulito; i mezzi in realtà erano stati comprati da me personalmente e, tramite loro, lavoravamo sui rifiuti; il tramite era Campennì, da sempre inserito nel settore dei rifiuti e da sempre – ha spiegato Mantella – uomo dei Mancuso; io conoscevo bene questo Pellegrino, che ho visto tre volte e lui sapeva chi ero io; Luni Mancuso metteva i mezzi per il tramite di Campennì e il patto era il seguente: se riuscivamo a tenere fuori le forze dell’ordine tutto andava liscio, altrimenti Pellegrino sapeva che doveva denunciare in Prefettura le infiltrazioni mafiose; lui ci disse che se fosse andato tutto bene ci avrebbe remunerati facendoci lavorare, anche con sovrafatturazioni con cui pagava le tangenti e con assunzioni. A Natale è venuto da me Gramendola e, oltre al cesto natalizio con champagne, salmone, eccetera, mi dava la bustarella con 10.000 euro che mandava Pellegrino unitamente al cesto; il resto delle tangenti veniva pagato mensilmente sotto forma di noleggio e stessa cosa faceva Luni Sscarpuni per il tramite di Campennì”; Secondo Mantella, quindi, i clan mafiosi “oltre a ricevere le tangenti dalla gestione dei rifiuti, imponevano le assunzioni e i mezzi che dovevano operare; questo è il modo in cui a Vibo – ha dichiarato il collaboratore – vengono gestiti i rifiuti”. [CLICCA IN BASSO SUL TASTO “AVANTI” PER LEGGERE LE ALTRE ESTORSIONI]

      L’estorsione alla ditta impegnata nei lavori per il nuovo ospedale

      Siamo nel giugno del 2020 – quindi sei mesi dopo gli arresti di Rinascita Scott del dicembre 2019 – e Michele Manco è accusato di essersi recato in auto all’interno dell’area interessata dai lavori di realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, avvicinando un autista della società Costruzioni Lucia srl minacciandolo con la seguente frase: “Dì al tuo capo che si è dimenticato degli amici”. Avrebbe così cercato di costringere il titolare della ditta subappaltatrice dei lavori con riguardo alla fornitura del calcestruzzo preconfezionato a corrispondergli non meglio definite quantità di denaro in quanto il cantiere dei lavori sarebbe ricaduto in una zona sotto il controllo mafioso della ‘ndrina dei Pardea. La contestazione di estorsione in questo caso è solo tentata – e non consumata – per la ferma opposizione della persona offesa, che rifiutava il pagamento e portava il fatto a conoscenza di del titolare della Costruzioni Procopio S. r. l. , società appaltatrice del nuovo ospedale che sporgeva denuncia. Nel luglio del 2020, quindi, Michele Manco è accusato di essersi ripresentato sul cantiere di costruzione del nuovo ospedale avvicinando nei pressi di una Stazione di carburanti altro autista della ditta “Costruzioni Lucia srl” minacciandolo con la seguente frase: “Vi siete scordati di andare  a trovare gli amici, andate a trovare gli amici sennò sparano”. Anche in questo caso il titolare della ditta Procopio, appaltatore dei lavori per il nuovo ospedale, ha sporto denuncia.

      Le ristrutturazioni dei palazzi a Vibo nel mirino dei clan

      Salvatore Morelli

      Anche le imprese impegnate nei lavori di ristrutturazione di alcuni palazzi a Vibo Valentia sarebbero finite nel “mirino” dei clan. O meglio, in questo caso nelle mire di Michele Manco, 36 anni, residente in città, coinvolto in Rinascita Scott tanto da essere stato condannato il 6 novembre 2021– al termine del troncone processuali celebrato con rito abbreviato – a 12 anni di reclusione, ma a piede libero in quanto, nelle settimane successive al suo arresto per la maxioperazione, il Tdl di Catanzaro l’ha rimesso in libertà. Michele Manco è stato ritenuto in Rinascita Scott un componente della ‘ndrina Pardea-Camillò operante a Vibo Valentia. Ad accusarlo, da ultimo, anche il collaboratore di giustizia Michele Camillò che ha collocato Michele Manco come presente alle riunioni di ‘ndrangheta a Vibo.  “Michele Manco fa parte della ‘ndrina sciolta, è stato affiliato con me ed ha la dote del Vangelo. Ricordo – ha dichiarato Michele Camillò – che una volta Salvatore Morelli lo mandò a fare un’estorsione ad un certo Ruffa che aveva vinto in un centro scommesse”. Michele Manco è stato collocato come alle dirette dipendenze di Salvatore Morelli (alias “l’Americano), Francesco Anonio Pardea (alias “U Ranisi) e Domenico Macrì (alias “Mommo).

