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      Home page>Cronaca>'Ndrangheta: dai lavori ...

      'Ndrangheta: dai lavori per l'ospedale alle ditte dei rifiuti, ecco le estorsioni chieste a Vibo

      La Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per 13 indagati. L'inchiesta, portata a termine dai carabinieri e dalla Guardia di finanza, fa emergere uno spaccato criminale inquietante fra chi ha resistito ai clan vibonesi sporgendo denuncia e chi avrebbe invece goduto del sostegno di altre cosche
      Giuseppe Baglivo
      27 agosto 202307:29
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      'Ndrangheta: dai lavori per l'ospedale alle ditte dei rifiuti, ecco le estorsioni chieste a Vibo

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      'Ndrangheta: dai lavori per l'ospedale alle ditte dei rifiuti, ecco le estorsioni chieste a Vibo

      'Ndrangheta: dai lavori per l'ospedale alle ditte dei rifiuti, ecco le estorsioni chieste a Vibo
      Domenico Macrì

      Tredici capi di imputazione contestati dalla Dda di Catanzaro a 13 indagati di cui cinque già raggiunti da ordinanza di custodia cautelare e gli altri a piede libero. L’inchiesta della Dda fa luce su molteplici episodi estorsivi avvenuti a Vibo Valentia ed il rinvio a giudizio è stato avanzato nei confronti dei seguenti indagati: Domenico Macrì, detto “Mommo”, 39 anni, di Vibo (detenuto anche per tale procedimento); Michele Manco, 35 anni, di Vibo Valentia (detenuto per tale procedimento); Michele Pugliese Carchedi, 38 anni, anche lui di Vibo (detenuto per tale procedimento); Bartolomeo Arena, 47 anni, di Vibo Valentia (collaboratore di giustizia); Domenico Camillò, 29 anni, di Vibo Valentia; Andrea Mantella, 51 anni, di Vibo Valentia (collaboratore di giustizia); Salvatore Mantella, 49 anni, di Vibo; Vincenzo Mantella, 37 anni, di Vibo; Francesco Antonio Pardea, 37 anni, di Vibo Valentia; Salvatore Morelli, 40 anni, di Vibo; Antonio Pirritano, 31 anni, di Vibo Valentia; Andrea Ruffa, 29 anni, di Vibo Valentia (detenuto per tale procedimento); Domenico Serra, 31 anni, di Vibo Valentia (detenuto per tale procedimento). Di seguito le singole contestazioni.

      L’affare dei rifiuti a Vibo

      Andrea Mantella

      E’ Andrea Mantella, fra i collaboratori di giustizia, quello che meglio delinea gli affari dei clan nel settore dei rifiuti. Per il gip – anche grazie alle sue dichiarazioni – è stato ben possibile fare luce sulla “logica spartitoria tra cosche in cui lo stesso Mantella, i Fiarè ed i Mancuso partecipavano, dividendosi gli utili”. In particolare, Pantaleone Mancuso, Scarpuni, era rappresentato secondo Mantella da tale Campennì (non indagato), mentre il gruppo dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona avrebbe operato attraverso Gregorio Giofrè (non indagato). Sul punto Andrea Mantella ha dichiarato: “Quanto ai rifiuti posso affermare che c’era un accordo tra noie Luni Mancuso detto “Scarpuni”: la società incaricata della raccolta era del dott. Pellegrino, un siciliano e noi mettevamo i mezzi, intestati formalmente a Giurgola e a Morelli Salvatore quando era pulito; i mezzi in realtà erano stati comprati da me personalmente e, tramite loro, lavoravamo sui rifiuti; il tramite era Campennì, da sempre inserito nel settore dei rifiuti e da sempre – ha spiegato Mantella – uomo dei Mancuso; io conoscevo bene questo Pellegrino, che ho visto tre volte e lui sapeva chi ero io; Luni Mancuso metteva i mezzi per il tramite di Campennì e il patto era il seguente:se riuscivamo a tenere fuori le forze dell’ordinetutto andava liscio, altrimenti Pellegrino sapeva che doveva denunciare in Prefettura le infiltrazioni mafiose; lui ci disse che se fosse andato tutto bene ci avrebbe remunerati facendoci lavorare, anche con sovrafatturazioni con cui pagava le tangenti e con assunzioni. A Natale è venuto da me Gramendola e, oltre al cesto natalizio con champagne, salmone, eccetera, mi dava la bustarella con 10.000 euro che mandava Pellegrino unitamente al cesto; il resto delle tangenti veniva pagato mensilmente sotto forma di noleggio e stessa cosa faceva Luni Sscarpuni per il tramite di Campennì”; Secondo Mantella, quindi, i clan mafiosi “oltre a ricevere le tangenti dalla gestione dei rifiuti,imponevano le assunzioni e i mezzi che dovevano operare; questo è il modo in cui a Vibo – ha dichiarato il collaboratore – vengono gestiti i rifiuti”. [CLICCA IN BASSO SUL TASTO “AVANTI” PER LEGGERE LE ALTRE ESTORSIONI]

