“Rinascita-Scott”: domiciliari per veterinaria e commercialista

Scatta invece l’interdizione per la poliziotta accusata di corruzione. Scarcerati il custode del cimitero di Vibo e altri due indagati
Scatta invece l’interdizione per la poliziotta accusata di corruzione. Scarcerati il custode del cimitero di Vibo e altri due indagati
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Antonio Profeta

Sei nuove decisioni del Tribunale del Riesame di Catanzaro per gli arrestati dell’operazione “Rinascita-Scott” della Dda e dei carabinieri. Lasciano il carcere per gli arresti domiciliari la veterinaria Chiarina Cristelli,  55 anni, nativa di Mangone (Cs), ma residente a Pizzo, dirigente del Servizio veterinario dell’Asp di Vibo Valentia, e la commercialista Elisabetta Lo Iacono, 50 anni, di Siracusa. La Chiarelli, difesa dagli avvocati Domenico Chindamo e Francesco Damiano Muzzopappa, è accusata di concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di segreti d’ufficio e concorso in furto aggravato. La veterinaria, secondo la contestazione, avrebbe mantenuto un diretto contatto con i vertici del clan Accorinti di Zungri, ponendosi “quale riferimento per il sodalizio nello specifico settore di interesse della commercializzazione di bestiame di illecita provenienza”.

Per Elisabetta Lo Iacono, difesa dagli avvocati Andrea Alvaro ed Antonio Lo Iacono, il Riesame ha escluso le aggravanti delle modalità mafiose e dell’agevolazione di un clan mafioso nelle contestazioni di concorso in trasferimento fraudolento di beni e ricettazione. In tale ultimo caso, la commercialista è indagata quale tenutaria delle scritture contabili di tutte le società (quindici) dell’imprenditore reggino Antonino Delfino, 46 anni, di Reggio Calabria ma residente a Roma nelle quali sarebbe socio occulto il boss di San Gregorio d’Ippona Saverio Razionale e Salvatore Giamborino.

Lascia invece gli arresti domiciliari, ma scatta l’interdizione dal servizio per sei mesi, Daniela De Marco, 43 anni, di Filadelfia, poliziotta della Polizia stradale di Vibo Valentia alla quale viene contestata l’accusa di corruzione. E’ difesa dagli avvocati Paolo Fuduli e Giuseppe Artusa. Ad avviso degli inquirenti e del gip, il reato si sarebbe concretizzato in virtù di un accordo che la stessa avrebbe stretto con Orazio Lo Bianco, 46 anni, di Vibo Valentia (ritenuto elemento di spicco dell’omonimo clan), al quale non sarebbero state verbalizzate alcune infrazioni commesse dopo essere stato fermato ad un posto di blocco. In cambio Orazio Lo Bianco avrebbe garantito alla poliziotta “corsie preferenziali per prestazioni sanitarie in ogni reparto dell’ospedale di Vibo Valentia”. La poliziotta della Stradale si sarebbe poi rivolta più volte ad Orazio Lo Bianco per prenotare visite mediche, senza pagare, nella clinica Villa dei Gerani ed all’ospedale.

Ritornano invece in libertà Antonio Profeta, 43 anni, di Vibo (aveva il solo obbligo di firma dopo che lo stesso gip l’aveva scarcerato a seguito dell’interrogatorio di garanzia) ed Emilio Gentile, 50 anni, di Vibo, che si trovava in carcere. Entrambi sono difesi dall’avvocato Salvatore Sorbilli. Secondo l’accusa, fra marzo ed aprile 2014, Antonio ProfetaSergio Gentile, 41 anni, Emilio Gentile, 50 anni, Antonio Iannello, 40 anni, e Domenico Lo Bianco, 42 anni, detto “Mimmu u Zazzu”, si sarebbero ripetutamente recati sotto l’abitazione di Domenico Paglianiti ponendo in essere alternativamente condotte di natura minatoria. Gli indagati avrebbero quindi costretto Anna Rosa Scrugli al pagamento di una somma di denaro dell’importo di 150 euro a Sergio Gentile, a fronte di un pregresso credito vantato da quest’ultimo nei confronti del figlio Domenico Paglianiti. Rispondono tutti del reato di estorsione. A permettere di ricostruire l’episodio, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Raffaele Moscato.

Lascia infine il carcere e ritorna in libertà Alessandro Sicari, 50 anni, di Longobardi (frazione di Vibo), custode del cimitero di Vibo E’ accusato di detenzione e porto illegale in luogo pubblico di una pistola Glock originariamente nella disponibilità di Mommo Macrì che l’aveva nascosta all’interno del cimitero. La pistola era stata ritrovata da Sicari nel gennaio 2018 e restituita, secondo l’accusa, allo stesso Domenico Macrì. Sicari è difeso dall’avvocato Salvatore Sorbilli.

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