      Francesco Antonio Pardea

      Nelle contestazioni mosse con la nuova operazione della Dda di Catanzaro, gli inquirenti – carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo e Guardia di finanza –collocano Michele Manco al centro di due tentativi di estorsione ai danni di ditte impegnate in alcuni lavori di ristrutturazione condominiali agevolati dall’eco bonus 110%. La prima richiesta estorsiva contestata a Michele Manco è datata 25 maggio 2021, quindi qualche mese prima – 6 novembre 2021 – della sua condanna a 12 anni nel maxiprocesso Rinascita Scott in abbreviato. Secondo l’accusa, Michele Manco – con altri soggetti in corso di identificazione – si sarebbe portato presso il cantiere della I. I. C. sito a Vibo Valentia in piazza Annarumma num. 10 impegnata in alcuni lavori al condominio “Rizzo”. Michele Manco alle 8 del mattino, portandosi all’esterno delle recinzione del cantiere, avrebbe quindi minacciato un operaio della ditta di Corigliano, impegnata nei lavori, con la seguente frase: “Digli al tuo capo che lo stiamo aspettando”. Scopo della minaccia quello di ottenere dalla ditta una cospicua somma di denaro in favore della ‘ndrina Pardea. L’estorsione non andava a buon fine per la ferma opposizione dell’impresa impegnata nei lavori che rifiutava il pagamento denunciando il fatto ai carabinieri. Il tentativo di estorsione è aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose. Importante in questo caso, ai fini dell’indagine, l’analisi del Gps installato sull’auto in uso a Michele Manco.

      E’ del 4 febbraio 2022, invece – quindi tre mesi dopo la condanna a 12 anni nel processo Rinascita Scott – il tentativo di estorsione che vede protagonista Michele Manco ai danni dei titolari delle ditte De Nisi srl e Edil Costruzioni srl. L’esponente del clan Pardea si sarebbe presentato sul cantiere sito a Vibo in via Matilde Serrao num. 9 (già traversa di via Accademie vibonesi), relativo sempre a lavori di ristrutturazione condominiali grazie all’eco bonus, minacciando un operaio della Edil Costruzioni con le seguenti parole: “Mettete le carte a posto con gli amici”. Anche in questo caso lo scopo dell’intimidazione sarebbe stato quello di ottenere somme di denaro per sé ed il proprio clan con conseguente indebito profitto. Anche in questo caso i titolari delle ditte hanno rifiutato ogni pagamento e denunciato il tutto alle forze dell’ordine. Il reato è aggravato dalle finalità e modalità mafiose ed in questo caso l’attività di indagine è stata svolta dalla Guardia di finanza. Emerge quindi dall’inchiesta come soggetti condannati a pene non da poco – 12 anni – lasciati in libertà abbiano continuato come nulla fosse a porre in essere attività delittuose, stroncate però sul nascere dalle forze dell’ordine anche grazie alle denunce (in alcuni casi sofferte ed arrivate, per paura, in un secondo momento) delle parti offese.

      LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: estorsioni a Vibo da parte dei clan, chiusa l’inchiesta per 13 indagati

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      Vibo, per\u00A0mangiare la pizza occupano il parcheggio\u00A0di chi deve fare la dialisi: «Non c’è rispetto per le persone e per le regole»\n
      Il progetto

      Vibo Marina, un acquario da 8 milioni di euro nell’area degradata dell’ex Basalti & Bitumi abbandonata da 20 anni

      Il Comune cambia rotta rispetto alla precedente amministrazione che aveva ipotizzato la realizzazione di un museo dell’agroalimentare. L’opera già finanziata utilizzerà i fondi del Cis Calabria nell’ambito del contratto istituzionale Svelare Bellezza
      Giuseppe Addesi
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      La decisione

      Sorveglianza speciale rigettata per un detenuto di Nicotera

      Accolti i rilievi dell’avvocato Giuseppe Spinelli sull’inammissibilità della proposta. Il 42enne è stato condannato in primo grado per il trasporto di 12 chili di cocaina
      Giuseppe Baglivo
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      Controllo del territorio

      Gerocarne, sorpresi dai carabinieri mentre trasportano rifiuti pericolosi: due denunce

      I militari dell’Arma hanno rinvenuto parti meccaniche imbevute di olio lubrificante a bordo di un autocarro che procedeva lungo una strada provinciale 
      Gerocarne, sorpresi dai carabinieri mentre trasportano rifiuti pericolosi: due denunce\n
      Anno giudiziario 2026

      «A Vibo e Crotone maxiprocessi contro la ’ndrangheta con pochi giudici, così non va»: l’allarme di Epifano

      La presidente della Corte d’Appello di Catanzaro denuncia organici giudiziari insufficienti e alto turn over, sottolineando come la presenza pervasiva della ‘ndrangheta richieda uno sforzo straordinario di magistrati e forze dell’ordine
      Luana Costa
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      Anno giudiziario 2026

      «Nordio non risolverà i problemi della giustizia: la magistratura non sia condizionata dal potere», da Catanzaro il No alla riforma