      L’estorsione alla ditta Farfaglia

      Vincenzo Mantella

      La contestazione per il reato di estorsione è mossa ad Andrea Mantella in concorso con i cugini Salvatore e Vincenzo Mantella. In particolare, in concorso morale e materiale tra loro, sono accusati di aver avvicinato nel 2009 sul cantiere relativo a dei lavori edili sito tra Vibo e Vena Superiore – Gregorio Farfaglia, figlio di Rocco Farfaglia, titolare della ditta appaltatrice dell’opera – con minaccia consistita nel rappresentargli la necessità di “mettersi a posto”, come «peraltro già riferito in precedenza al Farfaglia da esponenti della ‘ndrina di San Gregorio d’Ippona, a loro volta interessati all’appalto in ragione sia della competenza vantata sul territorio di provenienza dell’imprenditore, sia – si legge nel capo di imputazione – del rapporto di particolare vicinanza con quest’ultimo; i tre cugini Mantella, quindi, facendo percepire alla persona offesa di far parte della cosca di ‘ndrangheta di Vibo Valentia «capace di garantire la tranquillità e la tutela della ditta» avrebbero costretto il rappresentante della ditta alla dazione, in favore del gruppo Mantella, di una somma di denaro pari ad euro 20mila, che veniva versata in quattro trance dell’importo di euro cinquemila ciascuna, la prima delle quali consegnata personalmente ad Andrea Mantella all’interno di un ristorante di Vibo Marina; le successive dazioni di denaro sarebbero state consegnate da Farfaglia nelle mani di Vincenzo e Salvatore Mantella, «senza altra causa o giustificazione che non fosse l’ubicazione del cantiere in un territorio sottoposto al controllo del proprio gruppo criminale, con corrispondente indebito profitto per sé e per la ‘ndrina di Vibo Valentia e danno per la vittima»; l’estorsione è aggravata dal metodo mafioso. Farfaglia non è indagato.

      La tentata estorsione ai danni di Farfaglia

      In questo caso nell’agosto 2018 Mommo Macrì e Domenico Serra a bordo di un’auto e Michele Pugliese Carchedi e Michele Manco con altra auto sono accusati di essersi recati – unitamente ad Andrea Ruffa con altra auto ancora – nei pressi dell’abitazione a Bivona di Gregorio Farfaglia minacciando quest’ultimo che «qualora non avesse consegnato loro una somma quale quota parte del provento derivante dall’esecuzione dell’appalto di gestione dei rifiuti per conto del Comune di Vibo Valentia ad opera della ditta Dusty srl», Mommo Macrì avrebbe «sparato a lui ed alla sua famiglia e lo avrebbe fatto a pezzi». Gregorio Farfaglia, ritenuto dalla Dda il «referente di fatto della ditta Dusty» avrebbe però opposto un netto rifiuto alla richiesta di consegnare somme di denaro al gruppo di Mommo Macrì. Opposizione che Gregorio Farfaglia avrebbe fatto – ad avviso degli inquirenti – «anche in forza dei propri rapporti con la ‘ndrangheta di San Gregorio d’Ippona ed in particolare con Filippo Fiarè, esponente apicale del locale di San Gregorio d’Ippona, della cui protezione poteva godere al punto da paralizzare l’azione del Macrì e comunque ricondurre la composizione della vicenda nel contesto delle dinamiche criminali interne alla ‘ndragheta vibonese». [CLICCA IN BASSO SUL TASTO “AVANTI” PER LEGGERE LE ALTRE ESTORSIONI]

      L’estorsione alla ditta dei rifiuti Ased

      Salvatore Morelli

      La estorsione vede quale vittima Rosario Azzarà di Melito Porto Salvo, titolare della ditta Ased che aveva negli scorsi anni in appalto la raccolta dei rifiuti a Vibo (dal 2 novembre 2015 al 18 maggio 2017), poi coinvolto nell’operazione antimafia “Ecosistema” della Dda di Reggio Calabria ed attualmente ancora sotto processo. Bartolomeo Arena, Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli, Michele Pugliese Carchedi e Domenico Camillò sono accusati di concorso in estorsione. In particolare, Michele Pugliese Carchedi e Domenico Camillò – su mandato di Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli e Bartolomeo Arena -, si sarebbero presentati al cospetto di tre operai impegnati nella raccolta dei rifiuti urbani nei pressi dei cassonetti raccoglitori siti in via Giovanni XXIII di Vibo Valentia con volto travisato ed armati di pistola, puntando l’arma alla tempia di un operaio alla guida del mezzo da lavoro. Dopo aver intimato a quest’ultimo di allontanarsi dal veicolo, il mezzo è stato cosparso di benzina e dato alle fiamme. Facendo percepire quindi alla ditta di far parte di un sodalizio di ‘ndrangheta, gli indagati avrebbero costretto nell’aprile del 2016 il titolare della ditta Ased, Rosario Azzarà, a pagare alla ‘ndrina dei Pardea (detti “Ranisi”) «una cospicua somma di denaro che veniva suddivisa tra i suoi membri, ivi incluso Bartolomeo Arena, al quale veniva consegnata la somma di 400 euro». Anche in questo caso l’estorsione è aggravata dal metodo mafioso, al pari della contestazione relativa alla detenzione illegale e porto in luogo pubblico di una pistola.

      La ditta impegnata nei lavori per il nuovo ospedale nel “mirino”

      Michele Manco

      Siamo nel giugno del 2020 – quindi sei mesi dopo gli arresti di Rinascita Scott del dicembre 2019 – e Michele Manco è accusato di essersi recato in auto all’interno dell’area interessata dai lavori di realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, avvicinando un autista della società Costruzioni Lucia srl minacciandolo con la seguente frase: “Dì al tuo capo che si è dimenticato degli amici”. Avrebbe così cercato di costringere il titolare della ditta subappaltatrice dei lavori con riguardo alla fornitura del calcestruzzo preconfezionato a corrispondergli non meglio definite quantità di denaro in quanto il cantiere dei lavori sarebbe ricaduto in una zona sotto il controllo mafioso della ‘ndrina dei Pardea. La contestazione di estorsione in questo caso è solo tentata – e non consumata – per la ferma opposizione della persona offesa, che rifiutava il pagamento e portava il fatto a conoscenza di del titolare della Costruzioni Procopio Srl, società appaltatrice del nuovo ospedale che sporgeva denuncia. Nel luglio del 2020, quindi, Michele Manco è accusato di essersi ripresentato sul cantiere di costruzione del nuovo ospedale avvicinando nei pressi di una Stazione di carburanti altro autista della ditta “Costruzioni Lucia srl” minacciandolo con la seguente frase: “Vi siete scordati di andare  a trovare gli amici, andate a trovare gli amici sennò sparano”. Anche in questo caso il titolare della ditta Procopio, appaltatore dei lavori per il nuovo ospedale, ha sporto denuncia.

      I palazzi da ristrutturare a Vibo e le pretese dei clan

      Francesco Antonio Pardea

      Pure le imprese impegnate nei lavori di ristrutturazione di alcuni palazzi a Vibo Valentia sarebbero finite nel “mirino” dei clan. O meglio, in questo caso nelle mire di Michele Manco, 36 anni, residente in città, coinvolto in Rinascita Scott tanto da essere stato condannato il 6 novembre 2021– al termine del troncone processuali celebrato con rito abbreviato – a 12 anni di reclusione, ma a piede libero in quanto, nelle settimane successive al suo arresto per la maxioperazione, il Tdl di Catanzaro l’ha rimesso in libertà. Michele Manco è stato ritenuto in Rinascita Scott un componente della ‘ndrina Pardea-Camillò operante a Vibo Valentia. Ad accusarlo, da ultimo, anche il collaboratore di giustizia Michele Camillò che ha collocato Michele Manco come presente alle riunioni di ‘ndrangheta a Vibo.  “Michele Manco fa parte della ‘ndrina sciolta, è stato affiliato con me ed ha la dote del Vangelo. Ricordo – ha dichiarato Michele Camillò – che una volta Salvatore Morelli lo mandò a fare un’estorsione ad un certo Ruffa che aveva vinto in un centro scommesse”. Michele Manco è stato collocato come alle dirette dipendenze di Salvatore Morelli (alias “l’Americano), Francesco Anonio Pardea (alias “U Ranisi) e Domenico Macrì (alias “Mommo).