      La relazione della presidente della Corte d’appello Epifanio evidenzia le carenze reali di un settore che «non funziona come dovrebbe» e invita anche giudici e pm a «non avvelenare i pozzi» nel dibattito sul referendum. Sovraffollamento e suicidi: i dati shock dalle carcere
      Luana Costa
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      Sugli attenti

      Vibo, il comandante interregionale Claudio Domizi in visita allo Squadrone eliportato Cacciatori Calabria

      Il generale di Corpo d’armata ha sottolineato l’impegno quotidiano dell'unità speciale dell'Arma rimarcando la puntuale conoscenza delle dinamiche criminali calabresi. Parole di elogio anche all’indirizzo del Nucleo Cinofili
      Redazione
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      La sentenza

      Armi e droga a Vena Superiore: una condanna definitiva in Cassazione dopo undici anni dai fatti

      Respinto il ricorso dell’imputato già ritenuto responsabile di una sparatoria nella piazza centrale di Ricadi avvenuta nel febbraio 2022
      Giuseppe Baglivo
      Armi e droga a Vena Superiore: una condanna definitiva in Cassazione dopo undici anni dai fatti\n
      La sentenza

      Nessuna truffa sui lavori di realizzazione del nuovo Tribunale di Vibo, assolti gli imputati “perché il fatto non sussiste”

      La Procura ipotizzava gravi irregolarità nel terzo lotto del palazzo di Giustizia di via Lacquari, ma l’accusa non ha retto al vaglio del giudice
      Giuseppe Baglivo
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      La decisione

      Stefanaconi, la relazione di proroga della gestione commissariale: «Massima discontinuità dal passato e interferenze illecite ancora possibili»

      Ulteriori sei mesi di commissariamento per il Municipio i cui organi elettivi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Ecco tutte le opere pubbliche avviate dai commissari e la riorganizzazione dei servizi. Importanti novità per la polizia locale, l’edilizia residenziale pubblica, la depurazione, il sistema scolastico, l’abusivismo edilizio e l’evasione tributaria
      Giuseppe Baglivo
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      Si parte

      Maturità 2026, pubblicato il decreto: ecco materie della seconda prova, orali e commissari esterni

      Il provvedimento dell’Istruzione chiarisce assetto degli scritti, composizione delle commissioni, calendario delle verifiche e criteri di valutazione previsti per l’esame di Stato del prossimo anno scolastico
      Redazione
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      La decisione

      Il Tribunale di Catanzaro ammette al controllo giudiziario la ditta vibonese “Franzè Francesco”

      Accolti i rilievi difensivi dopo la misura interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Vibo Valentia
      G. B.
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      La strage dei migranti

      Naufragio Cutro, al via la prima udienza del processo sui ritardi nei soccorsi con imputati sei militari

      Coinvolti quattro della Guardia di finanza e due della Guardia costiera in servizio la notte del tragico 23 febbraio 2023. Sono accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo
      Redazione Cronaca
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      Allarmi inascoltati

      A Capo Vaticano il mare divora la costa e c’è chi paga le imposte su terreni che ormai esistono solo al catasto: «Dagli anni ‘60 persi 50 metri di arenile»

      VIDEO | Danni del maltempo e ritardi burocratici al centro della denuncia dell'Osservatorio erosione costiera: «Tra progettazione ed esecuzione passa troppo tempo, i fondali cambiano»
      Cristina Iannuzzi
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      Allarme crescente

      Vibo, biglietti minatori per chiedere la mazzetta a due centri scommesse: non si arresta l’escalation criminale

      Ancora due atti intimidatori sui quali hanno avviato le indagini i carabinieri dopo la denuncia dei titolari delle attività ubicate in via Dante Alighieri
      Giuseppe Baglivo
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      Cordoglio e riflessione

      Femminicidio a Mileto, i funerali di Maria Assunta Currà in un contesto di composto dolore e dignità dei familiari

      Le esequie della 55enne uccisa dal marito Pasquale Calzone, che poi si è suicidato, si sono svolte in forma privata questa mattina. Le due famiglie insieme in chiesa accomunate nella tragedia
      Giuseppe Currà
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      Controlli nel Vibonese

      Lotta al gioco d’azzardo: due titolari di esercizi commerciali denunciati nelle Serre vibonesi e multe per 6mila euro 

      Le verifiche sono state portate avanti dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno. Le violazioni contestate riguardano la sicurezza sui luoghi di lavoro. In un caso è stata sospesa l’attività
      Redazione
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      La sentenza

      Piantagione di marijuana nel Vibonese, assolto l’imputato per inutilizzabilità delle dichiarazioni fatte in assenza del suo avvocato

      La coltivazione era stata scoperta dai carabinieri nel luglio dello scorso anno a San Gregorio d’Ippona
      Giuseppe Baglivo
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      Maltratta la madre e finisce in carcere: i carabinieri di Pizzo arrestano un 45enne denunciato dalla donna

      In seguito a nuove contestazioni è stata revocata la misura alternativa alla detenzione intramuraria di cui godeva l’uomo
      G. B.
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