      Nelle contestazioni mosse con la nuova operazione della Dda di Catanzaro, gli inquirenti – carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo e Guardia di finanza –collocano Michele Manco al centro di due tentativi di estorsione ai danni di ditte impegnate in alcuni lavori di ristrutturazione condominiali agevolati dall’eco bonus 110%. La prima richiesta estorsiva contestata a Michele Manco è datata 25 maggio 2021, quindi qualche mese prima – 6 novembre 2021 – della sua condanna a 12 anni nel maxiprocesso Rinascita Scott in abbreviato. Secondo l’accusa, Michele Manco – con altri soggetti in corso di identificazione – si sarebbe portato presso il cantiere della I. I. C. sito a Vibo Valentia in piazza Annarumma num. 10 impegnata in alcuni lavori al condominio “Rizzo”. Michele Manco alle 8 del mattino, portandosi all’esterno delle recinzione del cantiere, avrebbe quindi minacciato un operaio della ditta di Corigliano, impegnata nei lavori, con la seguente frase: “Digli al tuo capo che lo stiamo aspettando”. Scopo della minaccia quello di ottenere dalla ditta una cospicua somma di denaro in favore della ‘ndrina Pardea. L’estorsione non andava a buon fine per la ferma opposizione dell’impresa impegnata nei lavori che rifiutava il pagamento denunciando il fatto ai carabinieri. Il tentativo di estorsione è aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose. Importante in questo caso, ai fini dell’indagine, l’analisi del Gps installato sull’auto in uso a Michele Manco.

      E’ del 4 febbraio 2022, invece – quindi tre mesi dopo la condanna a 12 anni nel processo Rinascita Scott – il tentativo di estorsione che vede protagonista Michele Manco ai danni dei titolari delle ditte De Nisi srl e Edil Costruzioni srl. L’esponente del clan Pardea si sarebbe presentato sul cantiere sito a Vibo in via Matilde Serrao num. 9 (già traversa di via Accademie vibonesi), relativo sempre a lavori di ristrutturazione condominiali grazie all’eco bonus, minacciando un operaio della Edil Costruzioni con le seguenti parole: “Mettete le carte a posto con gli amici”. Anche in questo caso lo scopo dell’intimidazione sarebbe stato quello di ottenere somme di denaro per sé ed il proprio clan con conseguente indebito profitto, ma i titolari delle ditte hanno rifiutato ogni pagamento e denunciato il tutto alle forze dell’ordine.

      LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: estorsioni a Vibo da parte dei clan, chiesto il processo per 13 indagati

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      Cronaca

      Pignoramento da 300mila euro, il Tribunale dà torto all’Agenzia delle Entrate: «La riscossione coattiva non può mai travolgere i diritti inviolabili»

      Accolto il ricorso a tutela della dignità del debitore di un avvocato vibonese contro l’azione di esecuzione che aveva aggredito un deposito postale alimentato da un assegno di invalidità e la pensione di reversibilità
      Giuseppe Baglivo
      Pignoramento da 300mila euro, il Tribunale dà torto all’Agenzia delle Entrate: «La riscossione coattiva non può mai travolgere i diritti inviolabili»\n
      Disagi infiniti

      Mantineo di Cessaniti senz’acqua da giugno, 50 famiglie allo stremo: «Situazione insostenibile, protestiamo da mesi ma i problemi restano»

      Una petizione firmata dai residenti a settembre e inviata al Comune e al Prefetto aveva prodotto qualche giorno di tregua dal disagio ma ora la carenza idrica è tornata ad aggravarsi. Una residente: «Non riusciamo più ad andare avanti così» 
      Redazione
      Mantineo di Cessaniti senz’acqua da giugno, 50 famiglie allo stremo: «Situazione insostenibile, protestiamo da mesi ma i problemi restano»\n
      La decisione

      Aggressione al dirigente del Comune di Vibo Andrea Nocita, il Riesame conferma le misure per i due arrestati

      Regge l’impianto accusatorio messo in piedi dal pm Maria Barnabei e dalla Squadra Mobile che dopo il positivo vaglio del Gip supera anche l’esame del TdL
      Giuseppe Baglivo
      Aggressione al dirigente del Comune di Vibo Andrea Nocita, il Riesame conferma le misure per i due arrestati\n
      Inchiesta Ginestra

      Damiano Pepe in silenzio davanti al gip: è stato dimesso dall’ospedale e trasferito in carcere

      Venerdì scorso l’agguato davanti alla sua abitazione in cui è rimasta vittima la moglie. È coinvolto nell’inchiesta della Dda di Catanzaro che lo ritiene ai vertici delle cosche operanti nell’area della Sibaritide
      Luana Costa
      Damiano Pepe in silenzio davanti al gip: è stato dimesso dall’ospedale e trasferito in carcere\n
      Lo sciopero

      Vibo, la protesta degli studenti contro il caro vita: «Non saltiamo la scuola, lottiamo per il nostro futuro». In piazza anche a Tropea

      Ragazzi e ragazze in corteo chiedono attenzione per le difficoltà delle famiglie e sostengono agricoltori e autotrasportatori: «Le richieste del Sud non sono state accolte, abbiamo il dovere di mobilitarci»
      Cristina Iannuzzi
      Vibo, la protesta degli studenti contro il caro vita: «Non saltiamo la scuola, lottiamo per il nostro futuro». In piazza anche a Tropea\n
      ‘Ndrangheta

      Operazione “Call Me”, la Dda chiede la condanna per il boss di Tropea Antonio La Rosa: cinquemila telefonate dal carcere

      Requisitoria del pm della Dda di Catanzaro Irene Crea nel processo che si sta celebrando con rito abbreviato. Le chiamate verso l’esterno effettuate attraverso telefonini recapitati dietro le sbarre
      Giuseppe Baglivo
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      La decisione

      Ordine dei farmacisti di Vibo, la Commissione centrale conferma la piena legittimità degli organi eletti

      L’organo di giurisdizione speciale istituito presso il Ministero della Salute recepisce integralmente la linea difensiva rigettando in toto il ricorso della lista esclusa
      Giuseppe Baglivo
      Ordine dei farmacisti di Vibo, la Commissione centrale conferma la piena legittimità degli organi eletti\n
      Dinastia criminale

      Il regno di Tripolino violato dai killer: Damiano Pepe, il boss che «faceva paura» chiuso nella fortezza di Lattughelle

      Dai delitti degli anni 90 ai “pellegrinaggi” dei capi di Corigliano Rossano nella villa-bunker blindata da cancelli e telecamere. I verbali del pentito: «È l’unico che mi spaventa». La storia della famiglia che ha saldato l'alleanza tra "italiani" e "zingari"
      Pablo Petrasso
      Il regno di Tripolino\u00A0violato dai killer: Damiano Pepe, il boss che «faceva paura»\u00A0chiuso nella fortezza di Lattughelle\n
      Fiamme gialle in azione

      Blitz della Finanza nei negozi del Vibonese: sequestrati oltre 3.400 articoli di Halloween tra giocattoli e bigiotteria, multe fino a 26mila euro

      Operazione del Gruppo di Vibo Valentia in diversi negozi della provincia. I controlli hanno evidenziato irregolarità nelle indicazioni necessarie a conoscere caratteristiche, provenienza e uso sicuro della merce. Segnalazioni alla Camera di Commercio
      Redazione
      Blitz della Finanza nei negozi del Vibonese: sequestrati oltre 3.400 articoli di Halloween tra giocattoli e bigiotteria, multe fino a 26mila euro\n
      Patto criminale

      Il "Cda" della 'ndrangheta tra summit nei campi e quaderni cifrati: così la regia di Cirò governava su Corigliano Rossano

      Dai blitz dell'antimafia nei magazzini isolati senza cellulari al manoscritto di 17 pagine con i codici della bacinella. Le intercettazioni e i verbali svelano le regole ferree, i confini inviolabili e la spartizione dei profitti illeciti nella Sibaritide
      Pablo Petrasso
      Il \"Cda\"\u00A0della 'ndrangheta tra summit nei campi e quaderni cifrati: così la regia di Cirò governava su Corigliano Rossano
      Controlli a tappeto

      La giungla dei diving center in Calabria: strutture finte, sequestri e multe per oltre 110mila euro

      VIDEO | Controlli su otto centri di immersione lungo le coste: scoperti lavoratori in nero, carenze nei dispositivi di sicurezza e nella Costa degli Dei due strutture usate per trasportare turisti senza autorizzazione
      Redazione Cronaca
      La giungla dei diving center in Calabria:\u00A0strutture finte, sequestri e\u00A0multe per oltre 110mila euro\n
      Vegetazione a fuoco

      Vibo Marina, imponente incendio sulla strada per Pizzo: fiamme alte e una colonna di fumo visibile da lontano, paura tra i residenti

      Il rogo divampato intorno alle 17 ha interessato un'area di sterpaglie alle porte della frazione costiera. Intervento dei vigili del fuoco che hanno circoscritto le fiamme evitando conseguenze per abitazioni e infrastrutture
      Redazione
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      Scenario criminale

      «Quando parla il capo è la fine»: il pentimento del boss Nicola Acri e la paranoia delle microspie (e di Gratteri) a Rossano

      Dalla svolta dello storico capoclan nel maggio 2021 alle frenetiche bonifiche anti-trojan sulle auto dei presunti esponenti del clan. Così le intercettazioni svelano il terrore della cosca rossanese e la risalita al potere di Salvatore Galluzzi "u Rizzo" dopo la scarcerazione: «Come era prima è adesso!»
      Pablo Petrasso
      «Quando parla il capo è la fine»: il pentimento del boss Nicola Acri e la paranoia delle microspie (e di Gratteri) a Rossano\n
      L’intervento

      Vibo, incendio sul tetto di un edificio in via degli Artigiani: vigili del fuoco in azione vicino al cantiere del progetto Maione

      Un rogo ha interessato la copertura di un fabbricato sottoposto a lavori di messa in sicurezza. Fiamme prontamente domate dai pompieri del Comando provinciale, sul posto anche Polizia municipale e Polizia di Stato
      Redazione
      Vibo, incendio sul tetto di un edificio in via degli Artigiani: vigili del fuoco in azione vicino al cantiere del progetto Maione\n
      La decisione

      Arsenale clandestino nelle Preserre, la Procura di Vibo chiude l’inchiesta per due indagati che si scambiavano video con le armi in pugno

      La Cassazione conferma il sequestro dei telefonini e l’acquisizione dei file estratti dai cellulari. Avviso di conclusione indagini con 14 capi d’imputazione vergato dal pm Maria Barnabei che ha coordinato l’inchiesta dei carabinieri di Arena e del Norm di Serra
      Giuseppe Baglivo
      Arsenale clandestino nelle Preserre, la Procura di Vibo chiude l’inchiesta per due indagati che si scambiavano video con le armi in pugno\n
      Sicurezza

      Vigilanza privata, proclamato lo stato di agitazione alla Sicurtransport di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia

      Le segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil di settore hanno preso atto della mancanza di risposte aziendali su vari fronti, primo fra tutti quello dei turni massacranti. Attivata la richiesta di raffreddamento alla Prefettura

      Redazione
      Vigilanza privata, proclamato lo stato di agitazione alla Sicurtransport di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia
      Operazione Nexus

      Sequestrati 4 milioni di euro nel Vibonese, nel mirino un broker del narcotraffico ritenuto vicino alla cosca Mancuso

      Il provvedimento nell’ambito degli accertamenti legati all’operazione Adelphi: sequestrati quattro immobili, terreni agricoli, un’azienda florovivaistica a San Calogero e disponibilità finanziarie
      Redazione
      Sequestrati 4 milioni di euro nel Vibonese,\u00A0nel mirino un\u00A0broker del narcotraffico ritenuto vicino alla cosca Mancuso
      Il blitz

      ‘Ndrangheta, arresti a Corigliano Rossano e Cassano: tutti i NOMI degli indagati 

      Nel mirino degli inquirenti anche Silvana Sibarelli, vittima dell’agguato a Cassano, il sindaco Flavio Stasi, il consigliere comunale di Forza Italia Pietro Lucisano e i presunti autori dell’omicidio di Pasquale Aquino
      Antonio Alizzi
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